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mercoledì 2 gennaio 2013

300: Giancarlo Alessandrini e Alfredo Castelli – L'uomo di Chicago



Edizioni Cepim - "Un uomo un'avventura", 1977
(Italia, L'uomo di Chicago, 1977)
La mente umana è un mistero... Uno dei pochi che non sono riuscito a risolvere”
(Mabuse)

Un'efficace tavola de L'uomo di Chicago
Alfredo Castelli e Giancarlo Alessandrini.
La coppia Castelli – Alessandrini è principalmente nota per un personaggio che appartiene alla storia dei comics italiani da oltre trent'anni: Martin Mystère.
Chi non conosce il mitico detective dell'impossibile? Con le sue imprese tra il fantastico, la storia e il mistero, ci ha emozionato per moltissimi anni e, soprattutto, ci ha permesso di conoscere e apprezzare uno scrittore bravissimo come Alfredo Castelli.
Un uomo, Castelli, che è stato uno dei veri protagonisti del fumetto italiano degli ultimi cinquant'anni (o quasi), fin dagli esordi nel 1965 con la prima fanzine italiana Comics Club 104, passando per personaggi come Topolino, Tiramolla e Pedrito, fino alla creazione della mitica rivista Horror (assieme a Pier Carpi) e fino a rinnovare l'altrettanto mitica rivista Eureka in compagnia dell'amico Silver. Poi ancora l'arrivo nella squadra Bonelli, la stesura delle sceneggiature per personaggi come Zagor, Ken Parker e Mister No e la definitiva consacrazione, nel 1982, grazie a Martin Mystère.
Del detective dell'impossibile parleremo in seguito: ora vorrei soffermarmi su un piccolo gioiellino che Alfredo Castelli scrisse in una sola notte (così si dice) dopo la metà degli anni '70.
L'uomo di Chicago fu la dodicesima avventura della collana Un uomo un'avventura ed è ancor'oggi la mia preferita: una bella storia dal ritmo cinematografico, semplice, scorrevolissima e che si rilegge volentieri col passare del tempo per assaporarne quel gusto retro che forse solo i fumetti riescono a darci.
La storia di questi cinque individui di diversa classe ed estrazione sociale che combattono il crimine (anzi un solo e unico criminale) al di fuori della legge, ricattati dal loro misterioso capo che conosce l'oscuro passato di ognuno di loro è una storia avvincente e allo stesso tempo affascinante; Castelli ci trascina in uno dei periodi più controversi e violenti degli Stati Uniti, in cui alcool illegale e gangsters varie dominavano le cronache di tutti i giorni e realizza così un fumetto i cui protagonisti (denominati Secret Six) non hanno proprio niente di eroico e combattono il crimine non per la nobile velleità di sconfiggerlo ma unicamente per un tornaconto personale.
La famosa e terribile strage di San Valentino raffigurata da Giancarlo Alessandrini
Nei disegni di un Giancarlo Alessandrini dallo stile grossolano ma efficace, la Chicago degli anni '30 assume un tono cupo, crudele e illusorio fin dalle prime sequenze in cui vengono illustrati i due volti degli States e in un crescendo di cinismo e violenza fino al tragico epilogo.
Leggendo L'uomo di Chicago ci accorgiamo anche del cambiamento che il fumetto iniziava a vivere: e' l'anno della grande rivoluzione di Ken Parker, per cui niente eroi infallibili ma antieroi più tormentati e ombrosi. E Castelli dipinge un piccolo affresco di antieroi cha hanno in comune il fallimento di una vita rassegnata al compromesso piuttosto che consacrata agli ideali; e di ideali non ve ne sono in questo sconosciuto gioiellino del fumetto italiano di cui nessuno parla ma che forse meriterebbe d'essere riscoperto. Perché L'uomo di Chicago è come quei film che amiamo e che ogni anno imperterriti rivediamo pur conoscendo a memoria ogni fotogramma.
E la storia di Castelli e Alessandrini ha questo grande privilegio: essere riletta più volte come se fosse la prima volta. E dopo l'ennesima lettura restiamo ancora sorpresi per come solo 48 tavole possano racchiudere una bellissima storia supportata da un gran ritmo e da una serie di personaggi quasi anonimi ma che non si dimenticano facilmente. Così come non si dimentica questa storia, simbolo di quando il fumetto era realizzato solo da veri professionisti.
E che professionisti.
Tipica scena che raffigura una sala da gioco nella Chicago degli anni '30. 
Curiosità: storicamente i Secret Six erano i membri di una banda abolizionista che aiutò John Brown uno dei primi antischiavisti della storia americana. Nel cinema i Secret Six è anche un film del 1931 diretto da George W. Hill e interpretato, tra gli altri, anche da Clark Gable e Jean Harlow.
Nel fumetto di Castelli e Alessandrini i riferimenti al cinema solo palesi: dalla somiglianza di alcuni personaggi a dei noti attori holliwoodiani, fino ai riferimenti ai film di cappa e spade e al classico di Fritz Lang Il dottor Mabuse.

Altre edizioni: solo una, trascurabile, della Hobby & Work, che ristampò tutta la collana Un uomo un'avventura

4 commenti:

  1. Un vecchio collezionista del BVZM come me nonchè credente quasi religioso dell'opera di Castelli (e a volte anche dell'uomo!) non può non farsi suo questo volume.
    Grazie anche a te:sempre fonte di chicche "must have"!!!

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    Risposte
    1. grazie a te Massy... non l'opera migliore di Castelli ma sicuramente un piccolo grande fumetto!

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  2. Grazie delle parole gentili. Chi vuole può trovare in Youtube una versione semianimata de "L'Uomo di Chicago tratta dalla trasmissione "Tex e Company", una sorta di Supergulp "povero" prodotto nel 1978 e distribuito a varie TV private. Dura mezz'ora ed è diviso in tre pezzi; il link del primo è
    http://www.youtube.com/watch?v=Mog_LaQ9wZ8&hd=1
    Complimenti per il sito e buon anno
    Alfredo Castelli

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    Risposte
    1. Grazie a te caro Alfredo per questa bellissima storia e per aver visitato il mio blog.
      L'uomo di Chicago è uno dei volumi più preziosi della mia biblioteca, me ne innamorai subito (forse per il mio debole per l'America anni '30) e addirittura da ragazzino incominciai a realizzare una sorta di remake in stile Jacovitti.
      Non sapevo di questa chicca bellissima su You tube... corro a vederla immediatamente...
      A presto.

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