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lunedì 21 gennaio 2013

300: David Lapham – Fortuna che ho lei (Stray Bullets)



Panini - Cult Comics, 2000
(USA, Stray Bullets, 1996)
Quand'ero piccola, mia madre a notte fonda entrava nella mia stanza... che dividevo con mia sorella... e scoppiava in un pianto isterico alle tre del mattino di un giorno di scuola... Ci sbatteva giù dal letto costringendoci a pulire casa. È così che sono diventata una criminale.”
(Amy Racecar)

Beth cerca di ammaliare Orson.
David Lapham
Gli USA e il loro mito da sempre ci affascinano. Pur con tutte le loro contraddizioni, il popolo d'oltre oceano ha nel nostro immaginario un posto speciale. Pensateci: siamo cresciuti (parlo di chi come me è nato nei '70 ma credo che anche generazioni precedenti e successive possano confermarlo) a pane e cowboy, eroi intergalattici, Charlot, Via col Vento, Elvis, Happy Days, i Peanuts, Dawson's Creek e via dicendo; questi personaggi sono riusciti a emozionarci nonostante ci abbiano fornito una visione della vita sdolcinata, come il mitico sogno americano che tanta musica, tanti film e naturalmente tanti fumetti ci hanno fatto conoscere.
Ma contemporaneamente c'erano anche i “ragazzacci cattivi”, cioè quei registi, artisti e musicisti che narravano l'altra faccia degli USA e più passavano gli anni più la folla di ragazzacci aumentava tanto che oggi il sogno americano è calato notevolmente. Anche se alcuni di questi l'hanno vissuto alla grande: pensiamo a Quentin Tarantino, tanto per dirne uno, che da commesso di video store è divenuto in pochi anni uno dei registi di culto del nuovo millennio grazie alle sue storie pulp degli anni '90. E non cito a caso il nome del noto regista americano perché a volte viene accostato al quello di David Lapham, un artista che ha iniziato la sua carriera nel mondo dei comics nella Valiant, per poi passare alla DC Comics per, infine, stancarsi e decidere di aprire una propria casa editrice, El Capitan Book e pubblicare un fumetto di cui potesse gestire tutte le fasi senza nessun condizionamento. E il giovane artista venticinquenne fece centro alla grande con una delle serie più belle e toste del fumetto indipendente USA.

Amy Racecar conosce un solo linguaggio: e lo conosce molto bene!

Stray Bullets uscì nel 1995, con il classico formato comic book e successivamente venne ripreso in volumi che racchiudevano i primi albi. Tra quelli usciti in Italia, scelgo il secondo, Fortuna che ho lei perché ritrae quella provincia americana misera, perversa e strafottente; lontana cioè anni luce dall'american dreams con cui la civiltà occidentale è cresciuta.
Le cinque storie che compongono il volume narrano senza pudore e censura un mondo che sembra essere un dietro le quinte di quello apparentemente reale. In realtà le trame ordite da Lapham sono talmente assurde da risultare surreali, quasi una sorta di commedia umana che non fa altro che raccontare le vicende tremendamente realistiche di un mondo isolato, popolato da personaggi che cercano di sopravvivere alla monotonia e all'irregolarità. Assistiamo quindi all'isteria di Beth verso il fidanzato Orson, un tizio dall'aria innocente e sfigata; alla loro compagna di sventure Nina, sballata e costantemente “nel pallone”; al provinciale Nick, sbruffone che si vanta di essere un casanova rincorso dai creditori; a Amy Racecar una tipa tosta, abile con la pistola, che si stanca della città e sceglie la provincia americana secondo lei molto più tranquilla.

La provincia americana di Lapham: desolazione e qualche festa per dimenticare la triste routine giornaliera.
E attorno a questi protagonisti disadorni ruotano dei personaggi secondari ancor più squallidi come gli amici di Nick costantemente a caccia di buone occasioni per farsi qualche donna anche a costo di dover usare metodi poco ortodossi. In questo piccolo mondo governato dal sudiciume e dall'ignoranza gli eroi non esistono, esiste solo gente che cerca di superare o di convivere con le proprie nevrosi e le proprie insicurezze. Insomma, delle “pallottole vaganti” come dice il titolo della serie, sparate dalla vita in un mondo in cui sembrano non riuscire a trovare una collocazione.
E Lapham rende tutto più vero e perverso con il suo stile fresco, il suo ottimo bianco e nero contraddistinto da grosse e talvolta sporche pennellate che delineano in maniera rozza i protagonisti: nessuno ha tratti gradevoli e durante la lettura si riesce persino a percepire quel senso di sudiciume intriso di desolazione e violenza radicata in questi personaggi che sembrano in cerca di un posto adatto a loro e che forse non troveranno mai. Eppure sono riusciti a trovarlo al loro autore.
David Lapham il suo posto nel mondo dei comics se l'è degnamente riservato. E la sua provincia misera e perdente, una volta letta, rimane impressa.
Brutti, sporchi e cattivi: i personaggi di Stray Bullets nelle pennellate di David Lapham.

Curiosità: Le storie contenute nel volume consigliato sono: Fortuna che ho lei, Ventotto tizi di nome Nick, Arriva il circo, Amicizia e Accoppiamenti stupefacenti o accoppiamenti sotto stupefacenti.
La moglie di David, Maria è co-creatrice della casa editrice El Capitan Books.
Per Stray Bullets, Lapham ha vinto due Eysner Awards nel 1996 e nel 1997.

Altre edizioni: Oltre quella consigliata, la Panini Comics ha pubblicato il seguito delle storie nel volume Sex & Violence. Le prime storie furono pubblicate in un volume di grande formato, L'innocenza del nichilismo, dalla Magic Press.

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I testi apparsi su "Avventure di carta" sono tutti scritti da Ned (Nedeljko Bajalica) e possono essere pubblicati anche altrove, con la raccomandazione di citare la fonte e gli autori!

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