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martedì 26 novembre 2013

Il gusto degli altri – 10: Werther Dell'Edera

Werther Dell'Edera



Werther Dell'Edera
“Per essere un buon fumettista devi strutturarti e devi saper comunicare. Se sei un bravo pittore o un bravo illustratore non per forza sarai anche un bravo fumettista. Perché disegnare un fumetto non significa necessariamente dover fare in ogni vignetta la Cappella Sistina, bensì disegnare una vignetta funzionale a ciò che stai narrando: né una linea di più né una di meno. E questo sia a livello grafico che narrativo. Quello della sintesi è un discorso difficile, non lo metto in dubbio...”.

Con queste parole il grande Ivo Milazzo parlava della sintesi del suo stile in un'intervista rilasciata a Lo Spazio Bianco; e in effetti aveva ragione: quello della sintesi non è un discorso facile e soprattutto non è facile trovare gli artisti che riescono con pochi tratti a disegnare personaggi, scenari, tavole intere cariche di quella narrazione e dinamicità tipiche di un bel fumetto. Oltre al già citato Milazzo, di fumettari italiani mi vengono in mente Hugo Pratt, il primo Nicola Mari, Luca Vannini e... Werther Dell'Edera.
Splendido disegno dedicato a Daredavil.

Werther è un artista per molti versi unico nel panorama italiano: ha il “dono” della sintesi e credetemi se vi dico che è un elemento fondamentale per l'orizzonte dei fumetti. Il segno di Werther è fluido, dinamico, espressivo; ha un'immediatezza che raggiunge con rapidità il lettore. Penso per esempio ad alcune tavole di Loveless, una serie ideata da Brian Azzarello e disegnata da Werther (alternandosi con Zezelj e Frusin) con un'abilità quasi registica, se mi passate il termine. Ma anche le storie di John Doe e Detective Dante, la serie italiana Garrett e i lavori americani di Punisher War Journal (in coppia con Antonio Fuso) non sono da meno. Se si ha la fortuna di vedere le sue tavole in bianco e nero (soprattutto quelle per il mercato americano) non si può non ammirare la naturalezza e il perfetto equilibrio che le contraddistingue. Del resto gli autori da lui amati e citati in questo suo personale elenco hanno influenzato non poco il suo stile: da Miller a Mazzucchelli, da Mignola a Munoz, Werther è riuscito a coglierne gli insegnamenti e a metterli in pratica con intelligenza e personalità. E con la vera passione di chi fa questo lavoro.  
Particolare di una tavola tratta dalla mini serie Orfani. Il numero disegnato da W.Dell'Edera è previsto per Marzo 2014. 




I gusti di Werther Dell'Edera

1 - Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller


“Un concentrato di potenza emotiva. Dal disegno, alla china, ai colori alla storia. Mi è entrato dentro immediatamente e non se n'è più andato. Per me è il miglior fumetto del mondo!”.

2 - Ghost in the shell di Masamune Shirow

3 - Spider-Man: Torment di Todd McFarlane

4 - Akira di Katsuhiro Otomo

5 - X-men: Il fato di Fenice di C. Claremont e J. Byrne

6 - Davil: Rinascita di F. Miller e D. Mazzucchelli

7 - Grey di Yoshihisa Tagami

8 - Cosmic Odissey di J. Starlin e Mike Mignola

9 - Batman Anno uno di F. Miller e D. Mazzucchelli

10 - Alack Sinner: Nicaragua di J. Muñoz e C. Sampayo

“Alcune opere, comunque fondamentali per me, sono rimaste fuori dalla lista perché ho prediletto un unico aspetto nella cernita, ossia la prima lettura. Mi spiego; quello di seguito è un elenco composto da letture molto giovanili. Tanto giovanili che l'idea di poter fare il fumettista non era neanche in embrione e nonostante ciò, queste letture sono state un proiettile nel cervello per me tanto da spingermi a copiare e ricopiare alcune delle immagini che le componevano. Questa “Top Ten” rappresenta un elenco delle "prime volte" della mia adolescenza. Poi ci sono state numerose altre "prime volte" in altri stadi della mia vita e ancora continuano ad esserci, perché la ricerca è costante!”

Per conoscere meglio il lavoro di Werther visitate il suo blog: Watch Out

Il suo lavoro più bello: Loveless

Due splendide tavole e la cover n. 12 dell'uscita americana di Loveless

La sintesi artistica di Werther Dell'Edera si unisce all'estetica di Howard Hawks e Sergio Leone: inquadrature con una grande profondità di campo, efficace senso del ritmo e dell'azione unite al suo segno che riesce a distinguerlo dalla gran parte di autori in circolazione.


1 commento:

  1. Anche per me, Il Ritorno del Cavaliere Oscuro è stato lo spartiacque, anticipato in parte da Elektra Saga, mio primo contatto con Miller... la classifica è bella proprio per il fatto che si sofferma sulle prime letture, e sugli anni dell'adolescenza. Così come per i libri e per i film, anche per i fumetti ci sono opere che rimangono ancora più indelebili se si scoprono al momento giusto, specie in quell'età magica e assurda che va dai 14 ai 18 anni. Per me, in quegli anni, il buon Frank è stato il Messia che mi ha mostrato cosa poteva essere il fumetto, al di là delle poche cose di poco valore che avevo seguito sin lì in edicola...Elektra Saga, Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, Born Again, Anno Uno, Ronin...ancora ricordo le sensazioni che mi hanno fatto provare, anche se alle letture successive l'emozione non è stata la stessa. Anche per questo, l'unica opera di Frank Miller che non leggo da parecchi anni è proprio Il Ritorno del Cavaliere Oscuro: la suggestione del ricordo di un'Opera così grande, con l'effetto che mi ha fatto allora (quando, ad ogni modo, me la sono riletta parecchie volte in poco tempo...), è più potente della voglia di riscoprirla a distanza di tanti anni.
    Torment invece lì in mezzo mi lascia un po' basito...ma credo che anche lì il fattore-tempo sia decisivo: per quanto a mio parere McFarlane sia un autore inconsistente, e le sue storie (e disegni) su Spider Man siano invecchiate malissimo, è innegabile che in quel momento abbia fatto "il botto", impressionando le giovani menti dei lettori con un'estetica completamente nuova. Io l'ho scoperto tardi, e ne ho ricavato solo una gran delusione...
    E Akira? Grandissimo impatto, mi ha lasciato di stucco i primi episodi... poi rimango del parere che se Otomo non si fosse perso nel suo piacere onanistico di far deflagrare città e continenti per millemila pagine, e avesse contenuto e concentrato il tutto in, diciamo... 300-400 pagine (fra l'altro, mi pare di aver letto che il progetto originario fosse appunto una cosa più breve: ti risulta?), sarebbe stato un Capolavoro assoluto; così, invece, mi ha lasciato un po' di amaro in bocca.
    Complimenti Ned, il tuo blog rimane sempre il mio preferito, ciao!

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