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martedì 8 gennaio 2013

300: Stan Lee e John Buscema – Silver Surfer (Marvel Omnibus)



Marvel Italia - Panini Comics, 2009
(USA, The Silver Surfer, 1968)
... è sempre così in ogni parte del pianeta! L'odio, la paura e un'irragionevole ostilità si sono impossessati del cuore degli uomini!”
(Silver Surfer)

La trasformazione di Norrin Radd in
Silver Surfer per mano di Galactus.
John Buscema e Stan Lee. 
La trama era già stata decisa ma quando Jack (Kirby) ha consegnato le tavole ho visto un tizio sopra un surf volante. Ho chiesto chi fosse e Jack ha risposto che Galactus doveva avere un araldo che lo precedesse.”
Questo ebbe da dire Stan Lee a proposito della creazione di Silver Surfer, quasi casuale, voluta dal grande Jack “the King” Kirby. Il noto scrittore americano poi ebbe a dire anche che il supereroe ricoperto d'argento che svolazza per le galassie su una tavola da surf era il suo preferito tra tutti quelli da lui creati; e a giudicare dal suo curriculum, che vanta personaggi come Spiderman e I Fantastici Quattro, viene immediatamente voglia di tuffarci nel mondo galattico di Silver Surfer, curiosi delle sue origini, delle sue imprese ma soprattutto per scoprire cos'ha di speciale questo viaggiatore dello spazio dall'animo nobile e tormentato allo stesso tempo, cosa che gli conferisce un fascino del tutto nuovo.
In questo bel volumone pubblicato dalla Marvel Italia (Panini Comics), viene racchiusa tutta la prima serie di avventure (dal n. 1 al n. 18) che vedono Silver Surfer assoluto protagonista. Sfogliando le pagine del libro, iniziamo a conoscere le sue origini, quando con il nome di Norrin Radd viveva felice nel pianeta Zenn-La con l'amata Shalla Ball fin quando non sacrificò la sua vita al divoratore di mondi Galactus per salvare il suo mondo altresì destinato a essere distrutto; successivamente intrappolato sulla terra come punizione di Galactus per essersi voluto unire ai Fantastici Quattro, lo vediamo difendere il pianeta che lo ospita dagli alieni Badoon per poi successivamente incontrare uno dei suoi nemici più acerrimi, quel Mefisto che pur di sconfiggerlo rapirà la sua amata Shalla Ball, che in seguito ritornerà per cercarlo ritrovando il suo amato nel corso di una guerra civile; lo vedremo coinvolto con l'inganno dal malvagio Dio Loki e combattere contro il mitico Thor; accettare l'amicizia di uno scienziato che potrebbe creare un congegno che lo renderebbe libero dalla sua prigionia sulla Terra e infine, in un ennesimo tentativo di penetrare la barriera che lo imprigiona nel pianeta, compiere un balzo temporale per ritrovarsi in un futuro in cui molti pianeti tra cui la Terra e il suo pianeta natale sono sull'orlo della rovina.
La plasticità di Silver Surfer e la sua carica energica si rispecchiano perfettamente negli
strepitosi disegni di John Buscema.
Leggendolo non possiamo che restarne avvinti e stupirci per l'ennesimo gran colpo messo a segno dal vecchio Stan che delinea un personaggio che ha l'elegia di un cavaliere e la cupezza di un antieroe ferito nell'anima e che si sente un diverso; lo vediamo intrappolato sulla Terra con una gran voglia interiore di libertà, conscio di non essere accettato e capito dalla gran parte dei suoi abitanti, inerme e tenero come un eroe romantico, mentre abbandona con la tristezza nel cuore la sua amata Shalla Ball, unicamente per salvarla dall'oscura malvagità dei suoi nemici.
Ma quello che davvero ci stupisce più di qualsiasi pianeta o galassia visitati da Silver Surfer sono i disegni dell'immenso John Buscema. Artista tra i più grandi e imitati in casa Marvel, “Big John” rende le tavole presenti in queste prime storie veri capolavori che sembrano contenere la stessa carica energica del suo protagonista: in oltre cinquecento pagine (cinquecento, non so se mi spiego) restiamo a bocca aperta davanti alla fluidità del suo tratto a pennello, al virtuosismo compositivo ed espressivo e alla caratterizzazione dei personaggi (Mefisto non si scorda tanto facilmente) che rendono Buscema, al pari di Neal Adams e John Romita (dopo Jack Kirby, ovviamente), il miglior artista del genere supereroistico che sia mai comparso nel mondo dei comics. Come disse lo stesso Stan Lee a proposito del lavoro di “Big John”: “... se c'è in attività un artista migliore di Jonh Buscema, questo mi è nuovo!”.
In verità tutto è nuovo in questo splendido fumetto epico che concludeva in maniera egregia il decennio dei '60, particolarmente fondamentale e decisivo per la casa editrice delle meraviglie che con Silver Surfer aggiungeva un nuovo e importante tassello in un mosaico che negli anni non avrebbe smesso di stupirci, nel bene e nel male.
Proprio come il nostro eroe dalla corazza luccicante ma dal cuore ferito.
Il doloroso ritorno di Silver Surfer a quello che era il suo mondo, il pianeta Zenn-La.

Curiosità: I primi diciotto episodi furono realizzati tra l'agosto del 1968 e il settembre del 1970.
Incredibilmente la serie ebbe uno sfortunato successo. Troppo originale e troppo avanti ma col tempo il suo indubbio valore storico e artistico è sempre aumentato.
Buscema per le rifiniture si è avvalso della collaborazione di Joe Sinnot, del fratello Sal, di Dan Adkins e di Chic Stone.
John Buscema ha origini italianissime: sia il padre che la madre erano siciliani. Per la plasticità del suo tratto, “Big John” è stato spesso definito il Michelangelo del fumetto.
Introduzione e commenti vari al volume consigliato sono di Stan Lee.

Altre edizioni: Quest'edizione della Panini si trova facilmente, anche a buon prezzo se avete pazienza e costanza, su internet. Tuttavia anche la Comic Art pubblicò nel 1992 un volume nella serie Grandi Eroi Marvel: Silver Surfer vol. 1, in cui venivano racchiuse le prime 6 avventure; ottima edizione e stampa da parte della casa editrice romana. Se trovate questo invece del volume consigliato vi garantisco che farà la stessa bella figura nella vostra biblioteca di “300”.
Anche la Play Press ha racchiuso la saga in quattro volumi brossurati: Play Book Silver Surfer classic.
Inoltre è possibile trovare i racconti di Lee e Buscema nel volume Silver Surfer Classic della serie Le grandi saghe in allegato al Corriere della sera.

10 commenti:

  1. Innegabile il fascino di Silver Surfer, eroe dolente e romantico come nessun altro, e pazienza se Stan Lee lo sapeva e ci marciò alla grande scrivendo, come suo solito, con più mestiere che passione, sciorinando tutti i suoi classici in serie, anche più volte: il mostro che vuole almeno morire da uomo, il reietto della società che salva chi lo discrimina, i paralleli tra l'esiliato spaziale e lo straniero emarginato... tutto molto bello, se non lo si legge 600 volte, e se ci si dimentica che in tempo di guerra fredda lo stesso Stan Lee non era tanto per la pace fra gli uomini e scriveva storie che a confronto McCarthy è Obama...
    Ma come hai giustamente notato, il pezzo forte è godersi Big John in tutte le sue versioni (io l'ho fatto sui 4 volumi della Play): buone le chine di Adkins, come al solito un po' pesanti ma simpatiche quelle di Stone, sontuose quelle di Sinnot, ma quelle del fratello Sal... bhé, lì si raggiunge davvero il massimo. Perché sono forse più asciutte, più crude, e proprio per questo è la versione di Silver Surfer che preferisco in assoluto: è quella che trasmette più tormento, più solitudine, ma anche più grazia, nobiltà e perché no, eleganza.
    E poi l'ultimo episodio, disegnato da un Kirby cartoonizzato da Stone e mai così fuori posto, perché quello decisamente non era il "suo" Silver Surfer (il Re aveva anche cominciato a scriverne le origini per proprio conto, salvo poi vedere pubblicata questa serie scritta da Stan Lee il quale, signore come sempre, non aveva ritenuto di avvertirlo della sua iniziativa...) ma quello di Buscema. Eppure proprio per questo è spettacolare e forte l'ultima pagina, con la faccia di Silver Surfer sfigurata dall'ira che manda a quel pianeta tutto e tutti giurando vendetta, un monito inquietante, come se proprio al termine dell'ultimo episodio il fumetto ci dicesse: alla fine ce l'avete fatta, stupidi umani, a corrompere anche il più nobile degli esseri viventi. Ed ora ve la farà pagare.
    Ma è anche un grido rabbioso in cui tanti, secondo me a ragione, hanno visto tutto lo sdegno e la collera del Re verso una Marvel che trattava il più grande di sempre senza un briciolo di rispetto per la sua arte.

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    1. Beh, come disse Frank Miller pubblicamente... e cioè che la Marvel dovrebbe vergognarsi perché senza Jack Kirby non esisterebbe... e il re l'h apertamente dimostrato sfornando capolavori senza l'aiuto di nessuno...
      Stan Lee è sempre stato un tipo molto attento alla sua immagine... capelli ben pettinati, Occhiali da sole all'ultima moda è sempre in primo piano. Poi c'è anche lo scrittore che ha fatto cose splendide ma che avrebbe potuto usare più la macchina da scrivere e meno l'obbiettivo: alla fine gli autori di fumetti non sono star. per quello c'è il cinema. A differenza, Kirby lavorava, sgobbava di brutto e ci meravigliava.
      Il pezzo forte di questo Silver Surfer è Big John, strepitoso e dinamico... ma di lui parlerò ancora... Tra parentesi mi sarei limitato a proporre il volume della Comic Art con le prime sei storie, ma non volevo proprio tralasciare gli episodi con Shalla Bal e Yarro Gort in piena Guerra civile.
      Stan è un pò come il nostro Tiziano Sclavi (con le dovute differenze). Il nostro ha ha creato un personaggio etico come Dylan Dog: non fuma, non beve, è vegetariano, non ha mai un soldo... insomma tutto il suo contrario, ma si sa che i personaggi sono una sorta di alter ego dei loro autori... Scalvi come Lee ha scritto i suoi capolavori ( e che capolavori, almeno per Sclavi) e poi ha gettato la spugna... Che peccato!
      Comunque questo volume a mio parere merita, merita parecchio, sia per Stan, ma soprattutto per Buscema, davvero splendido...
      Poi come hai detto tu, il Re non si tocca, rimane sempre il numero uno e su questo non si discute.
      Grazie come sempre Ikaris... ma è il tuo vero nome o uno pseudonimo?:)

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  2. Certo che è il mio vero nome, però a voi umani in genere preferisco presentarmi come Ike Harris... :)

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  3. :):D... beh, io mi chiamo Nedeljko, ma per gli umani Ned:)

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  4. Non ho mai subito il fascino dell'araldo di Galactus ma conosco fin troppo bene il grande John e i suoi vendicatori ;-)
    In un certo senso, è colpa sua se suo fratello Sal, per anni ha dovuto lottare alla sua ombra per potersi affrancare, visto che è un grande!

    Questo consiglio per ora va in stand by :D

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  5. Fidati Massy... io non sono un grande fan del genere ma questo ne vale la pena.. anche se trovi su qualche bancarella i quattro volumetti della Play Press vanno benissimo... Big John è strepitoso e le storie sono belle e lui è un anti eroe tormentato, trattato come un diverso..
    Poi per carità, non voglio forzarti o convincerti... i gusti son gusti... :)
    a presto.

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  6. Ikaris ti voglio bene ! Stavo per prendere la parola ma hai già detto tutto tu. Avrei voluto amici come te quando leggevo articoli come " Jack Kirby : Un re a metà" di Luciano Secchi o " Di chi è la corona del re" di Andrea Plazzi e mi sentivo solo al mondo (a capire il genio di Kirby).

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  7. Ci sono artisti che possono piacere o non piacere... è soggettivo! Purché si riconosca la grandezza dell'artista qualora vi fosse.
    Di chi è la corona del re? Mario, Ikaris, tranquilli di re, nei comics ce n'è solo uno e si chiama Jack Kirby. Perché quello che ha fatto Kirby nei comics l'hanno fatto in pochissimi e nel genere supereroistico, possiamo citare Lee, Buscema, Romita, Colan, Adams, Moore, Miller, Busiek, Ennis, Millar ma a oggi nessuno l'ha eguagliato. E su questo non si discute.
    Poi, con tutta l'ammirazione (quella si a metà) che si può avere per Secchi e il suo Alan Ford... lui senza Kirby non sarebbe nessuno... come tanti del resto!!
    A presto amigos... :)

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  8. Senza voler entrare in dettagli, data anche la mia conoscenza limitata di Bunker, devo dire che se pure scoprissi che Luciano Secchi ha sproloquiato su Kirby... bhé, diciamo che non mi cadrebbe propriamente un mito. Ed è un eufemismo.
    Quanto a Plazzi invece, l'ho "incrociato" con piacere in mille introduzioni/editoriali e, ovviamente, su Rat-Man, e proprio ora mi sono imbattuto in una sua conversazione sul tema intrattenuta sul suo blog con un tale Mario: arrivo a ipotizzare che non si tratti di omonimia... :D
    A breve mi procurerò Star Magazine 8 per la curiosità di leggere quell'articolo, ma ad ogni modo mi pare di capire che Plazzi, come molti, adori Kirby più come disegnatore che come scrittore, e, sempre come molti, non gradisca appieno le sue trame a volte "confuse", i suoi dialoghi "oscuri". Va bene tutto, tanto più che stiamo parlando comunque di un appassionato dichiarato del Re.
    Semplicemente, ognuno vive e si gode quelle creazioni a suo modo. Ma per come la vedo io, chi non coglie appieno la grandezza di Kirby come autore completo si perde molto. Già parlare di Kirby scrittore e di Kirby disegnatore è fuorviante: il Kirby autore completo è qualcosa di più e di diverso dalla somma delle due cose.
    Quanto alle storie a volta definite "confuse" o "goffe", ai dialoghi "oscuri"... se non piacciono pazienza, ma sta lì, o almeno anche lì, la potenza della fantasia di Kirby, che semplicemente non conosce limiti. Perché Kirby non poteva che sfornare opere aperte, e per questo inesauribili, immortali: quello che per molti è confusione, che non è ben spiegato, è spazio per infinite suggestioni, impressioni diverse, letture personali.
    Leggere I Nuovi Dei, Mister Miracle, OMAC, Gli Eterni o altre fra le migliori creazioni di Kirby è, ogni volta, qualcosa di nuovo. Perché chi le (ri)visita è - inevitabilmente - una persona diversa da quella della volta precedente (si cresce, si cambia, o magari semplicemente si è di umore diverso), e con lui cambia anche l'esperienza di lettura, soprattutto in quegli spazi in(de)finiti.
    Kirby è un'esplosione di energia: non se ne possono tracciare i contorni precisi, conviene non provarci neppure, e godersi lo spettacolo il più possibile.

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    1. Ciao Ike
      In effetti non è un caso di omonimia. Ho voluto discutere con Plazzi perchè lo considero una persona competente e ragionevole ma la sua opinione è più o meno la stessa di Secchi che riduce la figura di Kirby a quella di un disegnatore "picchiatello" con la presunzione di voler scrivere. Per me Kirby è stato sempre il motore principale di tutte le sue creazioni, con Simon, con Lee e da solo. Può piacere o non piacere, ma tutta la sua produzione ha una continuità evidente di tematiche e di elementi autobiografici.

      Trovi un articolo di Plazzi su Kirby anche su Ratman collection n.33 Novembre 2002.

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