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Chi cerca... Trova!

venerdì 30 novembre 2012

300: Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini – Magia nera (Tex contro Mefisto)



Mondadori, 2012
(Italia, Il figlio di Mefisto, 1971 e Nel regno dei Maya, 1973)
Non ringraziare me. O amico dei morti. Presto sarai fra noi e allora pagherai il prezzo del potere che ti è stato dato da colui che vive negli abissi...”
(La morte rivolta a Mefisto)

Una delle più belle cover di Galep.
Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini (Galep).
Il western è un genere ormai morto. Sono pochissimi quelli che oggi fanno fumetti western, rappresentano una rarità forse; e pensare che mezzo secolo fa la frontiera rappresentava una vera e propria miniera d'oro per chi voleva fare western, una miniera cui artisti e registi attingevano a piene mani accrescendone il mito. Nel nostro paese, poi, si può dire che il fumetto western ha dominato completamente le edicole italiane, addirittura l'editore Sergio Bonelli ha pubblicato prevalentemente western fino all'inizio degli anni '80. Poi è arrivata la nuova leva d'autori che ha sfornato personaggi che del western non volevano proprio saperne e così cow-boy e indiani sono andati in pensione, per sempre. Tuttavia c'è un personaggio che non solo ha deciso che della pensione non sa che farsene, ma che addirittura ancor'oggi non teme rivali nel fumetto italiano e regna incontrastato nelle edicole e librerie di tutto il bel paese.
Tex Willer è davvero un fenomeno, e non solo per le sue pistole e cazzotti: resiste infatti anche nel mondo odierno ormai dominato da ogni genere di fumetto, con tirature che renderebbero felice qualsiasi editore che ne realizzasse anche solo metà.
Con oltre seicento albi all'attivo in più di sessant'anni di vita editoriale, Tex è, forse, l'unico esempio di western longevo (insieme a Blueberry) in tutto il mondo. Merito di storie sempre avvincenti e scorrevoli, ma soprattutto merito dei suoi creatori, lo sceneggiatore Gianluigi Bonelli e il disegnatore Aurelio Galleppini.
La formidabile coppia è riuscita negli anni a realizzare storie degne di essere definite capolavori: fin dalle prime avventure (Il Patto di Sangue, Sangue Navajo), per poi giungere a storie adulte e complesse (Tex tra due bandiere).
La fine di Mefisto: una delle immagini più raccapriccianti della saga, splendidamente illustrata da Galep.
Ma, in tutto questo, il ciclo di storie che vede protagonista il malvagio Mefisto non ha eguali nella storia del ranger e nel cuore dei lettori, i quali in un sondaggio realizzato dall'editore, lo elessero antagonista preferito per le storie di Tex.
Recentemente la Mondadori ha pubblicato, per la prima volta, tutte le avventure di Tex contro Mefisto, in cinque corposi volumi a un prezzo molto economico. Un'iniziativa eccezionale, per conoscere finalmente tutti i tasselli della più avvincente saga texiana.
Tra tutte ho scelto il terzo volume, Magia nera, contenitore di due storie fondamentali per la saga: Il figlio di Mefisto e Nel regno dei Maya.
In oltre seicento pagine c'è davvero il vertice assoluto della carriera di Bonelli e Galep, una perfetta intesa di parole e disegni mai più eguagliata dai due autori.
Tutto è strano, particolare e innovativo in questa storia, a cominciare dal lungo e inquietante prologo in cui la voce narrante è affidata nientemeno che alla morte in persona che ci guida nella profondità degli abissi dove assistiamo alla terrificante morte di Mefisto divorato dai topi.
Profondità e tridimensionalità uniti a un senso dell'atmosfera unico in Tex: Galep al top della sua carriera. 
Basta questa sequenza per capire di trovarsi di fronte all'avventura più cupa e oscura di Tex.
E il vero male arriva quando facciamo la conoscenza del figlio di Mefisto, Yama, ancor più crudele del satanico genitore e che domina incontrastato le prime cento pagine del volume fino alla discesa in campo di Tex; caso davvero unico nella storia del ranger, comparire solo nella parte finale dell'albo.
Insomma, pagina dopo pagina assistiamo a uno dei migliori esempi della lotta tra il bene e il male, permeata da un'intensa atmosfera horror, rappresentata magistralmente nelle tavole di Galep qui nel suo trionfo artistico: tratteggio fitto e pennellate decise e profonde fanno da cornice a una serie di sequenze da antologia nella storia di Tex: la fine di Mefisto, le sequenze del veliero in balia della tempesta cariche d'atmosfera e il finale nelle infernali foreste dello Yucatan, in cui il grande artista sfodera una profondità di campo e un'inedito uso dell'inquadratura che accompagnano splendidamente la storia di un Gianluigi Bonelli assolutamente irripetibile; tra suspense, riti voodoo, zombie e indios, il formidabile sceneggiatore sfodera una storia dark, che si legge tutta d'un fiato che spesso dobbiamo trattenere.
Credetemi, gli aggettivi si sprecano parlando di un simile capolavoro. Qui vi è tutta l'arte di due autori che hanno fatto la storia del fumetto italiano e di un eroe che non si è ancora stancato di esserne l'assoluto protagonista.
Carson, Tex e Tiger Jack immersi nell'oscura atmosfera magistralmente descritta da Bonelli e Galep.

Curiosità: In origine le storie contenute nel volume uscirono a distanza di circa tre anni: Il figlio di Mefisto (con gli albi I quattro amuleti e Magia nera) nel 1971, mentre Nel regno dei Maya (la cui storia cominciava nell'albo precedente Il ritorno di Yama e terminava con quello successivo, La danza del fuoco) nel 1973.
Introduzione del volume di Franco Busatta, con all'interno interpretazioni da parte del disegnatore Fabio Civitelli. Copertina di Claudio Villa.

Altre edizioni: Sicuramente quella più o meno simile realizzata dalla Mondadori nella collana Oscar Best Sellers, Tex e il figlio di Mefisto, in cui però viene proposta solo la prima parte del volume consigliato. 

martedì 27 novembre 2012

300: Milo Manara e Hugo Pratt – Tutto ricominciò con un'estate indiana

Rizzoli Lizard, 2009
(Italia, Tutto ricominciò con un'estate indiana, 1983)

Zitta... Non dire più niente demone incestuoso!”
Incestuosa... Ma che vuol dire? Cosa importa? Le sacre scritture sono piene di personaggi incestuosi: Ahah, Noah, Jehoiakim, Haran, Abraham, Lot con le sue due figlie... e come se non bastasse... Cain e Abel con chi hanno fatto l'amore se non con le loro due sorelle gemelle...”
(dialogo tra Elijah e sua sorella Phillis)

Hugo Pratt e Milo Manara negli anni '70.
Milo Manara è un disegnatore su cui è ormai inutile spendere parole, tanta è la fama che lo accompagna in tutta Europa. Nel nostro paese poi è diventato forse l'artista più famoso e pagato, grazie ai suoi racconti erotici (su tutti: Il Gioco), al suo incontro con Federico Fellini, (con cui realizzerà il mediocre Viaggio a Tulum) e a una serie di pubblicità che hanno visto le sue donnine dominare le riviste e i cartelloni stradali di mezza Italia. Eh già, Milo Manara, l'artista delle donne alle quali deve la sua fama e che ha fatto sognare mezza Italia con i disegni delle sue eroine dalle provocanti forme.
Personalmente non lo ritengo un grande artista. Anzi, credo che sia molto sopravvalutato; e questa mia opinione è maturata negli anni, soprattutto negli ultimi anni e leggendo le sue ultime produzioni. Ma vi posso garantire che quando lessi il fumetto da lui disegnato nel 1983 su testi del grande Hugo Pratt, il mio parere era molto diverso, opposto potrei dire, e tale continua ad essere oggi relativamente a quest'opera.
Tutto ricominciò con un'estate indiana è a tutt'oggi il miglior fumetto di Milo Manara. L'artista veronese ha trentotto anni e un curriculum che vanta collaborazioni con sceneggiatori del calibro di Mino Milani e Alfredo Cartelli, e ha già all'attivo un personaggio interessante come Giuseppe Bergman, oltre al suo esordio nel fumetto per adulti.
Gli splendidi paesaggi disegnati da Manara, perfetta cornice di questa bellissima avventura.
In seguito l'incontro con Pratt si rivela fondamentale. Infatti il grande autore veneziano ha in serbo una delle storie più belle del fumetto italiano e affidare i disegni a Manara è una delle tante carte vincenti. Con Tutto ricominciò con un'estate indiana, Pratt ritorna ai temi storici delle prime colonie americane a lui tanto cari e già magistralmente narrati nel suo capolavoro Wheeling.
In questa storia siamo nel XVII secolo e assistiamo alle varie avventure tra i coloni inglesi, i pellerossa della tribù di Squando e la famiglia Lewis. Il clima tra coloni e indiani è abbastanza pacifico fino alla mattina in cui due pellerossa violentano una ragazza bianca e subito dopo vengono uccisi da Abner, uno dei membri della famiglia Lewis la cui madre, Lilith, è marchiata con una lettera L sul volto che la identifica come peccatrice. La famiglia si prende cura della ragazza, il che scatena le ire dello zio, il reverendo Black, che mette l'intero villaggio sulle sue tracce; nel frattempo anche i pellerossa cominciano a dare la caccia a chi ha ucciso i loro amici; scoppia così una sanguinosa battaglia al termine della quale vengono a galla i numerosi intrighi di una società morbosa fatta di legami incestuosi e perversi ma capace anche di amicizie sincere e profonde.
Le sequenze di massa sono uno dei punti più alti dell'opera, con un Milo Manara in forma smagliante.
Una lettura intensa, emozionante, in cui Pratt dissemina il suo smisurato amore per la storia, per l'avventura e per la letteratura citando autori e romanzi da lui amati: in primis Nathaniel Hawthorne e la sua Lettera Scarlatta, passando per i racconti di James Curwood, senza dimenticare la frontiera descritta da Fenimore Cooper. Ma quello che impreziosisce il racconto (a differenza delle precedenti storie di Pratt) è l'esplicita componente erotica, mai gratuita e sempre funzionale al racconto che così assume un'aurea sensuale e morbosa. Manara è perfettamente a suo agio e disegna delle tavole che rappresentano una gioia per gli occhi di qualsiasi esteta del disegno, a cominciare dalla caratterizzazione dei personaggi, espressivi come non saranno mai nella carriera di Manara e tra cui spiccano tutti quelli femminili, dotati di una sconvolgente carica erotica; ma l'artista non si ferma qui e ci stupisce con una serie di immagini suggestive, splendidi scenari, sequenze d'azione degne dei migliori film in costume e una minuziosa ricostruzione storica che rendono quest'opera indiscutibilmente bella e importante, nonché irripetibile: importante per la collaborazione con l'amico e mentore Hugo Pratt; irripetibile nella sua lunga carriera.
Uno studio acquerellato di Manara raffigurante  Phillis Lewis.

Curiosità

Manara e Pratt torneranno a collaborare insieme nel 1992 con la storia El Gaucho.
Manara si è avvalso di parecchio materiale fornitogli da Pratt soprattutto del suo Wheeling di cui riprende alcune vignette. Lo stesso artista aveva già dedicato un fumetto a Hugo Pratt: HP e Giuseppe Bergman.

Altre edizioni

Il volume consigliato è l'ultimo uscito dopo quello della Rizzoli Milano Libri negli anni '80 e quello de Il Sole 24 ore pubblicato nel 2006. Esiste anche un'edizione economica pubblicata dalla Nuova Frontiera in bianco e nero. 

sabato 24 novembre 2012

300: Onofrio Catacchio – Stella Rossa

Kappa Edizioni, 2001
(Italia, Stella Rossa, 1990)


Illusioni dentro illusioni, come questo posto: ricorda la terra, ma laggiù non esistono campi di grano...”
( Gregory “Stella Rossa” Vostok)

Onofrio Catacchio
Gregory Vostok
Sul finire degli anni '80 il fumetto italiano godeva veramente di ottima salute. Il meglio degli autori italiani, da Vittorio Giardino a Magnus si prodigava in opere belle e importanti che col tempo sarebbero diventate dei veri punti di riferimento per i fumettari del nuovo millennio.
Nonostante questo in quel periodo qualche genio che avrebbe potuto esprimere ancora di più con la sua arte e la sua fantasia diede le dimissioni dal mondo troppo, ma troppo presto, come i compianti Stefano Tamburini e Andrea Pazienza. Fortunatamente le loro opere continuavano (e continuano) impavide a solcare il mondo dei comics grazie anche a riviste, come Frigidaire, vere e proprie fucine in cui crescevano e si affermavano giovani talenti come Sebastiano Vilella, Giuseppe Palumbo, giusto per fare un paio di nomi.
E, tra questi, anche Onofrio Catacchio che su Frigidaire pubblica il suo fumetto d'esordio nel 1987.
Un anno dopo l'artista pugliese ha ventiquattro anni e disegna già benissimo. Gli piace Philip Dick, adora i fumetti e lo stile di Magnus e intuisce anche le potenzialità del genere manga (sicuramente Masamune Shirow è tra i suoi preferiti) che in quegli anni sbarca nel nostro paese. Ed è così che crea il suo fumetto più bello e importante e inaugura il neo decennio degli anni '90.
Stella Rossa viene pubblicato prima sulla bella rivista Fuego, poi su Nova Expres e infine raccolto in volume dopo un paio d'anni; ma non viene portata a termine l'ultima storia. Bisognerà aspettare il 2001 affinché vi sia un editore non solo disposto a ripubblicare Stella Rossa ma anche a dare la possibilità a Catacchio di ultimare la storia interrotta. Ed ecco quindi che le le tre storie, Stella Rossa, Frontiera e Interzona vedono la luce per i tizi della Kappa Edizioni, in una nuova edizione completa, riveduta e corretta e pronta a entrare di diritto nella biblioteca dei 300 volumi essenziali.
C'è davvero tanto in questo fumetto: cinema ciberpunk, citazioni colte e robotica nipponica si fondono alla perfezione, creando uno dei migliori fumetti italiani degli anni '90; ma alla base ci sono anche delle belle storie che hanno per protagonista Stella Rossa alias Colonnello Gregory Vostok, eroe spaziale che vive le sue avventure nella stazione orbitante Kosmograd, avamposto terrestre per la colonizzazione di Marte; dotato di un braccio prostetico e di occhi bionici, lo vedremo imbattersi in storie coinvolgenti popolate da balordi spaziali, loschi individui ed emissari provenienti dalla Corporazione Geisha.

Una delle prime immagini di Stella Rossa
Un fumetto anticipatore della prossima fantascienza che invaderà il mercato italiano degli anni '90 con il personaggio di Nathan Never ma che si distacca nettamente per originalità stilistica e fantasia narrativa. Catacchio ci trasporta in una dimensione fantastica ricca si sfumature e personaggi ben delineati; e si distacca nettamente dai modelli made in USA, proponendoci un eroe sovietico e citando il declino dell'URSS che proprio in quegli anni subiva la sua disfatta. Ma soprattutto ci mostra una fantascienza diversa, più matura, più complessa e con una ricchezza espressiva davvero rara per artista quasi esordiente: un disegno dal tratto preciso e minuzioso, inquadrature sempre studiate e mai banali e un ritmo che non cala neanche davanti all'eccessivo uso delle didascalie (tipico del fumetto di oltre vent'anni fa) che con il passare degli anni lasceranno di più il posto all'intuitività del lettore.
Provate a leggere Stella Rossa oggi, in un mercato saturo di fumetti italiani e non, in cui l'autobiografismo dilaga. Percepirete l'emozione e l'entusiasmo di chi ama davvero i fumetti, di chi li conosce, di chi, tramite i grandi autori, li ha studiati. Conoscerete uno dei personaggi più belli degli anni '90. Ma soprattutto conoscerete Onofrio Catacchio.
Inquadrature sempre studiate e dettagliate: Stella Rossa anticipa il futuro fumetto di fantascienza italiano.

Curiosità: La terza avventura, Interspazio era rimasta incompiuta. Catacchio l'ha ultimata per il volume consigliato aggiungendovi anche alcune tavole inedite introduttive.

Altre edizioni: Prima del volume consigliato, la Granata Press pubblicò le prime due avventure di Stella Rossa nel 1993 in due volumi a colori. 

giovedì 22 novembre 2012

300: Jack Kirby – I Nuovi Dei



Play Press, 1999
(USA, The New Goods, 1971)
Mi dispiace per lei... Non sopravviverà alla sua guerra! Lei è forte!... Ma non è più forte del mostro che la consuma dentro!”
(Eve Donner a Orion)


 Nuova Genesi: Orion e Raggio di Luce.
"The King": Jack Kirby.
Cosa farebbe, secondo voi, un artista con un curriculum che vanta la creazione di personaggi come I Fantastici Quattro, Hulk, Thor, Iron Man, X-Man, Silver Surfer e compagnia bella?
Io credo che potrebbe anche pensare qualcosa tipo: “Ho creato graficamente un mondo, anzi un universo, l'ho popolato di personaggi che tutto il mondo conosce (e che oggi giorno vengono continuamente riproposti dal cinema), potrei anche appendere la matita al muro e cullarmi nella mia gloria...”. Ma si, un artista che ha creato un simile universo come quello Marvel, superata la soglia dei cinquant'anni, potrebbe anche pensare di ritirarsi; cosa si può creare di più?
E invece Jack Kirby nel 1970, a cinquantatré anni suonati e con una carriera che lo incoronava “Re dei fumetti” si rimise in gioco e ricominciò. Perché vedete, un artista può essere definito grande quando crea un universo simile a quello Marvel, ma la sua grandezza raggiunge l'unicità quando crea un altro universo popolato da una serie d'eroi che non hanno la stessa notorietà dei Fantastici Quattro ma non hanno nulla da invidiargli in quanto a complessità e originalità.
Jack Kirby, il Re, agli albori degli anni '70 lasciò la Marvel Comics, passò alla DC Comics e creò Il Quarto Mondo, la saga dove si muovono I Nuovi Dei. E diventò unico nel mondo dei comics.
I Nuovi Dei sono originari di due pianeti: Nuova Genesi, armonioso e incontaminato e Apokolips che è l'esatto contrario. Insomma, un Paradiso governato con saggezza e benevolenza da Altopadre contro un Inferno governato con sadica malvagità da Darkseid. Qui seguiamo le avventure di Orion, un guerriero che trova nella battaglia la sua vera identità al contrario del suo amico Raggio di Luce, molto più diplomatico; insieme a Matron, un ambiguo scienziato, e agli altri eroi di Nuova Genesi, i due combattono contro i cattivi al servizio di Darkseid come suo figlio Kalibak, Mantis, i Sei Dei dell'abisso e una serie di altri personaggi nati dalla travolgente fantasia di Jack Kirby.
Quando la creatività esplode: un esempio del genio artistico di Jack Kirby.
Descrivere la storia di una simile opera equivale a correre il rischio di dilungarsi per cercare di rintracciare una trama; questo perché le avventure descritte ne I Nuovi Dei, vanno lette e rilette più di una volta perché in ogni occasione emergono nuovi particolari che sfuggono nelle precedenti letture. Ma soprattutto leggere questa saga è un'occasione unica per ammirare stupefatti l'arte di Jack Kirby; l'esplosione d'energia presente in tutte le tavole senza mai cadere di ritmo neanche una volta in quasi trecento pagine; la composizione creativa nelle splendide splash page; il vigore e la potenza con cui ogni personaggio viene caratterizzato; le innumerevoli e sublimi sequenze d'azione e mille altri particolari che un'opera così bella e complessa può far venire a galla. Un'opera che è esplosa con tutta la sua potenza artistica e narrativa, con un bagliore che illuminava tutto il mondo dei comics; priva della rumorosità degli eroi Marvel, ma con un eco che ancora oggi si fa sentire.
Jack Kirby, il Re, l'uomo che all'inizio degli anni '40 anticipò tutti gli eroi Marvel creando Capitan America, trent'anni dopo rivoluzionava nuovamente il mondo dei comics con una personale rivisitazione della lotta tra il bene e il male; mischiando fantasy, fantascienza, mitologia, religione e realtà, Kirby esprimeva tutto quello che una mente geniale al culmine della sua creatività riusciva a fare, l'inventiva di un autore senza il quale oggi non esisterebbe l'universo Marvel. È credetemi non è un'esagerazione, perché il contributo di “The King” risultò determinante in più di un'occasione, pur con le barriere che la Marvel spesso imponeva. Invece con I Nuovi Dei Kirby ebbe piena libertà.
Una libertà creativa che è presente in ogni pagina di questa saga che per bellezza, originalità ed epicità sarà sempre immortale. Esattamente come il suo autore, Jack “The King” Kirby, il più grande e insuperato artista dell'universo supereroistico.
La classica suddivisione della tavola di Kirby: quattro vignette dal ritmo travolgente.

Curiosità: La DC cancellò l'uscita de I Nuovi Dei dopo soli 11 numeri per le vendite disastrose. Per fortuna la successiva dirigenza della nota casa editrice americana non fu dello stesso parere e diede a Kirby altre occasioni e addirittura, nel 1884, la possibilità di completare la saga. Pertanto non si può leggere il volume consigliato senza leggere le storie successive, raccolte in Mister Miracle e The Forever People tutti pubblicati sempre dalla Play Press.  Tutt'è tre costituiscono La Saga del Quarto Mondo
Per la parte artistica, Kirby si avvalse per gli inchiostri, dei bravissimi Vince Colletta e Mike Royer.
Introduzione al volume consigliato dello scrittore e fumettologo Mark Evanier.

Altre edizioni: La saga de I Nuovi Dei fu pubblicata dall'Editoriale Corno negli albi di Kamandi (dal n. 16 al n. 27), dello stesso Kirby. Non esiste altra edizione in volume.
La traduzione del volume consigliato è stata curata da Andrea Materia

lunedì 19 novembre 2012

300: Philippe Druillet – I viaggi fantastici di Lone Sloane




Mondadori, 1973
(
Francia, Les 6 voyages de Lone Sloane, 1966)
Dimenticherai, e la terra continuerà a vivere per sempre senza gli uomini. Va, il tuo posto è tra loro, nella corruzione e nella violenza, perché questo è il tuo universo...”
(Da I viaggi fantastici di Lone Slone)

Il cow-boy del futuro Lone Sloane.
Philippe Druillet.
Per fare fumetti non è sufficiente solo esser abili nel racconto e nel disegno. Ci vuole anche una bella dose di creatività e d'immaginazione; se poi il fumetto è di fantascienza, allora bisogna averne più del dovuto: perché un artista che si misura con la fantascienza è uno che deve tirar fuori da un foglio di carta bianco un universo diverso da quello che conosciamo; lo deve creare, affollare di creature d'ogni genere, di mondi di ogni genere. Un esercizio e un lavoro mentale non indifferenti, uno sforzo che richiede una fantasia che va ben oltre la realtà.
Personalmente non so cos'avesse in mente Philippe Druillet quando ha disegnato le tavole che compongono questo volume. Posso solo immaginare, azzardare un'ipotesi: e cioè che mentre l'autore francese disegnava, non riusciva a fermarsi; Druillet non riusciva a fermare la propria fantasia e ad ogni tavola creava degli scenari che andavano oltre persino la fantasia fino ad allora conosciuta.
Mondi davvero incredibili, fantastici, esuberanti al limite dell'immaginazione umana, un vero cocktail di astronavi, divinità, velieri pirata, palazzi che assomigliano a degli interminabili castelli moderni, pianeti uniti da lunghissimi ponti su cui si erigono enormi muraglie, il tutto in un tributo di riferimenti e omaggi che vanno dall'Art Nouveau, all'arte indiana e gotica.
Sono questi, dunque, gli scenari in cui si muove Lone Sloane, vagabondo spaziale vestito come un cow-boy del futuro, protagonista di quest'imponente avventura. Scagliato nello spazio dall'esplosione del suo razzo, il nostro entrerà in una dimensione diversa in cui incontrerà personaggi che sembrano usciti dal medioevo nipponico, dai mondi fantasy popolati da creature con enormi code e artigli, e poi ancora demoni, streghe, donne fatali, tiranni malvagi.
Un viaggio che anche quando sembra essere giunto al termine, mostra invece di non avere mai fine, diventando per il protagonista un vero incubo a occhi aperti. Ma Sloane non è il solo a vivere quest'incubo, perché anche chi legge precipita in questo viaggio oscuro nei meandri dell'universo.
Inoltre il lettore assiste a un vero e proprio stravolgimento grafico della tavola a fumetti. Infatti per creare i mondi di cui parlavo all'inizio, per renderli veri e incubotici ai nostri occhi, Druillet usa il fumetto così come un militare usa una bomba: lo fa esplodere, fa esplodere le gabbie delle vignette, e ne reinventa la composizione, riducendo spesso la tavola a un'unica vignetta che sembra non avere confini se non quelli che il lettore stesso stabilisce, facendo ciò che fa l'autore: immaginare.
I viaggi fantastici di Lone Slone rappresentano l'opera d'esordio dell'allora giovane Philippe Druillet, per alcuni versi ingenua (il disegno della figura umana è un po' acerbo) ma assolutamente affascinante perché come ha giustamente detto il grande René Goscinny: “Ho visto, vedo e vedrò ancora molti disegnatori, ma Druillet mi è entrato dentro... gli echi della sua esplosione sono lontani a spegnersi”.
E guardando tutto il fumetto venuto dopo Lone Slone, posso assicurarvi che non si sono spenti.
Un esempio dell'illimitata fantasia di Philippe Druillet: pura arte visionaria.

Curiosità: Druillet, insieme al collega Moebius, allo sceneggiatore Jean-Pierre Dionnet e al poeta Bernard Farkas, si riunirono in un'associazione chiamata Les Humanoïdes Associés e pubblicarono una delle riviste di culto nel mondo dei comics: Metal Hurlant.

Altre edizioni: Che io sappia nessuna a parte quella consigliata.
La Grifo Edizioni ha pubblicato altre avventure di Lone Sloane in volume: Chaos e Délirius.

venerdì 16 novembre 2012

300: Vicente Segrelles – Il Sacrificio (Il Mercenario)




Comic Art, 1989
(Spagna, El Mercenario, 1980)
Il più bel fumetto di tutti i tempi!”
(Moebius)

Una delle meravigliose tavole di Segrelles.
Vicente Segrelles
Forse l'affermazione del grande artista francese è eccessiva, ma va detto che un fumetto come Il Mercenario rappresentò una piccola innovazione in quel mondo del fumetto che si affacciava in un decennio importante come quello degli anni '80.
Tengo a precisare che l'innovazione apportata da Vicente Segrelles fu soprattutto stilistica e figurativa, un perfetto shock visivo per chi era abituato a vedere il fumetto come arte popolare e non come un insieme di quadri esposti lungo le pareti di un museo. Eppure l'artista spagnolo, già affermato illustratore e copertinista di libri, volle mettere al servizio del fumetto materiali non usuali, come la pittura ad olio, creando così tavole visivamente bellissime in cui ogni vignetta era un quadro a se stante.
E quale miglior genere se non il fantasy per liberare del tutto l'immaginazione e creare scenari e personaggi che rappresentano quanto di più bello ci possa essere a livello figurativo.
Rivestito di un'armatura in stile medievale, il mercenario solca i cieli a bordo di una bizzarra creatura alata con la struttura di uno pterodattilo unita al muso di una tartaruga. Armato di asce, archi, frecce, spade e lance, offre il suo talento di guerriero al miglior offerente.
Il Sacrificio rappresenta una delle tappe fondamentali della saga; vediamo il mercenario salvare un bambino da un assurdo rito sacrificale di cui anche lui fu vittima a suo tempo. E lo stesso bambino userà il sacrificio come arma per vendicare il padre barbaramente ucciso.
Una saga, come dicevo, rispetto alla quale non si può nutrire alcun dubbio quanto alla bellezza figurativa; la storia, o le storie, sembrano quasi un pretesto di cui l'artista si serve per creare degli scenari a dir poco straordinari, una sorta di mondo preistorico che si sposa con quello medievale; enormi vallate, montagne rocciose, caldi deserti, grotte sotterranee situate tra cascate e corsi d'acqua fanno da sfondo alle prodezze guerriere di quest'onesto soldato di ventura.
Una bellezza che però frena la narrazione del racconto, sacrificato davanti a tanta meraviglia artistica. Leggere Il Mercenario equivale a immergersi nel talento visivo di Segrelles col consapevole rischio di perdere il filo del racconto. L''opera dell'autore spagnolo è un'affascinante applicazione di tecnica e fantasia in cui le nuvolette bianche sembrano quasi un elemento disturbante davanti a tanta magniloquenza artistica. E' proprio questo è il compito più difficile per un fumettaro: cercare di catturare il lettore con disegni all'altezza delle storie e viceversa.
Segrelles ha leggermente sacrificato la parte narrante, chiedendo la partecipazione visiva del lettore che attonito non ha potuto fa altro che stupirsi.
Quello che ho fatto io stesso rileggendo Il Sacrificio a distanza di oltre vent'anni.

Ogni vignetta è un quadro, un'opera d'arte a se stante che rende l'arte di Segrelles unica nel fumetto. 

Curiosità: Le tavole originali de Il Mercenario sono più grandi di una pagina di quotidiano. La saga si compone a tutt'oggi di soli 13 episodi realizzati in oltre vent'anni.

Altre edizioni: Oltre quella consigliata non credo che ve ne siano. Le storie de Il Mercenario sono state pubblicate sulla rivista L'Eternauta e anche dall'Eura nella collana di cartonati Euracomix.


mercoledì 14 novembre 2012

300: Rubino Ventura e Leone Frollo - Biancaneve



Ediperiodici, 1988
(Italia, Biancaneve, 1972)

Andiam, andiam, andiamo a scopettar...”
(Motivetto dei sette nani)
Autoritratto di Leone Frollo
Sapete qual è la differenza tra fumetto d'autore e fumetto popolare? Assolutamente nessuna.
Non mi credete? Allora vi faccio un esempio; prendiamo Vendetta Macumba di Missaglia e Magnus: fu pubblicato nel 1979 dalla Edifumetto come un normale giornaletto da edicola quindi con una tiratura di migliaia e migliaia di copie. Poi nel 1986 la Glittering Images ne pubblica una versione molto curata, con apparato critico e grande formato: un elegante volume in piena regola. Resta il dubbio: fumetto popolare o d'autore? Tutt'e due naturalmente. Quindi perché non dire fumetto e basta? Può essere fatto bene o fatto male, può essere bello o brutto, ma resta un fumetto: seriale, autoconclusivo o graphic novel, sempre di un fumetto parliamo.
Non sto delirando, ho voluto chiarire questo concetto perché accingendomi a parlare della Biancaneve di Leone Frollo (su testi di Rubino Ventura) la precisazione è d'obbligo.
La Regina cattiva e Biancaneve.
Questo bellissimo fumetto, il miglior esempio di fiaba erotica che sia mai stato realizzato (anche se non dobbiamo dimenticare Maghella) a tutt'oggi non ha un'edizione in volume che si rispetti e che valorizzi i meravigliosi disegni di Frollo. Quindi devo consigliarvi l'unica edizione che mi sembra decente, sempre distribuita in edicola ma che almeno vanta un'introduzione e un formato abbastanza grande da rendere giustizia ai disegni. Se fosse ristampata in un bel cartonato, con una stampa su pagine patinate sarebbe fumetto d'autore? O sarebbe un fumetto popolare che ha passato l'esame per diventare d'autore? Qualunque sia l'edizione in cui Biancaneve verrà ripubblicata, sarà sempre meravigliosa e i disegni di Leone Frollo saranno sempre tra i migliori realizzati in ambito di fumetto per adulti.
Detto questo, godetevi questo pezzo di storia del fumetto italiano con bollino rosso. Si, perché quando Biancaneve uscì nelle edicole italiane, era il 1972 e, naturalmente, si trattava per l'epoca di un fumetto molto ardito: non solo era un fumetto erotico, ma in esso al genere erotico veniva adattava una delle fiabe per bambini più famose del mondo.
Biancaneve e Naga. Disegni di L. Frollo per The Blue G. B. 4.
Ma devo dirvi che leggerlo è un puro divertimento; perché se l'opera di Frollo è ispirata alla fiaba dei fratelli Grimm (tanto da prenderne anche il nome) è anche vero che presto se ne distacca prediligendo un'italianizzazione perfettamente riscontrabile pagina dopo pagina, che cela una sottile accusa nei confronti del sistema benpensante, mentalmente chiuso e tanto in voga all'inizio degli anni '70 nel Bel Paese.
E soprattutto è un'opera piena zeppa di personaggi e situazioni divertenti. In oltre duecento pagine (che raccolgono le prime avventure) facciamo la conoscenza della regina cattiva Naga, dotata di una sensuale e conturbante perfidia, dei sette nani dai nomi sfacciatamente allusori: Anulo, Montolo, Brutolo, Chiappolo, Segolo, Occhiolo e Masoccolo; e poi ancora mostri, orchi, prìncipi e centauri che fanno di questo fumetto un'opera che si distacca nettamente da tutto il fumetto erotico prodotto in quel periodo, che, negli anni '80 degenererà in produzioni pornografiche al limite dell'assurdo.
Biancaneve invece, a quarant'anni di distanza, non ha perso nulla della sua freschezza e originalità artistica e narrativa. La bella principessa di Frollo e Ventura è un personaggio ingenuo e malizioso, capace di amare belli e brutti, con ironia e dolcezza, senza l'ombra di nessun pregiudizio o amore proibito, quasi una paladina del sesso libero e felice.
Uno dei pezzi di storia del fumetto più importante e, se vogliamo, sottovalutato. I disegni di Frollo (se pur influenzati da quelli del grande John Buscema) sono all'altezza di qualsiasi fumetto definito d'autore e avrebbero spianato la strada all'artista veneziano che negli anni '80 e '90 diverrà uno degli indiscussi maestri dell'eros a fumetti con tanto di pubblicazioni patinate dedicate alla sua arte.
Ma il fascino e la bellezza di quelle donne completamente maliziose, con bocche sensuali e nasini a punta che popolano le pagine di Biancaneve, non si ripeterà facilmente. Resterà unica e irripetibile, come ogni cosa che non può essere replicata.
Il mondo delle fiabe a confronto: Biancaneve incontra Robin Hood

Curiosità

Dietro lo pseudonimo di Rubino Ventura (nome di uno storico generale italiano), si nasconde in realtà lo scrittore Giorgio Pederiali.
Frollo disegnò Biancaneve per i primi 24 numeri, poi gli succedettero altri artisti tra cui Mario Jannì, futuro artista della Bonelli.
La Ediperiodici fu fondata da Renzo Barbieri, scrittore ed editore tra i più importanti del fumetto per adulti.

Edizione Consigliata 

Quella consigliata credo sia, al momento, la migliore. Su internet si trovano più o meno tutte le svariate edizioni tascabili che la Ediperiodici ha pubblicato.



Altre edizioni

Nel 1998 la Glamour international ha realizzato The Blue Glamour Book, una serie di albi dedicati a Leone Frollo di cui il numero 4 contiene una serie di disegni inediti a colori che ripropongono il noto personaggio di Biancaneve  in una versione più maliziosa e fantasy. 

martedì 13 novembre 2012

The last job!!

Disegno realizzato per il concorso Walk on Rights, organizzato ogni anno da Amnesty Italia - circoscrizione Lombardia e aperto a tutti coloro che vogliono esprimere il loro talento artistico in difesa dei diritti umani nel mondo. 
Per maggiori informazioni vi consiglio di visitare il sito


Dal disegno alla realizzazione grafica della locandina a opera di Giorgia Santambrogio


300: Neil Gaiman e Dave McKean – Casi Violenti



Edizioni BD, 2010
(USA, Violent Cases, 1987)
Sapevo che l'uomo con la testa pelata era pericoloso. È bene che le cose pericolose vengano sbirciate da dietro i divani, o da sotto le coperte: bisogna mettersi in posizione tale da poterle guardare, se si vuole, ma snza che loro possano vedere te.”
(Da Casi Violenti)

Dave McKean e Neil Gaiman nel 1988.
A metà degli anni '80 (periodo fondamentale per il fumetto) un tizio di nome Dave si reca a New York per un colloquio di lavoro. L'esito non è dei migliori ma accade una cosa insperata, un incontro fortuito; difatti l'artista incontra uno sceneggiatore suo connazionale, un certo Neil. Quest'ultimo vede i lavori di Dave e gli propone di realizzare una sua breve graphic novel.
Questa è in poche parole la genesi di Casi Violenti, il primo lavoro di una delle migliori accoppiate fumettistiche degli ultimi anni, Neil Gaiman e Dave McKean.
Nel 1987 un anno dopo Watchmen e Il ritorno del cavaliere oscuro non vede la luce solo uno dei fumetti più originali del decennio ma anche un sodalizio artistico che darà alla luce alcune tra le opere più belle degli anni '90 come Black Orkid, Signal to Noise e Mr Punch (per non parlare dei meravigliosi libri per bambini che il duo è in grado di sfornare).
Eppure Casi Violenti rimane una piccola perla nel mondo del fumetto; racchiuse in poco più di quaranta pagine ci sono già le basi del talento narrativo e della poetica che contraddistingueranno le storie di Gaiman (Sandman in primis); ma soprattutto c'è la rivoluzione artistica di McKean che non si limita ad usare i semplici ferri del mestiere ma va oltre: foto, tessuti, acquarelli usati nella stessa maniera di chi usa il fumetto non solo per raccontare ma anche per ricercare.
E poi c'è la storia, bellissima. La vicenda di un ragazzino (raccontata in prima persona da lui stesso adulto, molto somigliante a Gaiman) che per un incidente al braccio e' in cura da un fisiatra che all'inizio della sua carriera aveva avuto in cura nientemeno che Al Capone, lo spietato gangster che terrorizzò Chicago negli anni '20.
Casi Violenti non si limita a descrivere solo l'infanzia, ma cerca un confronto tra essa e il mondo adulto, come dimostrano i rapporti che il piccolo protagonista ha con l'anziano fisiatra ma anche con i genitori. Gaiman descrive il mondo dell'infanzia in maniera inconsueta, riuscendo a inquietarci con l'allarmante figura del prestigiatore obeso, ma allo stesso tempo ci coinvolge con l'amarcord personale del fisiatra che racconta al suo giovane paziente le spietate malefatte di Al Capone, come se stesse rivelando il più torbido dei suoi segreti.
Il piccolo protagonista in versione adulta (somigliante a Gaiman) mentre racconta la sua incredibile storia.
Ironia e magia, brivido e nostalgia, memoria e malvagità sono gli ingredienti di quest'opera molto sentito dai due allora sconosciuti autori che sperimentarono qualcosa che si discostava da buona parte di ciò che il mondo del fumetto aveva generato.
Si aprivano nuove porte nel mondo dei fumetti. Quelle stesse porte che faranno di Gaiman e McKean un vero punto di riferimento per tutto il fumetto del nuovo millennio, con opere che faranno sentire il loro peso.
Ma la meravigliosa rivoluzione intrapresa con Casi Violenti, resterà sempre un prezioso tassello dell'infinito mondo dei comics.
Del resto si sa; le opere prime hanno sempre quel fascino misterioso che le rende uniche.
Originalità, ricerca artistica e della materia, contraddistinguono l'arte di Dave McKean.

Curiosità: L'edizione consigliata vanta un'introduzione di Neil Gaiman che racconta il suo primo incontro con Dave McKean nel 1986 e una prefazione del giornalista inglese Paul Gravett.

Altre edizioni: La prima pubblicazione italiana di Casi Violenti fu nel 1999 a opera della casa editrice Magic Press, che non si differenzia da quella consigliata se non nel formato, leggermente più grande. 

lunedì 12 novembre 2012

300: Harold H. Knerr – Bibì e Bibò

I giganti del fumetto BUR, 1975
(USA, The Katzenjammer kids, 1897) 



Ladri di Polli. Panditi di chiacciaia! Fuori di kasa prima che i miei nervi explodon!”
(Mama nel tipico linguaggio anglotedesco che caratterizza la serie)

Il kapitano da una lezione ai due monellacci.
Harold H. Knerr
In America alla fine dell'ottocento vi erano due importanti quotidiani: Il World di Joseph Pulitzer e il New York American Journal di William R. Hearst.
Il primo era riuscito a pubblicare, nel 1895, quello che viene considerato il primo fumetto della storia: Yellow Kid.
Ma il secondo non volle di certo starsene fermo a osservare la gloria del suo più acerrimo avversario e decise di passare al contrattacco (con mezzi che di certo non brillavano per lealtà). Hearst chiamò Rudolph Block affinché col suo talento desse nuova linfa al supplemento domenicale del suo quotidiano. E Block, da buon giornalista e mecenate qual era, intuì il potenziale della nona arte, convinse Hearst a strappare Yellow Kid a Pulitzer e diede l'avvio alla prima vera comic strip del fumetto: Hanz e Fritz ovvero The Katzenjammer Kids.
L'ideatore fu però un giovanissimo artista di origini tedesche, Rudolph Dirks che prese a modello i personaggi di Wilhelm Busch Max e Moritz. Ma di lui parleremo più in là in 300. Diciamo solo che Dirks disegnò la sua comic strip alle dipendenze di Hearst per oltre quindici anni finché Pulitzer non si prese la rivincita su Hearst e convinse Dirks a passare sul World. Naturalmente Hearst, da buon imprenditore senza scrupoli, chiamò un altro artista, Harold Knerr e fece continuare la strip sul suo quotidiano. La questione non poté che finire in tribunale e non essendoci delle vere e proprie leggi sul diritto d'autore, la spuntarono tutt'è due ma se vogliamo il vero trionfatore fu proprio Hearst che poté continuare le avventure di Hans e Fritz con il titolo originale, The Katzenjammer Kids, mentre Pulitzer e Dirks dovettero cambiare il titolo in The Captain and the Kids.
Hans e Fritz questa volta vittime dei loro malefici scherzi sotto gli occhi divertiti del Kapitano.
Tra i due autori, il merito artistico maggiore spetta senza dubbio a Harold Knerr. Anche lui di origine tedesca, già autore di una comic strip molto carina, The Flenheimer Kids (uscita nel 1902 con protagonisti due gemelli pestiferi e un capitano della marina); vista la somiglianza con i ben più noti Hans e Fritz fu immediatamente scelto da Hearst per continuare i Katzenjammer Kids e i risultati furono davvero ottimi: il suo tratto delineava in maniera più morbida i due pestiferi discoli a discapito del segno più duro e spigoloso di Dirks. E anche lo scenario africano fatto di grossi animali e tribù indigeni, risultò molto gradevole grazie al disegno di Knerr.
Questa bella raccolta delle tavole domenicali di Hans e Fritz (da noi ribattezzati Bibì e Bibò) a opera della BUR rappresenta il periodo migliore dell'artista americano: realizzate sul finire degli anni '30 sono un perfetto compendio del suo lavoro, comunque sempre mantenuto su ottimi livelli.
Uno dei malefici scherzi di Hans e Fritz ai danni del Kapitano, der Inspektor, Lena e Rollo.
Vediamo così i monellacci Hans e Fritz combinarne di tutti i colori ai danni dei presunti genitori adottivi, il Kapitano, un vecchio lupo di mare che ha riposto la vela in cantina e Mama (La Tordella) un donnona le cui prelibatezze culinarie fanno leccare i baffi a tutta l'isola; ma vittime dei due bimbi terribili sono anche der Inspektor, compagno di relax del Kapitano e Rollo, un ragazzino arrogante usato dai due anche come capo espiatorio. Non vanno dimenticati anche la bimba belloccia di turno Sadie Sassafras (che in realtà altri non è che uno dei due monellacci travestito per rendere gli scherzi verso Rollo più gustosi), Lena una bimba incredula dinanzi ai perfidi scherzi dei due e Miss Twiddle una spilungona dai modi fini e altezzosi.
Il talento artistico di Knerr va anche ricercato nei dettagli di ogni singola tavola. Sono bellissimi i vari animali disseminati qua e là come il castoro, il gufo, la foca ma soprattutto la capra, complice di alcuni tra gli scherzi più divertenti.
Nel nostro paese la versione di Knerr è stata la più apprezzata, soprattutto perché è la più godibile artisticamente. Ottimo il lavoro di traduzione realizzato dal fumettologo Ranieri Carano, che elimina i nomi usati per le pubblicazioni sul Corriere dei piccoli, restituendo ai protagonisti tutti i loro nomi originali cercando di mantenere inalterate le caratteristiche linguistiche che hanno contribuito al successo negli USA.
Un successo che dura tutt'oggi, a oltre un secolo dalla sua prima uscita.
Del resto parliamo di una serie che, pur non avendo particolari idee geniali, ha fatto la storia dei comics.
La bravura di Knerr nella caratterizzazione e nella composizione di personaggi e animali.

Curiosità: In Italia Hans e Fritz approdarono per la prima volta sul Corriere dei Piccoli nel 1911 come Bibì e Bibò e Capitan Cocoricò. Alla morte di Knerr, avvenuta l'8 luglio 1949, succedette il disegnatore Doc Winner, fino al 1956. Dal 1956 The katzenjammer Kids fu realizzato da Joe Musial per quasi vent'anni, fin quando il testimone passò nelle mani di Mike Senisch (1976 - 1981) e Angelo De Cesare (1981- 1986). L'ultimo artista, almeno credo, è Hy Eisman che disegna la serie dal 1989 presumibilmente fino ad oggi.

Altre edizioni: Dei Katzenjammer Kids di Knerr esiste un'altra edizione targata Oscar Mondadori con la traduzione curata dal fumettologo Bepi Zancan nel 1973 con il solito odioso rimontaggio delle vignette.