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lunedì 28 gennaio 2013

300: John Byrne e John Romita Jr – Iron Man, Lampi di guerra



Marvel Italia - Marvel Heroes book 3, 1997
(USA, Iron Man - Armon Wars II, 1990)
Ho vissuto e combattuto per tanto tempo, finché una scheggia di granata vicino al cuore mi ha costretto a mettere questa piastra pettorale, costringendomi a diventare Iron Man... Ma non credo che tutto questo mi abbia reso cosciente della mia stessa mortalità...”
(Tony Stark)

La forza di Iron Man nell'essenziale ma
energico tratto di John Romita Jr.
John Byrne e John Romita Jr.
Non dev'essere facile essere un figlio d'arte. Dev'essere come trascinarsi dietro un gran fardello per tutta la propria carriera, un fardello da cui non riesci a liberarti o che gli altri sono sempre pronti a ricordarti.
Di esempi del genere il cinema e la musica sono pieni; nel fumetto, invece, ce ne sono molti meno. Penso a Sergio Bonelli, figlio di Gianluigi Bonelli, che se l'è cavata egregiamente e forse anche a Massimo De Vita, figlio del bravissimo e dimenticato Pier Lorenzo.
Ma se proprio devo pensare a un disegnatore di fumetti figlio d'arte, allora posso fare un solo nome: John Romita Jr.
Proprio lui, il figlio di John Romita Sr., ovvero l'artista che più di tutti ha rinnovato l'Uomo Ragno e che senza dubbio ancor oggi risiede nel ristretto Olimpo del comics supereroistico insieme a “Big” John Buscema, Neil Adams e naturalmente Jack “The King” Kirby.
Capirete, quindi, l'enorme peso che deve aver sentito su di sé il giovane John quando decise di seguire le stesse orme paterne. Chiunque, come lui, l'avrebbe sentito, inutile negarlo. Sulla carta il giovane Romita non aveva solo un cognome ingombrante ma anche un nome identico a quello del noto genitore; eppure John Jr. è stato un uomo acuto, si è mosso in modo intelligente ed è stato molto bravo: è riuscito a staccarsi completamente dal modo di disegnare del padre, creando uno stile tutto suo, nuovo, fresco, dotato di una sintesi inusuale per i comics fatti d'eroi con super poteri.

Laser contro Iron Man in una delle tante belle sequenze realizzate da John Romita Jr.
Dopo l'esordio nel 1977, Romita Jr. si afferma proprio grazie all'Iron Man scritto da David Michelinie, per poi raggiungere il culmine della sua abilità prima su Amazing Spiderman, poi con il bellissimo Devil: L'uomo senza paura scritto da Frank Miller; continua poi disegnando alcuni tra i principali personaggi Marvel, fino a diventare senza alcun dubbio il disegnatore simbolo degli anni '90.
Una delle sequenze finali della saga.
Riprendendo in mano un personaggio come Iron Man, il giovane artista sferra uno dei colpi migliori della sua carriera (anche se, onestamente, è difficile dire oggi quale sia, di tutti, il suo colpo migliore), in primis per l'eccellente qualità dei disegni e poi per la bellissima storia scritta da John Byrne, al tempo in gran forma per rinvigorire il Marvel Universe.
In questo bel volume intitolato Lampi di guerra, assistiamo a uno dei momenti migliori dell'intera storia editoriale di “Testa di ferro”, in cui il talento di questi due autori non conosce confini. Siamo all'inizio degli anni '90 e Byrne ha da poco rinvigorito un personaggio come Superman, limitandone in parte i poteri e facendolo apparire molto più umano e vulnerabile.
Anche con Iron Man l'autore inglese ci presenta un supereroe più vicino all'uomo, con tutte le sue debolezze e incertezze ma che non demorde davanti alle difficoltà, che riesce a vincere i suoi nemici, anche grazie all'aiuto dei compagni più fidati. Questi nemici che, grazie ai disegni di John Romita Jr., restano impressi nella memoria del lettore; come Titanium, una sorta di gigantesco “Iron Man” sovietico, il Laser Vivente alias Arthur Parks, folle scienziato che innesta dei laser all'interno del proprio corpo, i gemelli Desmond e Phoebe Marrs, due magnati della finanza che cercano di distruggere l'eroe creato da Tony Stark e Fin Fang Foom, il dragone orientale che Byrne genialmente ripesca tra i nemici passati di Iron Man, a cui Romita Jr. dedica alcune delle tavole più belle e maestose di questa saga. Una saga che per metà è dominata dal nemico più famoso del nostro eroe, il Mandarino, di cui seguiamo in parallelo la personale vicenda di conquistatore della Cina, paese immenso che, braccato dal dominio proprio del Mandarino, si vedrà costretto a chiedere aiuto al solo eroe capace di aiutarlo.
Duecento intense pagine che si leggono avvertendone tutta la drammaticità ma che, sopra ogni cosa, si guardano con stupore, ammirando un supereroe che, per lo stile con cui è disegnato, si stacca nettamente da un genere da sempre contraddistinto per un eccessivo virtuosismo artistico.
Nei disegni di Romita Jr. assistiamo infatti a un ritorno all'essenziale, fatto di pochi ma decisivi tratti che delineano perfettamente i personaggi e privi di quell'esplosione energica tipica di un fumetto d'azione; le sequenze delle battaglie si alternano a quelle dedicate all'introspezione con un ritmo perfetto, come se da una sinfonia di Mozart si passasse a un pezzo hard rock senza rischiare distrazioni, anzi restandone sempre più avvinti.
Tutto questo accadeva più di vent'anni fa; anni indimenticabili per il fumetto americano.

Iron Man - Lampi di guerra mette in evidenza il potere ma anche la debolezza di Tony Stark.

Curiosità: L'intera saga in originale era intitolata Armon Wars II. Il titolo del volume consigliato Lampi di Guerra fu scelto dalla Marvel Italia per l'edizione Italiana. È suddivisa in nove capitoli.
Byrne ha voluto che il nome di John Romita Jr. fosse posto prima del suo in quanto riteneva che gran parte della riuscita dell'opera fosse per merito del giovane artista.
I disegni di Romita Jr. sono inchiostrati da Bob Wiacek; il disegno in copertina del volume consigliato è di Mark D. Bright.

Altre edizioni: in volume, che mi risulti, oltre a quella consigliata, non ve ne sono. Tuttavia la saga può essere anche recuperata nei vecchi volumi Play Press.


6 commenti:

  1. Quest'opera mi manca... per John Byrne nutro una sana antipatia, dovuta in parte al fatto che ha scimmiottato il Quarto Mondo senza riprodurne neppure lontanamente lo spirito, in parte al fatto che lo trovo sopravvalutato, in primis da Byrne stesso: memorabile il periodo di delirio in cui si vantava di essere Mister Aggiustatutto, di sapere prendere una serie in difficoltà e "sistemarla", all'occorrenza riscrivendo le origini del personaggio... indimenticabile la sua "riscrittura" delle origini dell'Uomo Ragno in cui per esempio al microscopio regalato da zio Ben, si sostituiva un computer: wow, forse era troppo rivoluzionaria come rilettura, sfido io che non ha avuto successo... :)
    Romita Jr invece è, semplicemente, magnifico. Con il chinatore giusto, lascia di stucco. Ricordo una sua intervista in cui spiegava come fosse per lui importante dare "peso" ai personaggi, farne avvertire la sostanza, il senso di volume fisico... certe pagine di Spider-Man con le Sentinelle a zonzo per Manhattan dovrebbero essere insegnate a scuola di fumetto!

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  2. Diciamo che il buon John ha dato il meglio negli anni '80 e nei primi '90.. poi è iniziato il declino: la sua rivisitazione di Spiderman è davvero brutta...
    Però il suo Man of Steel è davvero bello, forse l'unica volta che ho letto Superman con grande interesse e anche i disegni erano eccellenti (con Dick Giordano alle chine poi...)... Non dimentichiamoci neanche le belle prove con i fantastici 4, lo splendido giorni di un futuro passato sui testi del grande Claremont e il qui presente Iron Man in cui sicuramente Romita Jr. primeggia ma la storia di Byrne è senza dubbio una delle migliori del buon testa di ferro.
    A presto Ikaris...

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  3. Ah ! Una volta tanto posso polemizzare con Ikaris con cui (quando si parla di Kirby) sono sempre d’accordo. Byrne per parecchi anni è stato effettivamente “Mister Aggiustatutto”. E’ riuscito nell’impresa titanica di ridare lustro alla testata dei Fantastici 4 , impresa in cui avevano fallito tutti (compresi Lee con Romita e Buscema). Lo stesso (e qui sono d’accordo con Ned) ha fatto con Man of Steel strutturando organicamente decenni di avvenimenti slegati tra loro trasformandoli in una serie nuova e moderna tanto che la sua versione di Superman è diventata per anni quella definitiva sia per i fumetti sia per gli animati (quelli di Bruce Timm). Il suo lavoro di “Aggiustatutto” è stato molto buono anche in alcune serie dove non c’era nessun passato glorioso (come i West coast avengers, She-Hulk o Sub Mariner). Con l’affacciarsi di una nuova generazione di autori nei primi anni ’90 (gli Image, che per altro lo hanno sempre citato come modello), ho come avuto l’impressione che sia rimasto traumatizzato e si sia ritirato in reazione. Ha iniziato a parodiare Liefeld (che se lo merita) a polemizzare con Mcfarlane e con Larsen (che comunque fa fumetti divertenti) e ha cercato di essere sempre più filologico nel suo approccio ai personaggi sino ad essere pedante (Generations) . La sua rilettura di Spiderman degli anni ’90 è stata effettivamente un mezzo disastro, i suoi New gods, io non li ho trovati così male ma di sicuro non li metterei tra le sue cose migliori. La sua visione della realtà si è talmente distorta da dichiarare che la sua cosa migliore di tutti i tempi si una storiella insignificante come “Barman e Captain america”. Inoltre si impegnato sempre meno sul versante disegno giungendo ad una sintesi quasi umoristica e priva di pathos. Detto questo, Byrne per almeno 15 anni ha prodotto decine di albi scritti e disegnati benissimo capolavori come gli X-men (a cui contribuito anche come co-sceneggiatore), la sua versione di O.m.a.c (che può quasi rivaleggiare con l’originale) o gli Alpha Flight (la sua migliore creazione originale).

    Quello che mi ha fatto amare per tanto tempo questo autore è la vicinanza mentale ai suoi lettori nel farsi quelle domande logiche terra-terra che sfuggivano ai grandi demiurghi come Jack Kirby. Cose del tipo: Ma gli Skrull ipnotizzati da Reed e trasformati in mucche che fine hanno fatto ?

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    1. Byrne è stato, lo si voglia o no, uno dei grandi protagonisti del fumetto made in USA degli anni '80 e inixio '90. Sia come solo sceneggiatore (lampi di guerra ne è un esempio splendido a mio parere), sia come solo disegnatore (l'altrettanto splendido Giorni di un futuro passato scritto da Claremont) e naturalmente come autore completo: Man of steel, O.m.a.c (bellissimo), ecc...
      Chissà poi anche i grandi si lasciano andare a scivoloni e polemiche inutili... ma credo che con un passato così bello e glorioso possa anche permetterselo.. quello che spero e di rivedere il buon John con un'altra delle sue rivisitazioni oppure con un'opera del tutto nuova. una di quelle cose che ce l'ha fatto amare. Personalmente, è stato uno dei primi autori a farmi avvicinare ai super eroi... Man of steel resta la cosa migliore da quando SUperman è nato...

      A presto Mario:)

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  4. In realtà il ciclo di Devil con cui si è affermato è quello, politico e filosofico, scritto da Ann Nocenti.
    La miniserie con Miller verrà realizzata diversi anni dopo.

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    1. concordo: bellissimo il ciclo scritto da Nocenti...

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