Translate

Chi cerca... Trova!

venerdì 22 giugno 2012

Jac e Ned 2° capitolo - Ero a tutti gli effetti un “GHOST”

Roma, luglio del 1991. Jacovitti al suo tavolo di lavoro
mentre visiona i miei disegni. 


Quella domenica mattina di ottobre avevo appuntamento con Jacovitti alle 10:00. Mi alzai alle 05:00 in tempo per veder spuntare l'alba. E non feci neanche fatica ad alzarmi perchè naturalmente passai la notte a pensare a questo incontro.
Ragazzi! Ma vi rendete conto? Il mio Idolo, la mia fonte d'ispirazione artistica mi voleva conoscere.
A questo punto, però, devo fare una precisazione.

Flashback.
Roma. Esterno. Giorno. Luglio del 1991.
Ero nella capitale, sotto scorta paterna, per iscrivermi al primo anno della Scuola Internazionale di Comics. Dopo l'iscrizione, mio padre decise di portarmi a conoscere Jacovitti. Arrivammo direttamente di fronte alla sua abitazione, sotto un caldo infernale. Il citofono recava i cognomi: Jacovitti-Jodice (il cognome della moglie, da notare le due J) e non si poteva sbagliare, perché la targhetta era scritta con il pennino su carta ruvida e con lo stesso carattere usato da Jac per i fumetti.
Mio padre suonò e alla risposta intraprese un breve ma toccante monologo che più o meno recitava così:
“Signor Jacovitti, sono un padre disperato, ho fatto 600 km perchè mio figlio la vuole conoscere...” e qualche altra frase a effetto, di quelle che toccano il cuore.
Jacovitti ci aprì (fu costretto, credo, mettetevi nella sua situazione) con queste parole: “Terzo piano”.
Arrivati al piano indicatoci, uscii dall'ascensore e davanti a me comparve un uomo praticamente uguale ai suoi fumetti: pantalone grigio, camicia a manica corta verde bottiglia sbottonata che lasciava intravedere una canotta bianca molto fantozziana, sigaro e un paio di occhiali dalla montatura molto spessa. Se ben ricordo, non feci neanche in tempo a parlare che mio padre si buttò in un altro dei suoi atti teatrali e a voce alta mi disse: “INGINOCCHIATI! INGINOCCHIATI DAVANTI AL TUO DIO! E continuava a ripeterlo come se mi trovassi di fronte al Papa. Io riuscii solo a stringergli la mano, rosso dalla vergogna, senza proferire parola.
Jac ci fece accomodare nel suo studio, e visionò i miei disegni che, all'epoca, si ispiravano soltanto al suo stile senza adottarlo ancora pienamente e fedelmente. Li trovò ugualmente validi e mi disse di farli vedere a Vezio Melegari a Milano. Detto questo mi autografò un paio di libri che mi ero portato dietro e mi regalò una vignetta del diario Vitt. Fu una visita breve, Jacovitti era molto riservato, ma di lui come uomo vi parlerò in seguito.
Jacovitti in posa per lo scatto. Si noti il cartello dietro:
VIETATO COSARE

Roma. Esterno. Giorno. Una domenica mattina di un ottobre del 1992.
Arrivai nell'abitazione di Jacovitti, in via Albornoz 29, poco prima delle 10:00, sempre sotto scorta paterna. In meno di due minuti ero seduto nel suo studio, su di una poltrona di fronte a lui.
Mi credete se vi dico che mi stava già parlando dei lavori che avrei dovuto fare?
Io non facevo altro che dire “SI!” a ogni sua parola, con quella faccia piena di brufoli tipica di un diciassettenne in via di sviluppo e gli occhialoni che mi coprivano gran parte del viso.
Visionò i miei disegni in un secondo momento (se penso a quanto mi ero sbattuto su quei disegni), ma sicuramente Vezio Melegari gliene aveva già parlato in maniera positiva, vista la fiducia che Jacovitti ostentava nei miei confronti. Mi aveva preparato delle fotocopie in formato originale, affinché potessi studiare meglio il suo tratto. Erano di Johnny Peppe, un personaggio protagonista di alcune bellissime storie uscite sulla rivista Linus, soggette a numerose censure politiche. Ma il bello era che queste non erano censurate e finalmente mi godetti questo capolavoro così come la sua mente geniale l'aveva partorito. Un vero spasso.
Jacovitti quel giorno era di buon umore. Attraversava un bel periodo e non era difficile capirne il motivo. Il 1992 fu l'anno della sua rivalutazione artistica e culturale, dopo anni passati nel dimenticatoio generale. I motivi di questa grande dimenticanza erano diversi e fra questi c'era quello politico, con le solite accuse di essere un sostenitore della destra. Parlerò di Jacovitti politico in un post a parte, ma vi posso garantire una cosa: Jacovitti non era né di destra né di sinistra. Credetemi, una così bella persona non aveva niente da spartire con una cosa così brutta.
Come dicevo prima, quell'anno tutti iniziarono a ricordarsi che esisteva un genio di nome Jacovitti. Vari giornali cominciarono a dedicargli articoli e molti colleghi, da Altan a Forattini, passando per Sergio Staino, Bonvi e Silver, tesserono pubblicamente le sue lodi. Finalmente anche il Salone Internazionale dei Comics di Lucca si accorse del suo genio e optò per assegnare a Jacovitti un tardivo premio Yellow Kid alla carriera (meglio tardi che mai). Per l'occasione, in collaborazione con l'agenzia Il Soldatino di Vezio Melegari, venne prodotto un orologio di Cocco Bill a tiratura limitata e indovinate chi lo disegnò?
Eccomi qua, al mio primo lavoro ufficiale per Jacovitti (approvato ma non commissionato da lui). Emozione, euforia, gioia, mi accompagnarono in questi anni al suo fianco.
Da quella mattina di ottobre del 1992 ero ufficialmente suo allievo e collaboratore.
Ero a tutti gli effetti un “GHOST”.
Roma ottobre del 1992. L'allievo e il maestro.
Notare il mio look, decisamente old.

Nessun commento:

Posta un commento

I testi apparsi su "Avventure di carta" sono tutti scritti da Ned (Nedeljko Bajalica) e possono essere pubblicati anche altrove, con la raccomandazione di citare la fonte e gli autori!

Le immagini sono qui inserite al solo scopo di documentazione e sono © degli aventi diritto.