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venerdì 1 novembre 2013

Le castagne di Magnus

Prologo

Il salone dei comics di Lucca, nel 1990. 
Il 1990 fu l'anno in cui l'Italia ospitò i mondiali di calcio. Fu anche l'anno in cui la Microsoft lanciava il suo rivoluzionario sistema Windows 3.0 e l'anno in cui Giuseppe Tornatore vinse l'Oscar per il miglior film straniero. Ma ad essere sincero questi avvenimenti non mi sono rimasti impressi, tant'è che ho spulciato la nota enciclopedia libera per rinvenirli nella mia memoria.
Ma di quell'anno due cose mi sono sempre rimaste impresse: la doppia fila di alberi all'ingresso di Lucca, con quei tronchi imponenti che sembravano un perfetto biglietto da visita per una fiera del fumetto, ma, soprattutto, il giorno in cui alle ore 10:00 mi trovai di fronte all'uomo che, per quanto aveva disegnato nella sua vita avrebbe ormai dovuto rasentare la follia e che, invece, non era ancora impazzito: Magnus.
Premetto che quando andai a trovare il grande artista, non ero un suo grande fan. Anzi, a essere sinceri Magnus era uno degli argomenti più comuni per scatenare una discussione con i miei amici che invece erano fans accaniti del maestro bolognese (io semper fidelis a Jacovitti).
Perciò quando dissi a mio padre di voler conoscere Magnus, credo di averlo fatto solo perché poi avrei potuto vantarmene con i miei amici.
Ma le cose andarono diversamente da come me l'ero immaginate: quando uscii dal suo studio, e solo allora, mi resi conto di essermi completamente innamorato dei suoi disegni, della sua arte, del suo genio, come credo accadrà alla maggior parte di persone che leggerà quanto sto per scrivere.


Bologna, novembre 1990

La Guardiana del ponte uno dei racconti racchiuso nell'opera
Le Femmine Incantate.  
Mio padre era davvero insuperabile nel riuscire a procurarsi un appuntamento con i grandi maestri del fumetto. Per Magnus finse al telefono di essere un padre disperato con un figlio che voleva assolutamente conoscere il suo idolo. Fece centro. Magnus accettò di incontrarci nel suo studio la mattina del giorno dopo.
Puntuale peggio di uno svizzero, mio padre era dietro al cancello del suo studio dieci minuti prima dell'orario accordato. Alle dieci in punto, vidi un uomo arrancare su una di quelle salite che portano direttamente ai garage. Bassino, magro, due baffi ottocenteschi all'ombra di un bel nasone pronunciato su cui erano poggiati un paio d'occhiali. Non c'erano dubbi sul fatto che fosse Magnus, troppo simile ai suoi personaggi da non potersene accorgere. Ci salutò sorridendo e poi ci guidò verso il suo studio... in un garage sotterraneo.
Rimasi stupito, devo ammetterlo; ero convinto che autori di grido come lui possedessero degli studi pari al peso della fama che li contraddistingueva. Invece, ad essere sincero, posso dire che i grandi artisti che ho conosciuto lavoravano in studi abbastanza arrangiati.
Appena entrato in quello di Magnus rimasi colpito da due cose: un calice di vetro che conteneva inchiostro di china e una sfilza di pacchi di sigarette senza filtro poggiate su una vecchia radio, subito dopo l'entrata, come se fossero una serie di qualche romanzo o fumetto.
Magnus davanti al suo tavolo da lavoro. Da notare il calice pieno d'inchiostro di china e la tavola appena terminata de La Guardiana del Ponte.
Quel calice di vetro non era una soluzione felice. I calici non sono stabili come recipienti e il peso del volume di tutto quell'inchiostro si reggeva sull'esile gambo sottile. Praticamente sarebbe stata sufficiente un botta sul tavolo da disegno e una chiazza nera avrebbe distrutto il suo lavoro.
Ma Magnus aveva pensato anche a questo; le tavole a cui lavorava erano ben protette da uno di quei fogli trasparenti rigidi, tipo quelli dei book da disegno.
All'interno di questi fogli protettivi c'era, in quel momento, una delle tavole tratta dalla storia La guardiana del ponte che insieme ad altre sei storie avrebbero composto l'ultima sua fatica, Le femmine incantate che Magnus stava appunto ultimando.
Appena si sedette sulla sua postazione, si accese una delle sue sigarette senza filtro e ci raccontò di come stava per mandare a rotoli tutto il lavoro fatto proprio su quella tavola. Magnus in alcuni casi usava dei retini adesivi per gli sfondi delle sue vignette. In quella particolare tavola usò uno di quei retini con effetto sfumatura, per ottenere uno sfondo alla Dino Battaglia.
Il grande Magnus, all'anagrafe Roberto Raviola.
Raccontava Magnus: “Vado a togliere il retino e stava per venir via tutta l'inchiostrazione. A quel punto, preso dal nervosismo, stavo per strappare tutta la tavola ma all'ultimo mi son detto “calma Roberto, calma!! e sono riuscito a recuperarla.”
Magnus era un personaggio che ti metteva di buon umore. Sempre allegro, molto disponibile, con quei baffoni che accompagnavano la risata. Si mise subito all'opera realizzando un disegno su un supporto sagomato a forma di orologio che mio padre era sovente dare agli artisti. L'intento era avere una piccola collezione di orologi con su un loro disegno originale.
Dato che il supporto era un cartoncino plastificato, Magnus realizzò il disegno a matita dapprima su un semplice foglio di carta A4 per poi capovolgerlo e riversarlo sul cartoncino plastificato più o meno con il metodo che usavamo a scuola per realizzare la carta copiativa. Dopo di che, armato di un pennarello Staedtler nero a punta media, inchiostrò e rifinì il disegno che raffigurava uno dei suoi personaggi più noti, Necron, fumetto di culto dell'autore bolognese riservato a un pubblico adulto.
Quel giorno con lui chiacchierammo di fumetti in genere; ci parlò della sua grande ammirazione per autori come Alex Raymond (ammettendo il suo debito verso il cartoonist americano nella realizzazione della sua saga fantascientifica I Briganti), Hal Foster, J. L. Salinas e finimmo col parlare di Tex, poiché ormai era noto il suo lavoro per un Texone che sarebbe dovuto uscire dopo quello realizzato da Victor de la Fuente ma che avrebbe invece visto la luce, purtroppo, come opera postuma solo nel 1996.
L'artista a lavoro su un disegno. Vederlo lavorare fu davvero emozionante.
Magnus tirò fuori alcune strisce del Texone che aveva realizzato a matita: bellissime ovviamente ma si lamentò dell'estrema difficoltà di reperire materiale inerente ad alcuni dettagli come gli attracchi dei cavalli alle diligenze e simili cose che solo un uomo come Magnus poteva cercare. È sempre stata nota la sua meticolosità nel dettaglio, ma con Tex arrivò a livelli quasi maniacali.
Ci parlò della sua grande ammirazione per Galep, si meravigliava delle soluzioni che il mitico creatore del ranger più famoso d'Italia riusciva a trovare e mentre parlava tirò fuori il Texone realizzato proprio da Galep e iniziò a sfogliarlo per farci capire meglio di cosa parlava. Ricordo che per tutto quel tempo ero quasi inebriato dalle parole di quest'uomo così umile e così modesto. Mi colpiva come parlava dei suoi colleghi senza mai provare alcun tipo d'invidia nei loro confronti: era affascinato dal loro modo di lavorare, ad esempio parlando di Andrea Pazienza o di Guido Buzzelli ma parlava anche del suo passato sodalizio con Max Bunker: “Lavoravo giorno e notte sulle tavole di Kriminal e Satanik e una volta finite mia madre si metteva in treno e le portava all'editore” raccontava con una punta di commozione.
Magnus: genio e ironia. Qui mentre scherza con il sottoscritto.
Ad un certo punto si rivolse verso di me e mi chiese: “E allora? Su forza...” mi prese il braccio e me lo alzò come se avessi vinto qualcosa d'importante. Credo che quel giorno incominciai a vincere il pregiudizio verso quegli autori, come Magnus appunto, ma anche Pazienza e altri che erano talmente rivoluzionari da non essere capiti da un quindicenne che aveva una concezione e una conoscenza del fumetto molto più classica.
Venne anche il momento delle dediche. Mi scrisse una dedica in cirillico (io sono per metà serbo) su un'edizione di una delle sue opere più belle, Le 110 pillole e ne regalò una versione tascabile in slavo a mio padre. Prima di congedarci, mi fece vedere alcune tavole di Milady 3000, un suo bel fumetto di fantascienza, su cui aleggiavano alcune macchie rose come se la tavola avesse il morbillo: “Vedi, ho usato il pennarello per riempire gli spazi neri e col tempo sono uscite 'ste macchie rosse. È inutile, non c'è niente di meglio dell'inchiostro di china.”
Ci accompagnò all'uscita. Fuori c'era un albero di castagne. Mia madre con i miei due fratelli minori ne raccolse qualcuna, chissà forse come ricordo. Fatto sta che il minore dei miei fratelli avendo da poco compiuto i due anni, incominciava a parlare e ogni volta che prendeva la castagna in mano pronunciava il nome di Magnus. Quelle castagne le abbiamo tenute per anni e anni fino a quando non andarono perse in uno dei tanti traslochi, acerrimi nemici delle piccole cose.
Il maestro ci salutò come se fossimo dei vecchi amici. La sua famiglia in quel frangente non c'era, era partita in vacanza senza di lui. Ma credo che le sue vacanze lui preferisse passarle tra fogli, matita e inchiostro. Come del resto farà fino alla fine.

Epilogo

Tornati a Lecce, mio padre tirò fuori dalla nostra biblioteca una fedele riproduzione di un catalogo americano di fine ottocento in cui si vendeva per corrispondenza qualsiasi genere di mercanzia, dalle stufe a carbone alle armi, dalle carrozze ai macchinari, dagli orologi alle posate fino ad arrivare ai vagoni ferroviari. Il tutto illustrato in maniera minuziosa con una tecnica incisoria tipica dell'ottocento. Una gioia per gli occhi di qualunque artista che avesse a che fare con il fumetto western ma soprattutto per uno come Magnus.
Lo fotocopiammo per intero e lo spedimmo al maestro. Magnus impazzì di gioia. In quel catalogo c'era tutto quello che un artista come lui poteva desiderare. Entusiasmo che Magnus espresse in un'intervista alla rivista Fumetti d'Italia (F.d.I. n. 1, Aprile 1992) in cui parlava di questo catalogo come un dono divino.
L'anno successivo mi trasferii a Roma per frequentare la Scuola Internazionale di Comics. A settembre uscì in edicola il Tex n. 371 la cui terza di copertina recava la rubrica Foto di famiglia in cui si parlava dei grandi protagonisti del fumetto italiano. In quel numero toccò a Magnus.

Cover dell'albo n. 371 della collana Tex. All'interno una dedica dell'immenso Galep al maestro bolognese, suo grandissimo ammiratore. 
Comprai quel Tex e il 30 ottobre di quello stesso anno mi recai con la mia famiglia a Chiavari per incontrare l'idolo della mia infanzia, il mitico Galep. Gli facemmo vedere il Tex e parlandogli della stima che Magnus aveva per lui gli chiedemmo di dedicargli proprio quel numero in cui c'era la sua biografia. “Al bravo collega Magnus con tutta la mia simpatia.” scrisse Galep. Quando sentimmo Magnus al telefono andò in visibilio. Purtroppo non ci fu più occasione di incontrarci, Magnus ed io, e quell'albo è gelosamente custodito nella mia biblioteca.
Nel novembre del 1996, a nove mesi dalla morte di Magnus, ero a Roma per consegnare alcuni disegni a Jacovitti. Amavo girare nelle librerie della capitale e tutto d'un tratto vidi l'indimenticabile volto di Magnus nella copertina di un libro edito dalla casa editrice Punto Zero (Al servizio dell'eroe, settembre 1996). Presi a sfogliarlo provando una certa commozione, ripensando al quel bellissimo incontro avvenuto sei anni prima. All'improvviso il mio occhio cadde su uno dei tanti bozzetti su carta millimetrata realizzati da Magnus su cui recava una dedica a mio padre.
Credo sia stato un modo per dirci che non si era mai dimenticato di noi.
Sono passati ventidue anni da quell'incontro. Sono cambiate molte cose. Ma la grande, idescrivibile emozione di quel giorno non cambierà mai.  

Studio per il Texone n. 9 La valle del terrore, dedicato a mio padre Bogdan Bajalica. 

12 commenti:

  1. Bellissimo ricordo e fantastico ritratto di Magnus, grazie di averlo condiviso.

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    1. Grazie a te... Era davvero un grande uomo e un artista geniale...

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    1. Grazie mille Franco... In effetti rimpiango molto di averlo incontrato solo una volta... era un uomo simpaticissimo...:)

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  3. è anche per questi magnifici diari di ricordi che adoro il tuo blog!

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    1. Grazie... forte il post sul Vic 20:)... che anni ragazzi...

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  4. Un bellissimo post relativo ad un disegnatore che ho sempre amato!
    Grazie.
    Baggio.

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  5. Grazie a te di averlo letto:)
    A presto!

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  6. che emozione questo post ,davvero un bel ricordo di un GENIO SEMPLICE.

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    1. Grazie Simone... era davvero un uomo semplice e molto umile...

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