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venerdì 31 agosto 2012

300: Leonard Starr - Mary Perkins, Flash Story


 Milano Libri, 1971
(USA, On Stage, 1957)

"Ho intenzione di fare di lei uno dei personaggi più noti del paese."
(Mr. Cardel, editore della rivista View rivolto a Mary)

Leonard Starr

Mary Perkins – On Stage è il mio fumetto rosa preferito. Lo preferisco a The heart of Juliet Jones ( Giulietta del mio Cuore) di Stan Drake, Robin Malone di Bob Lubbers, Jane di Norman Pett e Tiffany Jones di Jenny Butterwort e Pat Tourret. Le ragioni sono tante ma una domina su tutte: amo i disegni di Leonard Starr, artista americano nato a New York nel 1925 e formatosi artisticamente realizzando comic book come Sub Mariner e Don Winslow.
Quando lessi Mary Perkins per la prima volta, non riuscivo a staccare gli occhi dai disegni: tratto elegante, taglio cinematografico nelle inquadrature, visivamente curato negli ambienti e nel riproporre la moda del periodo, Starr creava una serie di personaggi la cui vita ruotava intorno ai riflettori di Brodway, facendoci pervenire un veritiero spaccato del mondo dello spettacolo.
Ma naturalmente la vera stella del fumetto è lei, la bellissima Mary.
Mary Perkins e il segno di Leonard Starr hanno hanno una cosa in comune: l'eleganza.
In questo volume, intitolato Flash Story assistiamo all'episodio che cambierà la vita della brunetta acqua e sapone.
Arrivata a New York col sogno di fare l'attrice e dopo essere stata vittima di un impresario senza scrupoli, di un regista letteralmente impazzito e senza un soldo in tasca, vediamo Mary guadagnarsi da vivere come sigaraia in un night-club, dove viene notata dal direttore della rivista “View”, che vuole prendere una perfetta sconosciuta per farne una star e dimostrare la potenza mediatica della sua rivista. Inizia così l'avventura della brunetta più bella del fumetto rosa, che dall'oggi al domani si ritrova catapultata in un mondo fatto di riflettori e palcoscenici, in cui si muove con gustoso imbarazzo.
Mary e Peter: tenere incomprensioni.
Leonard Starr è davvero bravo (e non finirò mai di ripeterlo) nel costruire le storie: grazie a una serie di personaggi ben delineati, come la cantante Flora Deeds, l'editore Andrew Cardell e soprattutto il fotografo Peter Fletcher, l'artista americano realizza una serie di strisce giornaliere e tavole domenicali davvero superlative, che catturano l'attenzione del lettore per l'attenta ricostruzione del periodo oltre che per le storie che, forse per la prima volta, analizzano il dietro le quinte dello spettacolo dove Mary si muove tra affermati professionisti, cinici tele reporter e vecchie glorie cadute in disgrazia. La storia di JoJo Cole ne è un esempio perfetto: comico alla ribalta nei ruggenti anni '30, JoJo è stato accantonato da quel mondo dello spettacolo all'avanguardia e quando viene ripescato per recitare accanto a Mary, sarà proprio da quest'ultima che riceverà lo stimolo e la forza di tirare fuori la grinta dei vecchi tempi.
Una serie di vignette rimontate per edizione della Milano libri.
Ma Mary Perkins – Flash Story oltre a fotografare i retroscena di Mary attrice, si focalizza sulle sue vicende sentimentali con il fotografo Peter Fletcher, lo stesso che l'ha resa famosa grazie alle sue foto. E sono le situazioni romantiche tra i due a costituire una delle carte vincenti della serie di Starr, che sfodera tutto il suo talento artistico nel regalarci vignette fatte di baci, abbracci al tramonto ma anche delle classiche litigate di coppia, mai banali, mai ripetitive e mai noiose. E l'autore segue le vicende di Mary “in progress” e cioè tenendo conto dello scorrere del tempo: infatti Mary diventerà una vera star, cambierà pettinatura, sposerà Peter e naturalmente invecchierà così come i suoi lettori che la seguiranno fino al 1979 anno della chiusura della serie.
Con Mary Perkins – One Stage, Leonard Starr ha creato un fumetto mantenuto sempre su ottimi livelli artistici e narrativi. E nonostante il suo tratto sia maturato nel corso degli anni io continuo sempre a prediligere le prime avventure di Mary, dove un disegno realista ed elegante si sposava con delle storie rosa e drammatiche in cui veniva raccontato il tanto famigerato sogno americano e Starr dipingeva New York come una succursale del paradiso. Ma è inutile ribadire che il bello dei comics è soprattutto questo.
Un fumetto da custodire gelosamente nella propria biblioteca e da rileggere, soprattutto in un'era come la nostra in cui i cuori che battono per lo shojo manga (il fumetto sentimentale giapponese) potrebbero riscoprire in questa lettura un'affinità romantica.
Per uomini e per donne.
On Stage: tavola domenicale del 1959.

Curiosità

Per motivi incomprensibili, Mary Perkins debuttò in Italia sulle pagine del Giorno con il nome di Mary Atkins


Altre edizioni

Quella consigliata è una delle due uscite in Italia: formato piccolo, vignette rimontate e qualità di stampa non proprio eccelsa. Ma è l'unico libro che racchiude le prime avventure di Mary. L'editoriale Dardo, nel gennaio del 1975 ha pubblicato una raccolta delle avventure di Mary già stella di Brodway e Hollywood dal titolo Mary Perkins – On Stage nella serie “I Dardo Pocket n. 11”.



Oltre 300: dello stesso autore non perdere...



giovedì 30 agosto 2012

300: Kurt Busiek e Brent Anderson - Benvenuti ad Astrocity



Magic press, 2000
(USA, Kurt Busiek's Astro City - Family Album 1998)


"E come se fosse una festa o roba del genere... Alcuni di loro hanno persino portato delle sedie pieghevoli."
(Ben Pullman sugli abitanti di Astro City che osservano i supereroi in azione)

Brent Anderson e Kurt Busiek

Con i supereroi ho sempre avuto un rapporto di amore e odio.
Ho letto Frank Miller e l'ho trovato incredibile, rimanevo stupito davanti alle tavole di John Buscema, John Romita, Neil Adams, e quando ho approfondito la lettura di sua maestà, il “re” Kirby, ho capito perché questi artisti sono diventati dei grandi.
In “300” compaiono non poche opere dedicate agli eroi in calzamaglia e mantello, eppure non riesco ancora a definire il mio rapporto con i supereroi.
Quando mi capitò di leggere Marvels di Kurt Busiek, la cosa che mi colpì non erano gli sfavillanti disegni di Alex Ross, ma il fatto che non mi sembrava di leggere un fumetto supereroistico. E questo perché per la prima volta i super eroi venivano visti con gli occhi dell'uomo comune.
Nel 1995 il geniale scrittore americano dà vita ad Astro City e non solo crea un fumetto di altissimo livello ma dimostra le potenzialità che il fumetto può avere. Perché Busiek non cambia solo il punto d'osservazione (come aveva già fatto con la sua opera più famosa) ma crea un'universo di personaggi davvero unico nel suo genere, rendendoli protagonisti di storie bellissime, originali, che ci permettono di cogliere sempre nuovi dettagli di questa metropoli immaginaria.
Tutto questo è evidente in Benvenuti ad Astro City, volume che raccoglie alcune storie della seconda serie, sicuramente tra le più belle.
Si inizia, appunto, con Benvenuti ad Astro City, in cui vediamo una famiglia comune appena trasferitasi nella città immaginaria, assistere alla missione dei super eroi contro il malvagio Thunderhead. Il tutto visto attraverso gli occhi degli abitanti di Astro City, gente comune che assiste talvolta con stupore, talvolta invece mentre resta immersa nella solita routine, come accade nella geniale sequenza in cui, proprio nel pieno di una battaglia, una madre assiste impassibile allo scontro pensando unicamente al fatto che suo figlio, chiuso nella sua stanza, deve fare i compiti perché se il mondo non finisce in quell'istante il giorno dopo si va comunque a scuola.
Vita quotidiana ci fa vedere una famiglia di supereroi (chiaramente ispirata ai Fantastici Quattro) con tutte le debolezze e le incertezze della classica famiglia americana.
Supereroi alla carica per difendere la loro città: Astro City.
Busiek “dipinge” un personaggio singolare come Rex (praticamente un incrocio tra Ben Grim - “La Cosa” e un tirannosauro), capace di sposare una bellissima donna ed avere un'altrettanta bellissima figlia, Astra, dotata di straordinari poteri ma incapace di rispondere alle domande più comuni rivoltegli dagli esseri umani.
Ed è proprio Astra la protagonista della storia più bella, Avventure in altri mondi, in cui la piccola eroina scompare e mette in allarme la famiglia che attraversano vari universi supereroistici dalla cui gente temono possa essere stata rapita.
Ma Astra è semplicemente scomparsa di sua spontanea volontà, attratta dalla normale vita quotidiana dei suoi coetanei, lei che non sa niente di una TV ma sa come funziona.
L'ultima storia, Luci della ribalta, ha un sapore del tutto chapliniano. La storia di Leo, costretto a muoversi in un corpo “cartoonistico” in un mondo che più reale non si può, lascia l'amaro in bocca. Come ebbe a scrivere il comico Daniele Formica a proposito della storia: “Confesso di aver sentito un brivido lungo la schiena, dopo averla letta...”. Brivido che ognuno di noi può sentire.
Perché con Astro City siamo di fronte a una cosa nuova. Un fumetto di super eroi che non parla di super eroi, ma li rende protagonisti di un mondo in cui la loro convivenza con i comuni mortali è del tutto normale.
Il personaggio chapliniano Leo.
Lo stesso Busiek sosteneva d'essere più incuriosito della vita del tizio che punta il dito in alto indicando Superman, che dell'eroe stesso. E il tizio che punta il dito altro non può essere che il lettore, che nella pagine di Astro City, la città dei super eroi, legge le vicende quotidiane in cui rispecchiarsi fedelmente.
Il libro in questione si avvale dei disegni di Brent Anderson, che accompagnano fedelmente e senza nessuna pretesa artistica le parole di Busiek. Ma il punto di forza artistico di Astro City sta nella caratterizzazione dei personaggi (memorabili alcuni supereroi: Il Gentiluomo, Air Ace, Kaspian, Samaritan, Silver Agent) e nelle cover dell'invadente Alex Ross, che per una volta riesce a creare una serie d'illustrazioni che ben si sposano con la saga e che in parte possiamo apprezzare alla fine di questo volume.
Astro City continuerà con altri volumi sempre di grande livello come Album di famiglia, Eroi Locali e la saga L'età Oscura, sempre con alterne scadenze temporali ma Benvenuti ad Astro City rimane sempre il mio preferito.
Quando lessi Batman: il ritorno del cavaliere oscuro e Watchman, fui davvero convinto che non si potesse inventare più niente d'originale.
Con Astro City, Kurt Busiek mi ha smentito. E probabilmente ha smentito l'intero mondo dei comics.
Astra accanto a una sua coetanea comune mortale: il desiderio d'essere una ragazzina normale.

Edizione consigliata

Il volume proposto si trova sia in edizione brossurata che cartonata, consigliata per la bellissima cover a doppia pagina di Alex Ross, autore anche degli studi a matita presenti all'interno del volume.

Da non perdere anche...


martedì 28 agosto 2012

300: Gino D'Antonio - Guerrieri del West


Sonzogno, 1981
(Italia, collana Storia del west: La grande vallata 1967 e Giorno di gloria, 1978)


Bello ma perché t'arrabbi tanto?”
Mi arrabbio perché non so se ne vale la pena di lavorare per costruire questo paese... la solita gentaglia rozza e brutale... dopo questa gentaglia seguirà un'altra specie di ladri, con belle maniere e camicia pulita...”
Non ti piace il mondo in cui viviamo bello? Neppure a me... ma ho smesso di arrabbiarmi da un sacco di tempo.”
Beh... Io no.”
(Dialogo tra Bill Adams e un'entraîneuse)

Autoritratto di Gino D'Antonio

Ecco un bellissimo libro che non può mancare in una biblioteca a fumetti.
E dico questo per tre validissime ragioni: la prima riguarda il suo autore, Gino D'antonio, artista completo tra i migliori al mondo. La seconda riguarda l'importanza dell'opera, la Storia del West, una delle saghe a fumetti più belle e importanti nel panorama del fumetto italiano. La terza, per la bella edizione realizzata dalla Sonzogno e curata da Decio Canzio al tempo direttore generale della Sergio Bonelli Editore nonché sceneggiatore di personaggi come Il piccolo Ranger, Zagor e Tex.
In questo volume cartonato, di grande formato, vengono racchiuse due delle migliori avventure della saga creata dall'artista milanese, che di quest'imponente opera ne è il creatore a pieno merito avendo scritto tutti i 73 episodi, realizzato tutte le copertine degli albi e buona parte dei disegni, alternandosi con Renzo Calegari (solo nella fase iniziale), Renato Polese e Sergio Tarquinio.
Tecumseh, grande leader che lotto fino alla fine per i diritti del suo popolo.
D'Antonio ci racconta il west partendo dalla nota spedizione di Lewis e Clark nel 1804, per arrivare al 1890, l'anno della grande corsa per conquistare la terra in Oklahoma, che segna la fine dell'epopea della frontiera. Nel raccontarlo si affida a una meticolosa documentazione storica, facendoci vivere tutti gli avvenimenti più importanti attraverso gli occhi di una fittizia generazione familiare: i McDonald. E lo fa senza mai cadere nella trappola del fumetto a sfondo documentaristico, bensì usando uno stile narrativo che, lasciandosi alle spalle i vari Tex Willer e compagni, apre la strada a un nuovo modo di fare e concepire il fumetto, una strada che autori del calibro di Berardi e Milazzo terranno ben presente.
Nel primo episodio intitolato Il grande fiume, D'Antonio narra la storia di Tecumseh della tribù dei Shawnee, in cui il più grande statista della storia dei nativi americani incontra Brett McDonald, il primo della famiglia a mettere piede in America. Insieme cercheranno di evitare la sconfitta degli Shawnee nella famosa battaglia di Tippecanoe (1811).
George A. Custer pochi minuti prima del massacro a Little Big Horn.
Già dalle prime tavole è evidente lo stile che contraddistinguerà l'artista nella sua carriera: ottima sintesi nel disegno, espressioni e caratterizzazioni curate e un talento notevole nella sequenzialità delle scene, in cui spiccano la voglia del cambiamento di Tecumseh e la rabbia del popolo Shawnee nella battaglia di Tippecanoe, che l'artista orchestra magistralmente grazie alla sua abilità compositiva e narrativa.
Abilità che ritorna ancora di più nella seconda storia, Giorno di Gloria, in cui la sintesi di Gino D'Antonio arriva alla sua piena maturità artistica ed espressiva. Infatti nel dare la sua versione dei fatti sulla battaglia di Little Big Horn, l'artista racconta con una maggiore libertà creativa, eliminando gran parte delle gabbie e dando così più spessore alla dinamicità della vicenda, in cui vediamo il figlio adottivo di Pat McDonald (figlio di Brett), Bill Adams, incontrare George Armstrong Custer proprio alla vigilia della sanguinosa battaglia in cui il discusso generale perderà la vita insieme al suo reggimento.
Una splendida tavola che illustra le drammatiche sequenze della battaglia di Little Big Horn.
Figure ben delineate, volti perfettamente tratteggiati, sequenze degne dei migliori film western a cui siamo abituati, sono l'ingrediente vincente della Storia del West, che ci offre un punto di vista storico, in cui l'artista spesso prende la posizione degli indiani ben prima della rivalutazione che questo nobile popolo otterrà dal cinema negli anni'70 (Correva l'anno 1967 quando uscì il primo numero della Storia del West)). La storia di Tecumseh ne è la prova evidente.
La Storia del West di Gino D'Antonio dovrebbe essere letta per intero. Anzi, credo che dovrebbe essere studiata nelle scuole, perché in essa si fondono elementi artistici e narrativi che sono un inno alla pace, contro il razzismo, alla conquista della libertà e alla storia di un paese contraddittorio raccontata con puntiglio critico ma anche con una grande partecipazione emotiva. Caratteristiche che di solito rendono grande un fumetto.
Lo stesso Sergio Bonelli, editore della serie, spesso affermava che l'opera di Gino D'Antonio era una delle cose da lui prodotte di cui più andava fiero. Parlando con il noto editore un anno prima della sua scomparsa, a proposito della capacità di D'Antonio di mischiare realtà e finzione mi ebbe a dire: Ho sempre ammirato e invidiato questa sua grande capacità. Aveva un equilibrio davvero invidiabile”. E sempre parlando dell'artista milanese: Gino D’Antonio è morto da tre anni e nessuno se ne ricorda più. La nostra categoria non lascia impronte così pesanti da essere ricordati”.
E artisti come D'Antonio sicuramente non nascono ogni giorno.
L'acqua di fuoco, puro veleno per i nativi.

Curiosità

Le due storie racchiuse in questo volume fanno parte della lunga serie Storia del west pubblicata dalla Edizioni Araldo (futura Sergio Bonelli Editore) all'interno della Collana Rodeo per un  numero di 73 albi (successivamente ampliati a 75). 
L'opera in se è una delle migliori mai realizzate nel fumetto italiano e sicuramente tra le massime rappresentazioni del genere western a fumetti. La serie fu ideata da Gino D'Antonio insieme all'amico e collega Renzo Calegari, un altro maestro del fumetto ed esperto del west. Calegari abbandonò presto la serie e D'Antonio si occupò di tutte le sceneggiature della serie e fu aiutato, nel disegni, da Renato Polese, Sergio Tarquinio e, in qualche occasione, da Louis Bermejo, Giorgio Trevisan ed Erminio Ardirò
La lunga saga mescola sapientemente personaggi storici (oltre ai citati Tecumseh e Custer anche Lewis e Clark, Samuel Colt, Wild Bill HickokWyatt Earp, Calamity Jane solo per citarne alcuni) con quelli ideati da D'AntonioCalegari, la famiglia MacDonald, che attraversano tutto il periodo in cui la saga è ambientata, ovvero dall'arrivo di Brett MacDonald in America agli inizi del diciannovesimo secolo, fino agli inizi del ventesimo secolo. 

L'albero genealogico della famiglia MacDonald.


Edizione consigliata

Come dicevo all'inizio, un libro davvero bello: grande formato, cartonato e con una buona stampa a colori che non nasconde il formidabile segno dinamico di Gino D'Antonio
Inoltre è stesso D'Antonio a curare la bellissima parte didattica al libro, con tre lunghe prefazioni che l'autore scrive di suo pugno per collegare le due storie scelte e per invogliare il lettore a una maggiore conoscenza della realtà. 


Altre edizioni

Le storie contenute nell'edizione consigliata possono essere recuperate in altri volumi; un buon lavoro è stato realizzato con il volume Storia del West - Oltre la frontiera, nella collana Oscar Mondadori, in cui trovate la prima delle due storie consigliate. Segnalo inoltre, sempre in merito alla prima storia, Il grande fiume, il volume allegato al quotidiano Il sole 24 ore che ha ristampato l'intera saga di D'Antonio in albi cartonati a prezzo davvero contenuto. Sempre rimanendo nel settore periodici, val la pena segnalare anche il volume allegato al Corriere della sera, Storia del West nella serie 100 anni di fumetto italiano, che raccoglie alcuni dei migliori racconti della frontiera made in Italy tra cui Giorno di gloria. Infine, per chi volesse recuperarli ambedue a buon prezzo, le Edizioni IF hanno ristampato l'intera saga tra cui i due episodi consigliati. Pessima invece la ristampa della Hobby & Work

Una piccola curiosità: nella ristampa della saga ad opera della Sergio Bonelli editore, la storia Il grande fiume viene ripubblicata sul numero 3 con il titolo La grande vallata, con un prologo di 21 tavole voluto e scritto dallo stesso D'Antonio e disegnato da Renato Polese che comunque nulla toglie o aggiunge alla bellezza della storia originale.

sabato 25 agosto 2012

300: Attilio Micheluzzi - Shanghai (Rosso Stenton)

Orient Express - I Protagonisti n. 3" 1984
(Italia, Rosso Stenton - Shanghai, 1982)
"Ma che bel pesce rosso in questo vaso di gomma"

(Boccio di rosa a Rosso Stenton)
Attilio Micheluzzi
In un'intervista ad Alex Toth gli venne chiesto chi erano gli artisti che più ammirava. Il grande artista fece due nomi: l'americano Bill Watterson (il creatore di “Calvin and Hobbes” per intenderci) e l'italiano Attilio Micheluzzi.
E non è difficile capire il perché. Micheluzzi possedeva tutte le caratteristiche care all'artista americano: una bellissima sintesi del tratto, magistrale uso del bianco e nero, personalissime caratterizzazioni dei personaggi, ricerca storica nelle sue storie, il tutto unito a una grande narrazione.
Le storie dell'artista napoletano (nato a Istria, all'epoca territorio Italiano, nel 1930), erano davvero belle, coinvolgenti, e lui aveva un modo del tutto personale di raccontarle. Pensiamo a Petra Cherie (di cui parleremo prossimamente), Johnny Focus, la serie Air mail, tutte opere indimenticabili che hanno reso unico questo formidabile autore.
Eppure Micheluzzi non gode della stessa fama di Hugo Pratt, pur essendo un autore di pari grandezza. Ma questo non toglie il fatto che pur non avendo gli stessi onori del famoso collega, Micheluzzi sia per molti versi il più grande autore di fumetti italiano di genere avventuroso.
La serie di Rosso Stanton si colloca dopo i bellissimi Petra Cherie e Marcel Labrume e prima di un'altro piccolo gioiello micheluzziano: la serie Air Mail. Siamo negli anni '80, un periodo meraviglioso per il fumetto italiano in cui il meglio dei nostri autori sforna capolavori a raffica ed è ovvio che Micheluzzi non è da meno.
Roscoe Stanton, detto “Rosso” per via della sua capigliatura, è un palombaro della marina americana sulla nave “Cincinnati”. Ama la birra ma non la regge oltre la terza bottiglia, odia Gary Cooper in quanto la sua altezza lo complessa, ma in compenso ha un buon successo con le donne. In questa sua prima avventura il simpatico marinaio è, suo malgrado, disertore nella Shanghai del 1937 trovandosi tra due fuochi: il malvagio Wu Pei Fu trafficante d'armi che lo vuole usare per recuperare alcuni carichi perduti, e la bellissima Boccio di Rosa a capo di un piccolo esercito di pirati.

Nebbia a Shanghai: il tratteggio di Micheluzzi ha fatto scuola.
In questa prima avventura c'è davvero tutto il talento narrativo di Micheluzzi, che addirittura interloquisce con il suo personaggio in una serie di duetti divertenti. Ma c'è anche la sua passione per la storia, per i costumi e per le atmosfere. Leggere “Shanghai” equivale a ritrovarsi accecati nella nebbia della città cinese, in mezzo le sue sudicie vie, nei suoi bordelli, nei suoi locali, in mezzo alle risaie o immersi nel Wanpoo, che come dice Rosso: “è il fiume più giallo e fetente che ci sia”. E tutto questo grazie all'immenso talento di Micheluzzi, che riesce a fare di una semplice avventura un piccolo gioiello narrativo, grazie alle sue inquadrature ricche di profondità e passione. Una passione per la storia (siamo a ridosso della seconda guerra mondiale), per il cinema (è evidente il riferimento al bel film di Robert Wise "Quelli della San Pablo") e per la ricerca che è visibile in ogni dettaglio disseminato nelle belle vignette che compongono le 48 tavole di questa prima bellissima avventura.
Una nota a parte meritano le caratterizzazioni dei due antagonisti della storia: il contrabbandiere Wu Pei Fu, grasso, cattivo che fa tagliare la testa a chi commette l'errore di non chiamarlo “eccellenza” ma soprattutto Boccio di Rosa, bellezza orientale provocante che s'innamora immediatamente di Rosso.
Del resto come dice lo stesso protagonista: “Niente problemi per le ragazze”.

Profondità di campo, ricerca storica e stilistica: benvenuti a Shanghai.

Altre edizioni

Le avventure di Rosso Stenton vennero pubblicate a puntate nel 1982 sulla rivista L'Eternata. La reperibilità su internet e nelle fumetterie ben fornite non dovrebbe comportare particolari problemi. Tuttavia, la casa editrice francese Mosquito ha ripubblicato tutta la serie compreso l'episodio Yellow Christmas, non pubblicato in volume nella collana Orient Express – I protagonisti.
Recentemente invece, l'Editoriale Cosmo ha riunito tutte le avventure di Rosso Stanton, nella collana I grandi maestri, in un albo dal tipico formato bonelliano a colori. 

Da avere in libreria

Per completare la saga del personaggio, vale la pena recuperare anche le altre due avventure di Rosso Stanton pubblicate nella collana Orient ExpressAvventura in Manciuria e La lunga notte

venerdì 24 agosto 2012

300: Sergio Toppi - L'uomo delle paludi


Ed. Cepim - Un uomo un'avventura, 1978
(Italia, L'uomo delle paludi, 1978)

“Tu sei ancora schiavo della divisa che porti: tienila allora, perché tutti sappiano che non sei un uomo libero”  
(Alpatter, capo seminole rivolto al sergente Whiteman)


Sergio Toppi nel suo studio.
Se penso al fumetto come a un mezzo per raccontare attraverso le immagini, sinceramente non mi vengono in mente le opere di Sergio Toppi. Penso a Pratt, Berardi & Milazzo, Pazienza, Micheluzzi, Canif, Shulz ma non a Toppi. Il motivo è semplice: Sergio Toppi è il più grande illustratore europeo degli ultimi 30 anni.
In realtà si contende lo scettro col grande Ferenc Pinter, ma credo che solo quest'ultimo sia riuscito a tramandare emozioni artistiche uguali a quelle dell'artista milanese.
Sergio Toppi, però, era anche un grande fumettista che negli anni 70 e 80 ha lasciato il segno con opere come Il collezionista e Sharaz-de solo per citarne un paio tra le più note.
Toppi era capace di fare di ogni vignetta un'illustrazione, un'opera d'arte a sé, che poteva tranquillamente staccarsi dalla tavola e adornare le pareti di un qualsiasi museo. Un pregio concesso a pochi artisti.
Toppi: genio compositivo e narrativo. Uno dei livelli artistici più alti del fumetto. 
L'uomo delle paludi, pubblicata nel 1978 all'interno della splendida collana “Un Uomo Un'Avventura”, mi fa pensare a Sergio Toppi come autore di fumetti. E' una di quelle opere dell'artista di cui si parla meno rispetto a quelle precedentemente citate, eppure è un'opera per certi versi unica e singolare che concludeva la trilogia iniziata con L'uomo del Nilo e proseguita con L'uomo del Messico.
Erastus Whiteman, ex schiavo nero nato con la pelle chiara che grazie a questo riesce a far carriera come sottufficiale dell'esercito nordista, viene smascherato da un ufficiale rude e razzista che lo fa deportare in attesa di essere giudicato da una corte marziale. Ma durante il tragitto verrà risparmiato dal capo di una tribù di indiani Seminole al quale precedentemente aveva salvato la vita e grazie al suo aiuto riuscirà a liberarsi della divisa e a riacquistare la libertà.
La storia del sergente Whiteman ci fa riflettere: ci fa guardare con disprezzo il padrone che veste una divisa tanto pulita e ordinata ma allo stesso tempo sporca di eccidi e massacri e ci fa tifare per un uomo nato già condannato che grazie al popolo dei pellerossa (per molto tempo indicato come nemico in tanti film e racconti western) riacquista la libertà da sempre sognata.


Il segno del genio: Sergio Toppi.
In 48 tavole Toppi ci parla di guerra, di schiavi, di padroni e di libertà, con un'efficacia narrativa e compositiva unica e personale. Ci mostra i toni cupi di questa storia di antieroi virando tutta l'opera su una manciata di colori tra i quali emergono, fin dalla copertina, le varie tonalità di verde che l'artista “impone” al lettore con lo stesso vigore con cui si getta fango sulla neve, come a voler sporcare ogni tavola facendoci pervenire le umiliazioni e le contraddizioni (bellissima la sequenza iniziale in cui per trasportare un cannone da un forte a un'altro vengono sacrificate le vite di 5 uomini) di un paese che ancora oggi si nasconde dietro una lunghissima scia di sangue e violenza.
Il tutto realizzato alla fine degli anni '70, decennio in cui videro la luce importanti opere cinematografiche e fumettistiche come Il piccolo grande uomo di Arthur Penn, Soldato Blu di Ralph Nelson e Ken Parker di Berardi e Milazzo. Tutte contro il padrone in divisa blu, a favore della libertà del popolo rosso.
Nel decennio successivo Sergio Toppi arriverà all'apice della sua carriera artistica e narrativa con Il Collezionista, ma L'uomo delle Paludi rimane ancora il mio preferito.
Grande rigore storico e immenso talento artistico fino alla fine.
Il sergente Erastus Whiteman: inizia il suo cammino verso la libertà

Altre edizioni
Le due belle edizioni realizzate dalla Grifo Edizioni (Edizioni Di) e quella non eccelsa della Hobby & Work.

Recentemente anche la Grifo Edizioni ha ristampato per la prima volta questa bellissima opera, in un'elegante edizione limitata in bianco e nero (disponibile anche in una tiratura limitatissima di 100 esemplari con stampa autografata da Sergio Toppi); anche se il tratto di Toppi guadagna in visibilità, tuttavia l'opera perde il fascino narrativo originale in cui il colore giocava un ruolo importante. 
Sconsigliata invece la ristampa della Hobby & Work.