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lunedì 25 giugno 2012

Jac e Ned 5° capitolo: Tecniche e segreti di un lavoro di squadra!


Jacovitti, al tavolo da lavoro,  accende il suo immancabile sigaro.
Alla sua sinistra,  in basso, s'intravedono le illustrazioni di Cocco Bill e
Tom Ficcanaso prima della colorazione.
Il mese di novembre e parte del mese di dicembre del 1992 furono, lavorativamente parlando, molto intensi: illustrazioni a colori di grande formato, copertine per settimanali e disegni vari tennero impegnato il nostro periodo natalizio. Ma, prima di parlare di questi lavori, cercherò di descrivervi le tecniche e i segreti di quello che a tutti gli effetti era un lavoro di squadra.

Il “modus operandi” fu praticamente lo stesso per tutto il corso della nostra collaborazione.
Jacovitti non era solito usare matita e disegnava direttamente con il pennino (usava i Perry inglesi). Ma ultimamente la vista non lo accompagnava granché, quindi Franco abbozzava le figure a grandi linee con una matita morbida per delineare gli spazi, intingeva il pennino nell'inchiostro (usava il Pelikan) e realizzava l'illustrazione con un tratto sottilissimo simile a quello di una micromina.
Una volta finito, mi passava il disegno, pronto per l'eventuale rifinitura (onomatopee, linee di movimento, vermi e salami da aggiungere) e soprattutto per il ripasso con il suo tipico tratto multilinea. Io inchiostravo il tutto usando un rapidograph Rotring 02 (a volte lo ricaricavo con inchiostro di china e non chiedetemi come ma funzionava) e lo riportavo al maestro che, armato di pennello e inchiostro di china nero diluito con acqua, dava la mezzatinta per delineare le ombre.
Lui mi spiegò che nei suoi disegni la luce veniva sempre da destra.
Successivamente, arrivava la fase della colorazione. In questo Franco aveva un collaboratore fidato da molti anni: Alfonso Castellari, che stendeva i colori su precise indicazioni di Jacovitti.
Come? Jacovitti aveva un sistema basato sui numeri (tranquilli, niente di matematico): a ogni colore corrispondeva un numero: ad esempio, all'arancione associava il numero 1, al giallo il numero 2, al rosso il 3. Se voleva un arancione più forte allora segnava 1+, se invece più tenue, 1-. Più segni metteva, più il colore variava d'intensità, fino ad un massimo di 3 segni. Quindi un arancione molto forte era segnato come 1+++.

Illustrazione per la copertina del settimanale  Comix: 1) Il bozzetto di Jacovitti. 2) L'elenco dei personaggi da inserire nel disegno. 3) Il disegno finito. 4) Il disegno pubblicato sulla copertina del settimanale. 
Franco metteva i numeretti a matita sul disegno e il colorista eseguiva in base allo schema. Naturalmente, dopo anni di collaborazione tra i due, il tutto fu memorizzato. Alfonso Castellari usava ecoline e talvolta (credo negli anni passati) le chine colorate.
Devo aggiungere una cosa su questo colorista e disegnatore davvero bravo. Castellari era affetto da morbo di parkinson e la mano gli tremava in maniera impressionante (spesso aveva degli spasmi violenti, visti anche da me in prima persona). Vi starete chiedendo: “Ma come cavolo faceva a colorare?”. La stessa domanda che osai rivolgergli un giorno, mentre gli portai alcuni disegni.
“E' una questione di concentrazione” mi rispose Castellari. “Quando mi siedo, prendo il pennello e incomincio a colorare concentrandomi su quello che faccio, allora il tremore si attenua in modo da permettermi di fare un lavoro decente!”. A dire il vero, i colori non erano stesi bene e Franco lo sapeva ma non gli avrebbe mai tolto il lavoro. Castellari era comunque un colorista di prim'ordine (vedere la colorazione del Pinocchio di Jacovitti).

La tabella originale dei colori realizzata da Jacovitti.
A ogni colore veniva associato un numero.
Finito la colorazione il disegno ritornava a Jacovitti, che lo spediva tramite corriere all'editore di riferimento.
Dimenticavo: il tutto su fogli Fabriano F2. Jacovitti durante tutta la nostra collaborazione non usò nessun altro tipo di carta. Chi è del mestiere sa che è una carta da battaglia ma lui ripeteva che la carta non era il problema. Il vero problema erano i pennini e gli inchiostri che secondo lui non erano buoni come un tempo. In passato usava una carta meravigliosa, la Fabriano 100% cotton, sia ruvida che liscia.

Come dicevo di ritorno da Lucca ci fu davvero tanto lavoro da fare. Con il “modus operandi” descritto prima, realizzammo venti illustrazioni di grande formato raffiguranti Cocco Bill e Tom Ficcanaso. Erano destinate a una serie di suoi albi per il mercato giapponese, ma alla fine non se ne fece nulla e le suddette furono riutilizzate come copertine per lo Jacovitti Magazine, la rivista dedicata a Jacovitti.
Inoltre Jacovitti iniziò a collaborare con il settimanale COMIX, il giornale dei fumetti (lo stesso dell'agenda che oggi va tanto di moda), che iniziò a pubblicare alcune sue vecchie storie. Quelli di Comix, decisero di dedicare la loro prima copertina natalizia a Jacovitti e indovinate a chi toccò l'onere di realizzarla?
Roma, novembre 1992. A lavoro su una delle illustrazioni di Cocco Bill.
Questa volta fu davvero dura. Non solo dovetti imitare lo stile di Jacovitti, per il quale ero allenato, ma anche quello dei vari artisti che pubblicavano su Comix, tra cui: Bonvi, Silvia Ziche, Disegni e Caviglia, Tot, Massimo Cavezzali, Origone, ecc... Praticamente il disegno raffigurava un Babbo Natale che si apriva in due, facendo cadere a pioggia delle immagini raffiguranti i personaggi più famosi degli autori prima citati. Franco mi passò uno scarabocchio su un foglio A4 per darmi l'idea, lasciando a me il piacere di realizzarlo in toto.

Quando lo riportai bell'e finito, la sua esclamazione fu: “Ma sei bravissimo!” e si precipitò dalla moglie, Lilly, a farglielo vedere. Era un gesto che mi piaceva tantissimo e che faceva ogni qualvolta portavo un disegno, e ritornando diceva ironicamente: “Approvato!”
l'illustrazione n. 11 di Cocco Boll fu la prima ad essere realizzata e lo si capisce dal fatto che è l'unica con il nome
di Jacovitti sopra il titolo. A sinistra la versione definitiva e a destra nella versione B/N dopo l'inchiostrazione. 

Questi furono i due lavori principali che realizzammo prima di Natale.
Ora tenetevi forte. Franco mi pagò 100.000 a disegno. X 20 = 2.000.000 di lire (me li pagò tutti in anticipo). E non è tutto. Dato che la copertina natalizia di Comix l'avevo fatta praticamente da solo, me la pagò il doppio, 200.000 lire.
2.200.000 lire a 17 anni, per poco più di un mese di lavoro. Per poco non mi prendeva un colpo. Lo stipendio di un operaio generico, nel 1992, arrivava a stento a 1.100.000 lire. Riuscii a pagarmi la retta della scuola del fumetto (che frequentavo a stento) e l'affitto della pensione, senza chiedere niente ai miei e onestamente fu una bella soddisfazione personale.
Ma ad essere sincero, le prime volte mi sentivo imbarazzato nell'accettare il suo denaro. Un giorno provai a dirglielo, e mi azzitti subito. Ciò che disse fu più o meno questo: “Ricordati, che i soldi servono a tutti e così come servono a me servono anche a te!”.
Non l'ho mai dimenticato.

Altre due illustrazioni. Vennero firmate "Jacovitti '93" in quanto era quello l'anno previsto per la pubblicazione estera.


2 commenti:

  1. Sono storie meravigliose, hanno un gusto narrativo molto intenso e servono a ricostruire un altro pezzettino della storia del fumetto!

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  2. Grazie a tutt'è due (Enrico e Domenico). Jac è davvero un pezzo di storia. Speriamo che servano a chi intraprende questo meraviglioso viaggio nel mondo dei fumetti.

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I testi apparsi su "Avventure di carta" sono tutti scritti da Ned (Nedeljko Bajalica) e possono essere pubblicati anche altrove, con la raccomandazione di citare la fonte e gli autori!

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