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giovedì 21 giugno 2012

Jac e Ned 1° capitolo - Tutto cominciò con un diario.


Roma, 1993. Jacovitti nel suo studio 
Di recente, nel mio corso a fumetti COMIC AUTHOR IN THE SPOTLIGHT, ribadivo ai miei allievi l'importanza, per un aspirante autore, di “andare a bottega”, cioè di avere la possibilità di osservare da vicino il lavoro di un grande artista, 'rubandone' trucchi e segreti che rendono unico il suo stile.
Io questa fortuna l'ho avuta. Ho visto al lavoro, nei loro studi, i più grandi artisti italiani di sempre: Magnus, Galep, Milazzo, D'amico. Ma di loro vi parlerò in seguito.
L'artista di cui parlavo all'inizio si chiamava Jacovitti, anzi per la precisione Benito Franco Giuseppe Antonio Jacovitti, per gli amici Franco ed era il mio idolo. Era il più grande di tutti.
È inutile dilungarsi sul suo genio, sono state scritte migliaia di pagine a riguardo e mi sembra inutile ribadirlo.
Vorrei parlare di Jacovitti soffermandomi sugli ultimi cinque anni della sua vita (1992-1997), durante i quali ho avuto l'immensa fortuna di essere il suo collaboratore, di essere il suo “GHOST”. In quei cinque anni ho conosciuto non solo l'artista, ma anche l'uomo.
Ho conosciuto i fumetti di Jacovitti all'età di 13 anni, quando cioè non credevo neanche che esistessero. I miei interessi erano altri. Poi un giorno ho avuto in regalo un diario di Jacovitti, il famoso Diario Vitt, e da quel momento ho iniziato a disegnare per non smettere più: disegnavo continuamente e costantemente il suo personaggio più famoso: Cocco Bill.
Non so cosa mi affascinò di questo artista, ma sicuramente ne compresi immediatamente il genio. Insomma, se un ragazzino vede spuntare in una vignetta salami, pettini, ossa, api, rocchetti, vermi ecc, allora può ipotizzare solo due cose: o l'artista è un genio, oppure è completamente folle. E direi che le due cose sono spesso compatibili.
Incominciai a disegnare, disegnare e ridisegnare le sue vignette. Continuamente, costantemente.
La scuola? Per me non esisteva più. Facevo la terza media e in classe durante la lezione di matematica leggevo il Diario Vitt (sarà per questo che prendevo sempre delle insufficienze), durante quella d'italiano copiavo il diario Vitt e in quella d'artistica promuovevo l'arte di Jacovitti paragonandola a quella di Michelangelo. Troppo, vero? Ma alla fine parliamo sempre di genio e follia.
A proposito, durante i miei anni all'istituto d'arte, per “colpa” di Jacovitti, i professori mi abbassarono anche i voti in disegno: da sette a cinque. Ma questa è un'altra storia.

1992. Uno dei primi lavori realizzati per Jacovitti,
di cui ho curato la rifinitura e l'inchiostrazione. 
A 16 anni i miei acconsentirono a mandarmi a Roma per frequentare la Scuola Internazionale di Comics. Naturalmente furono presi per pazzi. Pensateci, a Lecce, (che non era esattamente la città culturalmente aperta che oggi conosciamo), due genitori confidavano agli amici che il loro figlio minorenne sarebbe andato a Roma, per studiare fumetti. Da internare, completamente.
Dal mio punto di vista, invece, 16 anni + Roma – papà e mamma = FIGATA PAZZESCA!!
Chi ha la possibilità, lo faccia, non aspettate di essere maggiorenni. E se siete già avanti con l'età, trovate un modo per tornare indietro.
Durante la frequentazione della scuola di comics, la passione per Jacovitti non mi abbandonava. Finito il primo anno decisi che volevo assolutamente disegnare per lui. Erano ormai 4 anni che sgobbavo per imitarne e carpirne lo stile. Prima dell'inizio del secondo anno, mi recai a Milano (sempre scortato da un genitore, in questo caso mio padre) dove incontrai l'agente di Jacovitti, Vezio Melegari, che visionò i miei disegni, li trovò validi, ma... non riuscivamo ad arrivare a una soluzione. Anche perchè loro già si servivano di un artista (scadente a dire il vero). Porc... Io volevo disegnare per lui, non m'interessava dove e come, volevo disegnare le vignette con i vermi e i salami. Me ne andai deluso, dicendo a Melegari che comunque ero a Roma (città dove Jacovitti viveva da anni) e volendo potevo essergli d'aiuto in qualche scarabocchio (in realtà gli avrei fatto anche da fattorino).
Durante il viaggio di ritorno da Milano ero veramente con l'umore a terra. Ero sicuro di farcela, perché i miei disegni rispecchiavano perfettamente lo stile del maestro. Ero sempre sotto scorta paterna e ci fermammo a una stazione di servizio per chiamare mia madre e avvisarla che stavo per rientrare nella capitale (ci tengo a ricordare che le cabine erano ancora in uso in un periodo in cui contemporanenamente i primi cellulari cominciavano a farsi notare, tipo quei mattoni della Olivetti che equivalevano a un manubrio per palestra).
Chiamai quindi mia madre che neanche mi salutò e mi disse che un certo Vezio Melegari l'aveva chiamata dicendole che aveva bisogno di mettersi in contatto con me. Chiamai Melegari che tutto contento ci disse che aveva appena sentito Jacovitti il quale voleva incontrarmi l'indomani mattina nella sua casa.
Esterno. Notte. Una stazione di servizio sull'autostrada che da Milano portava a Roma. Era un sabato d'ottobre del 1992, quando la mia vità cambiò.


8 commenti:

  1. Bellissimo questo tuo nuovo blog, Ned ... non capita spesso di poter scoprire, in un modo così affascinante, i retroscena dell'attività di un grande e rinomato autore del mondo del fumetto italiano e internazionale come Jacovitti nonché i retroscena della nascita e dell'emergere di un valido e originale fumettista come te!

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  2. Grazie Ines... spero sia utile a tutti coloro che vorranno intraprendere l'avventurosa strada dei fumetti. Andare a "bottega" è stata un'esperienza unica.

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  3. ..eravamo compagni di banco. 3° superiore istituto d'arte di Lecce.. mi avevi fatto scoprire il mondo fatato e sconfinato dei fumentti... mi avevi fatto toccare tavole uniche. La tua vita girava intorno ai fumetti ma e io la guardavo con l'interesse di un lettore, ad un certo punto sei andato via destinazione Roma, e tutti eravamo molto invidiosi perchè dal nostro punto di vista eri un genio fortunato... un genio in un fumetto. Una volta, come potrei dimenticare, provammo persino a fare una tavola insieme, ma il regalo più bello è arrivato qualche mese dopo la tua partenza, direttamente dalla mostra del fumetto di Lucca (1990 mi sembra) un orologio cartonato disegnato da te e formato jacovitti, con una dedica spezzacuore; "al mio amico Rocco, Jacovitti"
    grazie Ned

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    1. Caro Rocco è stato un piacere averti come compagno di banco e amico.. spesso racconto alla mia compagna le nostre (dis)avventure all'istituto d'arte (che ora è diventato liceo artistico)..
      Sono contento che conservi quell'orologio.. è stato il mio primo lavoro per Jacovitti... Che tempi caro mio, li rimpiango parecchio.. poi essere accanto a un simile maestro... esperienza che dovrebbero fare tutti gli artisti...
      Ricordo la tavola che facemmo insieme.. mica te la cavavi male.. hai sempre avuto una buona mano.. anche il disegno che facesti per la locandina della tua prima band musicale "I FERRO E FUOCO" era buono.. avevi stoffa (sicuramente anche ora)...
      Grazie a te Rocco...

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  4. scopro sto blog che insegue un mio cruccio personale:la biblioteca must have di fumetti mondiali e dopo il pimo post scopro che sei Leccese e coetaneo (o quasi...classe 1974).
    direttmente nei preferiti.
    Io iniziai uni a bologna nrl '93...quindi ti lascio immaginare la goduria di vivere nel cuore del fermento fumettistico italiano degli anni 90.
    Il fumetto come "lavoro" è un treno che ho perso anche se x diletto scribacchio ma il lettore è cresciuto :di età e di gusti per la disperazione del portafoglio e di mia moglie.
    Saluti

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  5. Grazie mille Massy... mi fa piacere che la passione per il fumetto non l'hai persa.. costano è vero ma a volte ne vale la pena:)...
    Grazie per aver letto il mio blog e per avermi messo tra i preferiti... A presto!!!

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  6. Nella foga è uscito fuori un post in cui "leccese come me" è andato perso.
    Ho letto i distinguo sui criteri di scelta e volevo fare un piccolo appunto:DD c'è in volume cartone ed è l'edizione ristampa book;è seriale ok, ma è pur sempre volume cartonato ... o no?

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  7. Aspetta che non ti seguo... Ma parli della collezione book di Dylan Dog? cmq ho scelto in base al fatto che sia un volume. Per esempio il Mister No maxi autoconclusivo "C'era una volta a NY" vale come un volume... così come la serie "I protagonisti" di Albertarelli... :)

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I testi apparsi su "Avventure di carta" sono tutti scritti da Ned (Nedeljko Bajalica) e possono essere pubblicati anche altrove, con la raccomandazione di citare la fonte e gli autori!

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