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mercoledì 27 giugno 2012

Jac e Ned 6° capitolo: regali, ricordi e compiti per le vacanze


Roma 1993.Una bella immagine di Jacovitti nel suo studio
Il 1992 volgeva al termine e come succede ad un bravo scolaro che ha fatto tutti i suoi compiti, il maestro mi concesse le vacanze di Natale. Avevamo lavorato tanto, infatti oltre a realizzare le illustrazioni di Cocco Bill e Tom Ficcanaso (che ci tennero occupati fino ai primi mesi del 1993), nonché la copertina natalizia di Comix, il maestro iniziò anche a lavorare a una serie di vignette di contenuto medico che avrei dovuto inchiostrare al mio rientro nella capitale. Nel frattempo Franco mi chiese di realizzare un disegno per la parrocchia di S. Ambrogio, a scopo di beneficenza. Lo faceva ogni Natale e quest'anno tocco a me l'onore. Lui mi fece un piccolo bozzetto per darmi l'idea lasciando a me il resto. Sbrigai la cosa in mezza giornata per poi portarglielo e, con l'occasione, fargli gli auguri di buone feste.
Quel pomeriggio non fu solo un incontro di lavoro, ma anche un'occasione per fare due chiacchiere, per conoscere meglio l'uomo, oltre all'artista. Ci sedemmo l'uno di fronte all'altro e iniziammo a chiacchierare. Parlammo un po' di tutto, dai fumetti alla situazione politica italiana, fino a giungere al suo passato. Mi raccontava anche dei tempi del Vittorioso, delle serate passate con i colleghi fumettari come Lino Landolfi, Ruggero Giovannini, Nevio Zeccara, Santo D'amico (mio eccellente insegnante alla Scuola Internazionale di Comics).
Bozzetto di Jacovitti e realizzazione del sottoscritto per un disegno natalizio.
Era bellissimo sentirlo parlare della sua vita passata. Mi raccontò di quando, ragazzino, scrisse una lettera a Mussolini che più o meno recava queste parole: “Caro Mussolini, siccome abbiamo lo stesso nome, quando morirai sarò io a fare il duce al tuo posto!”, ricevendo addirittura la risposta dal duce che diceva: “Caro Benito, tu pensa a essere un disciplinato balilla che a fare il duce, per il momento, ci penso io!”. Per fortuna i bambini hanno una visione ingenua della realtà.
La prima tavola di Gionni Galassia, donatami
da Jacovitti per le festività di Natale.
Nel suo studio, in alto, di fronte al suo tavolo da lavoro, Franco aveva appeso una riproduzione ingrandita di una vecchia banconota da 10.000 lire (risaliva in pratica all'era in cui le banconote erano formato lenzuolo). Lui mi disse che quando guadagnò la sua prima banconota, ne fece fare un ingrandimento, e la incorniciò nel suo studio con la promessa, verso se stesso, di guadagnarne una al giorno. Non era difficile capire il perché di quel desiderio: Franco aveva conosciuto la povertà, era figlio di un ferroviere che doveva sfamare lui e i suoi due fratelli ed essendo lui il figlio maggiore si prendeva cura dei più piccoli.
Mi raccontò di quando, una volta, ancora ragazzino, suo padre gli diede qualche moneta per comprare il pane. Sulla via per arrivare al fornaio s'imbattè in alcuni poverelli che chiedevano la carità. Lui intenerito e cuor d'oro (lo è sempre stato, fino al giorno della sua morte), donò loro i soldi che aveva destinati all'acquisto del pane e di fronte al padre s'inventò d'averli persi.
Naturalmente al tempo c'era la fame, la fame vera” ripeteva lui. “C'erano i poveri veri, non come oggi che non sai se crederci o no. Mio padre ovviamente mi riempì di botte, ma io ho fatto quello che mi andava di fare in quel momento!”
Dal suo passato finimmo col parlare d'arte. Mi disse che adorava Bosh (da cui era influenzato, non dimentichiamoci che Jacovitti era famoso per il suo surrealismo), Dalì, ma anche Modigliani e Bruegel. Di quest'ultimo aveva una riproduzione del famoso dipinto “Banchetto nuziale”, appesa al di sopra dell'ingresso del suo studio.
Naturalmente parlammo anche dei suoi fumetti, soffermandoci su Tom Ficcanaso, Cocco Bill, Gionni Galassia. Ad un certo punto, mentre parlavamo, s'alzò senza preavviso e si diresse verso la sua libreria sotto la quale, in un reparto chiuso da due ante, custodiva tutte le sue tavole originali. Ne tirò fuori un paio e, guarda caso, una era di Gionni Galassia e per l'esattezza la prima in assoluto, un capolavoro di poesia, disegno, composizione e colore. Mi regalò, inoltre, la prima tavola di Tizio, Caio e Sempronio e un'illustrazione di Tom Ficcanaso. Credetemi, rimasi senza fiato. Erano bellissime.

L'allievo e il maestro nello studio di quest'ultimo, in uno scatto affettuoso
Ma un maestro non lascia mai un suo allievo senza compiti per le vacanze.
Franco tirò fuori anche le tavole originali di Tarallino, personaggio protagonista di storie favolistiche, apparse all'inizio degli anni '70 sul Corriere dei Piccoli. Mi disse che all'appello mancava una tavola, forse andata perduta ai tempi della stampa (Jac aveva perso gran parte delle sue tavole grazie alla strafottenza delle tipografie... del resto erano cose per bambini!!), chiedendomi di rifargliela precisa e identica, compresa la colorazione da realizzare sul retro (al tempo si usava colorare dietro la tavola a fumetti e non sul fronte). Compito che svolsi con diligenza.
Era davvero poca cosa in confronto ai meravigliosi regali ricevuti quel giorno. 

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I testi apparsi su "Avventure di carta" sono tutti scritti da Ned (Nedeljko Bajalica) e possono essere pubblicati anche altrove, con la raccomandazione di citare la fonte e gli autori!

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