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domenica 16 dicembre 2012

300: Igort – 5 è il numero perfetto

Coconino Press, 2002
(Italia, 5 è il numero perfetto, 2002)

Erano bei tempi. Si uccideva secondo le regole allora”
(Peppino lo Cicero)

Igor Tuveri in arte Igort.
Il sapiente uso dei neri in una splendida
immagine notturna all'inizio di 5.
Non c'è niente da fare: oggi i nuovi autori vogliono a tutti i costi fare il fumetto d'autore. Sembra quasi che si esaltino con questa classificazione.
Poi negli ultimi anni, è esploso il fenomeno delle graphic novel. Fui contagiato perfino io, al tempo dell'uscita del mio fumetto, Ci vediamo domani.
Mi chiedo: ma forse che L'Eternauta non è una graphic novel? E la “Ballata” di Pratt? E V per Vendetta e Memorie dall'invisibile, non sono dei meravigliosi romanzi grafici?
Eppure sono storie uscite in edicola, a puntate su riviste del settore o in collane seriali di successo; ma, riproposte in una veste grafica diversa da quella da edicola, in un bel volume cartonato e patinato, cambiano, ed ecco il miracolo! Come per magia abbiamo la graphic novel; che altro non è se non un fumetto d'autore; che come precedentemente vi ho spiegato altro non è se non un puro e semplice fumetto; bello o brutto che sia, ma pur sempre un fumetto.
Quando sento parlare di Igort e del suo 5 è il numero perfetto, sento sempre la parola magica: graphic novel. Addirittura l'opera dell'artista sardo uscì anche per un noto quotidiano nella collana “Graphic Novel”. Ma, leggendo la bellissima storia di Igort, ci rendiamo conto che siamo di fronte niente di meno che a un fumetto di genere in tutto e per tutto, cioè popolare: un poliziesco come non se ne vedevano (e leggevano) dagli anni'70.
Un solido impianto narrativo, talento visivo davvero notevole, e una storia che ci parla di vendetta, di padri e figli, di amore, di orgoglio e di violenza, in una città che riunisce tutte queste caratteristiche: Napoli.
Violenza, amarezza, vendetta e voglia di riscatto: Peppino Lo Cicero non ha ancora perso la mano.
La storia di Peppino Lo Cicero, vecchio killer della camorra, è coinvolgente; riposta la pistola nel cassetto a favore della canna da pesca, l'anziano uomo vive per il figlio Nino che naturalmente segue le sue orme. Ma quando questi rimane vittima di un agguato, nessuno potrà fermare la collera di Peppino, che tra sangue e violenza riuscirà a ritrovare quella pace interiore da sempre sognata.
Centosettanta pagine in cui vengono concentrati sapientemente fumetto, cinema e letteratura. La storia di Peppino ha un sapore del tutto pulp, con gusto poliziottesco e retrogusto neorealista. Perché alla fine la storia che leggiamo ha tutta l'amarezza che la vita reale riserva quotidianamente;
nella sequenza iniziale di 5 osserviamo Peppino preparare il caffè al figlio Nino il quale sta per commettere un omicidio con la stessa normalità di chi si dirige in ufficio tutte le mattine. Rimane commosso quando il padre gli regala un revolver ignaro che non avrà neanche il tempo di usarlo.
E con immagini che alternano bianchi e neri predominanti (chiari i riferimenti all'arte di Josè Munoz) a toni azzurrini più tenui e pacati (l'azzurro che richiama il cielo, il mare e il velo della madonna) che per tutta l'opera sembrano delineare l'umore del protagonista, Igort ci trascina in una pezzo di storia italiana popolare con i suoi quartieri squallidi, personaggi che rispecchiano gli anni '70, madonne che piangono lacrime di sangue e una violenza, intrisa di amarezza e disillusione, propria del nostro protagonista, che sembra non voler accettare il cambiamento.
5 è il numero perfetto, è e resterà un bellissimo fumetto che ha sapientemente riunito i generi più cari al fumetto popolare.
Che oggi viene chiamato graphic novel.
Luci e ombre nella Napoli degli anni '70 rivista da Igort con taglio e stile personalissimi. 

Curiosità: l'opera, che è costata a Igort oltre otto anni di lavoro, ha vinto come libro dell'anno alla Fiera di Francoforte nel 2003 ed è stata tradotta in oltre dieci paesi.
È dedicata all'artista George Herriman (Krazy Kat) e allo scrittore Georges Simenon (Il commissario Maigret).

Altre e dizioni: oltre a quella consigliata, vanno benissimo sia quella della Rizzoli che quella allagata al quotidiano La Repubblica nella serie Graphic Novel, entrambe del 2006.

2 commenti:

  1. E' molto semplice. Fumetto è il linguaggio, Graphic novel è una categoria, il comic book è un'altra categoria.
    Come dire che esistono i documentari ed esistono i film. Entrambi sono cinema. Un film non è più o meno interessante di un documentario, semplicemente ha una forma diversa di narrazione e un rapporto diverso di elaborazione del reale. Graphic novel è un libro a fumetti con una narrazione one-shot, slegato a dinamiche seriali. Il protagonista può morire nel corso del racconto, per dirne una. Non c'è alcuna volontà di "nobiltà" nel dire che un fumetto è un graphic novel, ma sono riconoscere una tipologia semantica.

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  2. Ciao Igort, grazie del tuo commento, che mi trova anche d'accordo: senza dubbio il fumetto è un genere e "graphic novel" o "fumetto seriale" sono categorie; mi chiedo semplicemente qual è il criterio in base al quale stabiliamo la categoria: sul fatto che un fumetto esca in forma di albi anziché di un unico volume, cartonato o meno?
    Prendiamo l'esempio di Watchmen: è uscito come fumetto mini serie in 12 albi, poi è arrivato il successo mondiale e W. è stato pubblicato esclusivamente come un romanzo grafico, tanto da essere declamato la miglior graphic novel di sempre. Qual è la categoria? E' cambiata?
    Alla fine, non è meglio chiamarli, semplicemente, FUMETTI e basta? Distinguendo solo tra fumetti “fatti bene” e “fatti male”?
    Quello che noto oggi è questo uso che si fa della definizione di “graphic novel”, quasi a voler indicare qualcosa di nuovo che non c'era nei fumetti del passato (quasi un certo valore artistico in più), qualcosa che invece, a mio parere, c'è sempre stato e che coincide con l'essenza stessa del fumetto, cioè col raccontare per immagini una storia. Del resto 5 è oggi presentato in graphic novel, ma è stato originariamente pubblicato dalla Phoenix a puntate, e certo non si può dire che non fosse anche all'epoca lo stesso bellissimo fumetto che è oggi.
    Personalmente quando ho realizzato Ci vediamo domani non sapevo ancora sotto quale forma sarebbe uscito, se in un unico volume o a puntate su qualche rivista di psicologia, e il fatto che oggi se ne parli come una graphic novel non cambia certo la sua essenza.
    Comunque sarà un piacere poterne parlare personalmente, prima o poi. E' un argomento complesso, e affascinante, come tutto il fumetto.

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