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martedì 18 settembre 2012

Jac e Ned 13° capitolo: L'opposizione del genio

Il genio burlesco di Jacovitti

Una volta congedato, ritornai a Roma e ripresi la mia collaborazione con Jacovitti. Collaborazione che in realtà non s'era mai interrotta, come avrete potuto leggere nel precedente articolo. La vita senza divisa, alzabandiera e contrappelli era una vera goduria e rimettersi a lavorare a tu per tu con il maestro lo era ancora di più.
In quel periodo avevo ideato una strip da proporre a qualche giornale. Era sul modello delle strisce americane, genere Peanuts e parlava di una bimba terribile che viveva nella classica cittadina di provincia con i suoi amici e che ne combinava di tutti i colori.
In occasione della fiera del giocattolo di Francoforte mio padre propose queste strip a un'azienda del Trentino che produceva complementi d'arredo per bimbi. I dirigenti vollero usarle per creare una serie di oggetti per adornare le stanzette dei ragazzini.
Quindi iniziai a disegnare i miei personaggi per creare targhette, cornici, mensole, ferma porte il tutto rigorosamente in legno. Ma la Frade, questo il nome dell'azienda, provò interesse anche per Jacovitti: era un grande nome e avendolo nella loro scuderia avrebbero potuto lanciare un' “offensiva” contro l'azienda concorrente che, in quegli anni, spopolava con i gadget in legno di Mordillo.
Il maestro... e il suo allievo: Jac e Ned in un'immagine del catalogo Frade, con un'introduzione di A. Lega.
Naturalmente toccò a me fare da mediatore e alla fine Jacovitti accettò. Quindi, ci trovammo tutt'è due a lavorare per la stessa azienda, realizzando prodotti analoghi ma con stili differenti. E, dato che avevo ripreso a tempo pieno la mia attività d'inchiostratore per Jacovitti, toccò a me l'onere di ripassare i suoi disegni per la stessa azienda per cui lavoravo anch'io.
Per dirla in due parole: DOPPIO LAVORO.
Purtroppo se il genio di Franco era evidente nelle tavole dei suoi fumetti, i disegni per la Frade non furono proprio eccellenti. E se Jacovitti dava da mangiare polvere a Mordillo in quanto a fumetti, risultò più che evidente che l'artista argentino aveva perfettamente intuito i meccanismi del business: disegni semplici e romantici e un uso del colore che perfettamente si sposava con la fantasia di un bambino o di un adolescente.
Gli orologi di Cocco Bill, con i nuovi colori.
Jacovitti realizzò dei disegni di Cocco Bill per degli orologi da parete facendoli colorare dalla tremolante mano del suo colorista (per chi non avesse letto i capitoli precedenti, Adolfo Castellari era affetto da morbo di Parkinson) e usando colori tipici dei suoi fumetti pubblicati sui vari periodici negli anni '60. Risultato: un parziale disastro.
Mio padre al tempo lavorava per la Frade e supervisionava la linea di oggettistica sia di Jacovitti che mia. Era un buon colorista e affidai a lui la colorazione dei miei disegni. Quando vedemmo quelli di Jacovitti, ci mettemmo le mani nei capelli. I colori dovevano essere assolutamente rifatti e il problema era quello di vivere nel 1995 in cui, nonostante computer, internet e Photoshop cominciavano la loro precoce invasione, non eravamo ancora del tutto abituati a queste meraviglie tecnologiche. Quindi ai nostri occhi si prospettò un'unica soluzione: ridisegnare e colorare tutto. Con pazienza e riconoscenza al maestro, ridisegnai per la seconda volta tutti i disegni che furono poi ricolorati con dei colori in grado di incuriosire un ragazzino. Il risultato fu piacevole anche se alcuni lavori rimasero nella loro versione originale perché non avevo il tempo materiale di rifare tutto e dovevo pensare anche ai miei disegni.
Altri gadgets di Jacovitti per la Frade.
Nel 1996 i gadgets di Jacovitti e del sottoscritto furono distribuiti nei vari negozi di giocattoli più o meno in tutta Italia. Alcuni puristi di jacovittiani storsero il naso alla vista dei colori molto più adatti all'oggettistica che alla carta stampata, ma in tutta onestà la scelta di cambiarli fu giusta e sensata, perché quelli decisi da Franco erano improponibili.
Non ebbero grande successo e il perché fu evidente dentro me stesso. Jacovitti non riusciva a fare quello che a Mordillo, Silver, Shulz e Quino veniva naturale: riproporsi ai giovani, con uno stile più sintetico, con dei personaggi che rappresentassero situazioni legate più alla moderna gioventù che a quella un po' provincialotta dei begli anni andati.
Spesso il genio di un artista si oppone alle rigide leggi del mercato. E il genio di Jacovitti spesso consapevolmente, si opponeva.
Ma non è necessariamente un difetto.












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