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giovedì 18 ottobre 2012

300: Ennio Missaglia e Magnus – Vendetta Macumba.



Glittering Images, 1986
(Italia, Vendetta Macumba, 1979)
Non sempre è possibile fermare uno zombi animato da una simile sete di vendetta!”
(da Vendetta Macumba)

Ennio Missaglia e Magnus (Roberto Raviola)
L'atroce vendetta 
dall'oltretomba.
Quando ho stilato l'elenco dei 300 ho cercato di tenere in considerazione quegli autori che non hanno goduto di quella gran fama che forse avrebbero meritato. Anche se, ad essere sinceri, dei due autori di questa bella storia, il disegnatore è una degli autori più prestigiosi del fumetto italiano e tutt'oggi, a oltre quindici anni dalla prematura scomparsa, la sua fama non s'arresta minimamente. Ma di Magnus avrò modo di parlarvi più in là e in maniera più approfondita, nonostante la sua presenza nelle sole vesti di disegnatore fu di grande importanza per la riuscita dell'opera.
Invece vorrei soffermarmi di più sullo sceneggiatore di Vendetta Macumba, Ennio Missaglia, che probabilmente non gode certo della gloria riservata al suo illustre collega e che a mio parere fu uno degli sceneggiatori più interessanti degli anni '70, grazie alla creazione di un personaggio come Judas, un agente Pinkerton sconfitto dalla vita e cinico quanto basta.
Ma la serie, edita da Daim Press si arrestò al sedicesimo numero e Missaglia (assieme al fratello Vladimiro e incoraggiato dalla stima di Sergio Bonelli) cercò il successo con Gill, ma credo che andò peggio.
Invece con Vendetta Macumba Ennio Missaglia fece centro.
Con una storia che mischiava perfettamente horror ed erotismo, lo sceneggiatore veneziano realizzò il suo lavoro migliore, grazie anche ai disegni di un Magnus che aveva già iniziato la sua scalata come autore completo con opere come Lo Sconosciuto e I Briganti.
Nello stesso anno della mitica pellicola di George Romero, Missaglia e Magnus ci parlano di zombi in uno scenario che si adatta alla perfezione a questa storia fatta di eros, sangue e sudore.
Infatti il Brasile, con la sua giungla del Mato Grosso è la sua bolgia carnevalesca è il perfetto luogo in cui ambientare una storia che all'apparenza può sembrarci un normale horror ma che in realtà si presenta ben più complessa e con più piani di lettura.
Nella storia della cattivissima Estella Cabrera e di suo cugino Stelio, diventati ricchi per la morte dello zio Luis provocata da questa perfida dark lady, tutto è macabro, morboso, inquietante: c'è odore di morte, di droga, di sadismo e addirittura d'incesto. Ma soprattutto Vendetta Macumba è la storia di un'anima in pena, un'anima macabra che non si da pace finché non avrà compiuto la sua personale vendetta. E dal cimitero posto nelle giungle del Mato Grosso, tra tombe, lapidi e croci usurate, tra cadaveri, pozzanghere e riti voodoo, che questo zombie inizia a seminare morte lungo il suo percorso e se pur animato dal desiderio di vendetta è forse l'unico personaggio per cui provare un minimo di pietà.

La perfida Estella Cabrera, una delle dark lady più cattive del fumetto italiano degli anni '70.
Ennio Missaglia riesce quindi a orchestrare una danza macabra che nel personaggio dello zio Luis, ritornato dall'oltretomba, ha il suo lato “buono” quasi tenero (come ha giustamente scritto Graziano Frediani: “...l'unica sua colpa è stata quella d'avere per nipote Estella: avida e canaglia...”) mentre in tutti gli altri personaggi ha il lato oscuro, malvagio, tenebroso.
E in tutto questo la storia di Missaglia non poteva trovare miglior alleato nel sapiente bianco e nero di Magnus, davvero grandioso nelle sequenze iniziali in cui assistiamo al risveglio del cadavere dello zio Luis, e al top nella sequenza ambientata nell'infernale giungla del Mato Grosso.
Dopo più di trent'anni, Vendetta Macumba non ha perso nulla del suo grande fascino tenebroso. Fascino reso mirabilmente in questa versione ripubblicata dalla fiorentina Glittering Images, grande formato con una qualità di stampa che rende giustizia al gioco di ombre dell'artista bolognese.
Rileggere l'opera di Missaglia e Magnus equivale a ripercorrere i gloriosi momenti del fumetto italiano, prima che cadesse preda degli autobiografismi della nuova leva di autori.

Vendetta Macumba: riti voodoo, terrore, morte, sangue, morbosità in un'unica storia. 
Curiosità: Per Magnus fu un lavoro disumano che dovette portare a termine in tempi brevissimi. Come ricorderà l'artista: “Dovevo finirlo prima che chiudessero le tipografie, entro tre mesi... fu una sgobbata pazzesca.”

Altre edizioni. Oltre a quella consigliata, che ha comunque un costo notevole sia nelle fiere che su internet, da tenere d'occhio sicuramente quella a grande formato della Grifo Edizioni forse con un prezzo più abbordabile, anche se onestamente sono restio a consigliare queste edizioni che per metà del volume non presentano altro che sketch e studi che, per quanto siano belli, nulla tolgono o aggiungono alla riuscita di una bel fumetto.

Per collezionisti patiti di Magnus, esiste anche un'edizione molto elegante a tiratura limitata di 120 copie, ma il prezzo non è sicuramente tirato.  

6 commenti:

  1. Ciao Ned

    Su “Vendetta macumba” niente da ridire: Capolavoro assoluto ! Sono d’accordo con te anche sui testi. Quì (al contrario che sul Texone) il racconto sembra perfettamente all’altezza dell’arte di Magnus. Le uniche note che voglio aggiungere sono relative all’apparizione di Bonvi tra la folla di Bahia e la caratterizzazione di una delle prime vittime vagamente Prattiana. Penso che Magnus guardasse Pratt come un modello di carriera (non grafica) ma di autore che al suo contrario raggiunse presto fama e denaro. Ho sempre avuto l’impressione che lui (Magnus) pur avendo avuto da subito un grosso riscontro di pubblico, non sia mai stato accolto (sino quasi all’ultimo) nel salotto buono del fumetto italiano che vedeva come suoi principali esponenti i vari Pratt (appunto) ma anche Crepax, Battaglia o Toppi. Forse perché le sue storie erano troppo rivolte a giovani (sesso, horror e fantascienza), forse perché non pubblicava per la Milano libri ma per un editore di albi sexi come Barbieri ma la critica ha molto ritardato a riconoscerene il talento e se non ricordo male per lui non ci fù mai uno Yellow kid. In particolare mi spiaquè che il suo nome non fosse incluso nel ritratto di quella che per me è stata la migliore stagione del fumetto italiano che fù la collana “Un uomo un avventura”, e quando ho visto la copertina del”L’uomo di Lugo” ho capito che anche lui lo desiderava.

    Saluti
    Mario

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  2. Caro Mario,

    Caro Mario,

    grazie per la segnalazione del cameo di Bonvi: fantastico!!:)
    Magnus era un artista fuori dagli schemi in tutto e per tutto. Intanto era una persona umilissima, che non nutriva mai invidie per i colleghi, ma che anzi era sempre li ad applaudirli e a tesserne le lodi. Era amatissimo dal pubblico... fumettisticamente sono cresciuto con due amici che veneravano Magnus.. lui se ne stava nel suo studio, a disegnare non stop, continuamente... ho fatto un bel ritratto di Magnus nella mia rubrica COMICS DIARY sulla rivista interattiva COMX DOME disponibile solo (per il momento) su iPad: https://itunes.apple.com/it/book/comx-dome/id585317968?mt=11
    In effetti nella collana un uomo un avventura, manca il suo nome... invece di metterne 3 di Pratt o di Toppi diciamo che un Magnus, un Giardino o un Bovarini ci sarebbero stati alla grande.
    Grazie Mario, i vostri commenti arricchiscono sempre di più i post di 300... e questo mi fa davvero piacere:)

    A presto!

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    1. Ciao Ned

      Giardino all'epoca era ancora un pò acerbo, Magnus invece era al suo apice (Magnus è tutto un apice) ed è un peccato che non abbia potuto partecipare a questa serie che per me è il ritratto della migliore stagione del fumetto (realistico)italiano. Tra gli altri nomi (extra Bonelli) che ci avrei visto bene, De luca.

      Saluti

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  3. Ma anche un Paolo Ongaro, Franco Caprioli... De Luca non ne parliamo proprio... Sarebbe uscito qualcosa di strepitoso tenendo conto delle sue innovazioni...

    Saluti!

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  4. Lo comprai nell'edizione originale , in formato simil-Tex in un fortunato raid in una edicola che vendeva quasi esclusivamente quotidini sportivi e "Cronaca Vera" , "Stop" et similia ...
    Vorrei solo aggiungere alla giustissima recensione , che condivido in toto , che questo gioiellino come anche " i Briganti " videro la luce delle edicole ( beh , si fa x dire , visto che li ho trovati entrambi sepolti da quintali di monnezza ) anche grazie all'editore Renzo Barbieri , che probabilmente fu il primo a credere in Magnus come Autore ...

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    1. Grande Renzo Barbieri.. anche Bonelli me ne parlò bene... Magnus lo conobbi nel 1991, andai nel suo studio: genio e umiltà, come la maggior parte dei fumettari immortali...

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