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giovedì 28 febbraio 2013

300: Miguel Ángel Martín - The Complete Brian the Brain


Coniglio Editore, 2006
(Spagna, Brian the Brain, 1998)
Dov'è mia madre? Voglio vederla!”
Brian l'hanno isolata... È in quarantena.”
Quello è l'uomo dell'eutanasia. Che fa qui? Mi fa paura.”
(Brian)

Miguel Angel Martìn
Bambini nella Bio Lab.
Ricordo che ero a Roma, alla fiera del fumetto Expocartoon per presentare RAP, un fumetto che realizzai insieme a Jacovitti. Era il 1996, tra i vari padiglioni si aggirava tantissima gente, ma in tutto quel caos echeggiava la voce al microfono che annunciava che allo stand della Topolin Edizioni era disponibile Psychopathia Sexualis, sponsorizzato come il fumetto più violento e ripugnante mai realizzato. Autore della controversa opera era lo spagnolo Miguel Ángel Martín, che con un tratto essenziale, preciso e pulito realizzava una chiara denuncia sulle patologie sessuali più estreme come la pedofilia, violenza carnale e deviazioni sessuali varie che fecero di questo libro un caso nazionale; sequestro della magistratura e conseguente arresto dell'editore della Topolin Jorge Vacca, poi per fortuna rilasciato. Il nome di Martìn iniziò a rimbalzare in giro per il mondo, e l'artista avrebbe affinato sempre di più il suo stile tanto da essere considerato, secondo la rivista Times, il più grande disegnatore europeo di fumetti.
E i fumetti l'autore spagnolo li sa fare davvero bene; polemico e trasgressivo, Martìn riesce sempre a spiazzare il lettore, a disturbarlo, a inquietarlo ma anche a farlo riflettere. Perché i suoi fumetti spesso rappresentano interessanti spunti di riflessione su un mondo malato e perverso che ci circonda.
Con Brian the Brain, Martìn firma il suo capolavoro e uno dei più grandi fumetti del XX secolo. L'autore affida al piccolo Brian, ragazzino nato con la calotta cranica scoperchiata in seguito a degli esperimenti che una corporation farmaceutica ha eseguito su sua madre durante la gravidanza, tutto il suo disprezzo per una società malata e sporca che si ripulisce grazie al denaro prodotto a discapito della povera gente. Una catena che Martìn racconta egregiamente, mettendo in scena la difficile vita del piccolo Brian, tra l'indifferenza razzista dei suoi compagni di scuola e l'obbligata sensibilità di chi come Brian è un diverso che cerca di integrarsi. Assistiamo così alle vicende che portano la mamma del nostro piccolo protagonista a fare la cavia per la Bio Lab, azienda farmaceutica che oltre a pronunciare i fatidici “Mi dispiace!” davanti alle mostruosità perpetrate sugli esseri umani, non dimostra nessuna pietà; la morte della madre di Brian e l'adozione del piccolo protagonista da parte della Bio Lab sono un perfetto esempio della bestialità umana che da sempre si nasconde dietro le benefiche facciate della ricerca al fine di alleviare la sofferenza umana.

Il mondo violento degli adulti: il piccolo Brian si prende cura di sua madre.
Sofferenza che Martìn descrive attraverso Brian e la sua volontà d'amare, ma anche attraverso una serie di ragazzini “freak” disillusi, amareggiati e spaventati da un mondo che non riesce ad accettarli: “ E' lì fuori tutto quello che non voglio!” sospira uno dei ragazzini vittime degli esperimenti della Bio Lab.
E con Brian the Brain, Miguel Ángel Martín raggiunge il suo massimo livello artistico, grazie a uno stile pulito, che unisce precisione ed essenzialità; la città in cui si muove Brian viene disegnata dal bravissimo autore spagnolo come un enorme ambiente pulito e sterile, proprio come un laboratorio.
E i suoi piccoli protagonisti hanno dentro se stessi quella saggezza adulta tipica di Charlie Brown e compagni, ma si distanziano dai personaggi di Charles M. Schulz in quanto spesso cinici, spietati e cattivi ma allo stesso tempo vittime sofferenti e inconsapevoli.
Un fumetto unico nel variegato mondo delle nuvole parlanti; un capolavoro assoluto che una volta letto non si dimentica tanto facilmente in virtù della sua reale e spietata disillusione. Ma Brian the Brain non è solo un fumetto che denuncia una società perversa: è anche una storia in cui dei bambini, le creature più innocenti al mondo, cercano e sognano amore.
Assolutamente imperdibile.

I bambini nei disegni di Martìn: Brian cerca di consolare un suo amico, infelice e disilluso.


Curiosità: A proposito di Brian the Brain, Martìn ha detto: “Brian The Brain” non è l’uomo del futuro, è la società universale. Vuole mostrare la società come è in ogni parte del mondo, dall’alba dei tempi ad oggi, e come sarà anche nel futuro. In particolare va riferita alla società di oggi, dove stiamo vivendo un neofascismo orwelliano.”

Edizione consigliata e altre edizioni: l'edizione consigliata, The Complete Brian the Brain, è ottima: buona qualità di stampa e cura editoriale, racchiude tutte le storie di Brian con materiale inedito aggiunto. Bella introduzione di Massimo Galletti, uno dei fondatori del Centro Fumetto Pazienza.
Inizialmente, Brian the Brain è stato pubblicato in Italia dalla Topolin Edizioni in sette albi spillati reperibili nelle fumetterie specializzate e sul web.




mercoledì 27 febbraio 2013

Qualche ora con Aleksandar Zograf


Belgrado 13 ottobre 2011.

Saluti dalla Serbia e In Giro per lo spazio tempo
due dei libri più belli di Aleksandar Zograf
Al mio arrivo a Belgrado una delle cose che desideravo di più era conoscere Aleksandar Zograf, fumettista serbo, nato a Pančevo nel 1963 e autore di opere come, per citarne solo alcune, Lettere dalla Serbia, Saluti dalla Serbia, Storie in giro per lo spazio tempo, Segnali.
Ci siamo incontrati lo scorso 29 settembre al Salon Stripa (mostra mercato del fumetto) a Belgrado. Qualche chiacchiera sulla situazione dei fumetti in Serbia, un'occhiata veloce alle ultime pubblicazioni, vari scambi d’opinione sui fumetti in circolazione e la promessa di rivederci a Pančevo.
E la promessa l'abbiamo mantenuta: ieri (12 ottobre), nel primo pomeriggio, giungo nella piccola cittadina a 18 km da Belgrado, dove vive Alaksandar (Sasa) che mi aspetta a casa sua. E’ un tipo molto simpatico, cordiale e tranquillo. Appena entrato mi omaggia di due suoi disegni originali, più qualche altra pubblicazione. Tra queste vi è il catalogo della mostra di fumetti GRRRR! tenutasi a Pančevo nel 2004, alla quale avrei dovuto partecipare anche io, ma alla quale non riuscii a presenziare a causa di diverse circostanze legate al lavoro.

L'omino dai capelli neri altri non è che A. Zograf, in uno dei due disegni donatimi dall'artista serbo. 

Sasa prepara un buon caffè turco e mi offre una fantastica grappa invecchiata di 10 anni. Mi presenta sua moglie, Gordana, una donna molto simpatica che mi offre un dolce buonissimo, fatto con farina, zucchero e noci. Poi mi fa vedere la sua collezione di tavole originali di artisti dell’ex Jugoslavia, risalenti agli anni 30 e 40, veramente affascinanti. Scopro così che anche Sasa, come me, ha un debole per i fumetti della golden age. Chiacchierando mi dice: “Amo molto il fumetto vecchio e autori come George Herriman (Krazy Kat) e Winsor McCay (Little Nemo in Slumberland), mi piace il fumetto americano perché credo sia quello che ha le più antiche tradizioni, ma anche il fumetto europeo e italiano”.
A. Zograf alias Sasa Rakezic nel suo studio a Pancevo. 
Sasa è molto conosciuto in Italia. Ha pubblicato con Punto Zero, Black Velvet e recentemente con l’editore Fandango Libri, che ha riproposto due suoi libri davvero belli: Segnali e Storie dallo Spaziotempo. Quest’ultimo raccoglie le storie brevi che Sasa pubblica sul settimanale serbo Vreme (una rivista che ricorda il Time americano o il nostrano L'Espresso). Mi sono molto divertito a leggerlo e soprattutto a vedere che Sasa è un estimatore dell’Italia e in particolare della mia regione: la Puglia: “Bellissima, mi piace tanto, senza nulla togliere agli altri posti ma per me è la vostra regione più bella”. Controbatto, dicendo che non ha ancora visto il Salento. Sicuramente se ne innamorerà.
Parliamo anche delle bombe NATO cadute a Belgrado nel 1999. Chiedo a Sasa se sono cadute anche nella sua Pančevo. “Altrochè!”, risponde e aprendo la finestra del suo studio, mi fa vedere la zona industriale, al tempo completamente bombardata e oggi ricostruita. “E’ davvero incredibile quello che è successo. Dov’è il senso di bombardare Pančevo, quando l’obiettivo era fermare Milošević che se ne stava da tutt’altra parte?”.
Come non dargli ragione. A Belgrado sono morti oltre 2000 civili in 70 giorni di bombardamento, e molti erano bambini. E tutt’oggi, si continua a morire per la faccenda dell’uranio impoverito usato dalla NATO durante i bombardamenti nella capitale serba.

La raffineria di Pancevo vista dall'abitazione di A. Zograf: l'impianto
fu uno dei bersagli più bombardati dagli aerei NATO nel 1999. 
Mi fa vedere la sua libreria, bellissima, come piacciono a me, con le sue pubblicazioni (ne ha davvero tante) e tante belle edizioni di libri a fumetti di generi più svariati. Anche sua moglie Gordana partecipa alle nostre conversazioni e mi fa vedere una vecchia edizione della BUR di Sensa Senso di Franco Matticchio, un nostro bravissimo autore che le piace tanto.
Continuiamo a parlare di fumetti. Parliamo di Magnus (Sasa possiede un disegno originale di Alan Ford, che mi fa vedere), Jacovitti, di cui mi chiede qualcosa dato che è a conoscenza della mia collaborazione quinquennale con il grande artista, e che Sasa stesso omaggia in una storia breve contenuta nel libro Storie dallo Spaziotempo.
E ora i libri di Sasa verranno pubblicati anche in diversi paesi esteri, a conferma del talento dell'originalità con cui è in grado di raccontare storie che si rifanno a vecchie leggende del suo paese, così come a ricordi legati ai suoi viaggi. Il tutto con un tratto davvero particolare, che definirei un incrocio tra un pittore naif e Robert Crumb.
Sul finire della nostra chiacchierata, parliamo della situazione attuale serba, sia dal punto di vista del fumetto che da quello più sociale. C’è ancora molto da lavorare, ma personalmente, dopo vent’anni d’assenza, ho rivisto una città bellissima (che non teme confronti con Parigi, Praga o Roma), piena di vita e d’iniziative, di tradizione e di storia, e soprattutto di cultura. Non per niente è la patria di Ivo Andric (scrittore premio nobel nel 1961) e soprattutto di Nikola Tesla, il più grande genio scientifico dopo Leonardo Da Vinci.
Ringrazio Sasa e sua moglie Gordana, per il tempo dedicatomi e per le belle ore trascorse in loro compagnia.

Il tavolo da lavoro di Aleksandar Zagrof

lunedì 25 febbraio 2013

300: Aleksandar Zograf – Saluti dalla Serbia



Editrice Punto Zero, 2001
(Serbia, Regards from Serbia, 1999-2001)
Uno dei pensieri più spaventosi nel mezzo di quella follia era l'idea di una guerra “buona” e “pulita” prospettata dai paesi più ricchi del nostro pianeta... Le loro erano bombe “intelligenti”, la loro guerra era descritta come un' “azione umanitaria” e i civili uccisi erano “danni collaterali”...
(A. Zograf)

Aleksandar Zograf
Una delle prime tavole in cui Zograf
descrive i bombardamenti NATO.
Sono nato in Svizzera, ma ho sempre vissuto in Italia. Mia madre è italiana, mio padre serbo e questo fa di me un mezzosangue. Durante i bombardamenti sulla città di Belgrado, nel 1999, ero tranquillo in Italia ignaro di quello che stava succedendo. Nella capitale serba vivevano mia zia, le mie due cugine e mia nonna che non vedevo da circa dieci anni. Nel 2004 in occasione di un piccolo festival del fumetto nella città di Pančevo a pochi km da Belgrado, fui invitato a partecipare con una mia piccola personale di disegni affiancata a una mostra di Jacovitti. Ma anche quell'anno la mia visita in Serbia saltò. Alla fine dell'estate del 2011, lasciai un lavoro amministrativo che m'imprigionava e decisi di rivedere i miei parenti e la città che era stata lo sfondo di tante mie vacanze infantili. Arrivai a Belgrado e ritrovai una città ancora più bella e forte, che a soli dieci anni dai bombardamenti rappresentava un evidente desiderio di crescita sotto tutti gli aspetti. Mia zia mi raccontò dei terribili giorni in cui avvennero i bombardamenti NATO e dentro di me non osavo immaginare le terribili emozioni che si possono provare in simili momenti.
Ma uno dei ricordi più belli della mia recente visita a Belgrado è quello dei diversi incontri con Aleksandar Zograf, il fumettista serbo più famoso al mondo. Zograf aveva denunciato spesso, attraverso le sue tavole a fumetti, gli orrori e le assurdità dei bombardamenti; nello studio della sua abitazione a Pančevo. Ci affacciammo alla finestra e l'autore serbo mi indicò una raffineria che durante gli attacchi NATO era uno dei bersagli preferiti: E’ davvero incredibile quello che è successo. Dov’è il senso di bombardare Pančevo, quando l’obiettivo era fermare Milošević che se ne stava da tutt’altra parte...” mi disse Aleksandar, con un tono per niente rabbioso ma di chi ha realmente vissuto quei momenti interrogandosi sul senso di tali assurdità.

L'ironia di Aleksandar Zograf sulle bombe intelligenti eroiche risoluzioni di una guerra "buona" e "pulita".
Interrogativi, dubbi, incertezze, angoscia, smarrimento e rassegnazione insieme a un pizzico di beffarda ironia sono gli ingredienti di questa raccolta di strip in cui Aleksandar Zograf fa una cronostoria di quei terribili giorni in cui i rumori più frequenti erano proprio i rombi assordanti dei caccia uniti alle varie esplosioni di bombe. E nel farlo, Zograf non si lascia trasportare da facili patetismi o sentimentalismi, anzi, tutte le sue tavole compongono una sorta di ironico dramma in cui l'artista e sua moglie Gordana sembrano prenderla con la consapevolezza che prima o poi tutto finirà e si ricomincerà a vivere normalmente. E questo avviene con la fine dei bombardamenti e il crollo del regime di Milošević, avvenuto il 5 ottobre del 2000 e raccontato dall'autore in una delle ultime tavole: “Al termine della giornata ci siamo resi conto che il popolo serbo era riuscito a rovesciare il regime di Milosevic praticamente senza dover ricorrere alla violenza... È successo tutto in modo naturale, come una specie di sogno di massa che diventa realtà...”.
Con un tratto underground degno del miglior Robert Crumb, Aleksandar Zograf si è aperto al pubblico di tutto il mondo rendendolo partecipe dei suoi sogni e dei suoi incubi, spesso presenti nelle pagine di questa bellissima opera, preziosa testimonianza di una delle tante assurdità partorite dalla guerra durante la fine del secolo scorso.
Ma per fortuna Zograf non è solo un grande autore ma anche e soprattutto un grande uomo, molto umile e capace di prendere un'immensa tragedia con la giusta filosofia: “Festeggiamo e basta! Dopotutto, chi se ne frega? Mi sembra un finale ragionevolmente lieto per un secolo che poteva chiudersi decisamente peggio...”.

La guerra "buona" e le sue vittime innocenti in una splendida rappresentazione di Zograf

Curiosità: L'idea di narrare le vicende dei bombardamenti per il mercato americano fu data a Zograf dal cartoonist americano Chris Ware. Le vicende narrate coprono un arco narrativo che va dal marzo del 1999 al primo gennaio del 2001.
Zograf aveva già trattato il tema della guerra nel precedente e altrettanto bello Lettere della Serbia. Aleksandar Zograf è lo pseudonimo di Aleksandar “Sasa” Rakesic.

Edizione consigliata e altre edizioni: Il volume consigliato è di buona qualità come tutte le edizioni curate dalla ex casa editrice del critico Andrea Plazzi che ha curato anche la traduzione. Introduzione disegnata di Chris Ware. Lo stesso Zograf introduce l'opera con un prologo disegnato in tre tavole.
A oggi non mi risultano altre edizioni.

sabato 23 febbraio 2013

300: Luciano Bottaro – Il grande Pepito

Glénat Italia, 1990
(Italia, Il grande Pepito, 1958)

Da quasi mezzo secolo domina il fumetto comico italiano, è un autore molto prolifico e originale, uno dei pochissimi artisti che conosco in grado di esprimersi conservando sempre una personalissima, impeccabile unità stilistica in ogni cosa che fa...”
(Carlo Chendi)

Luciano Bottaro (in primo piano a destra) insieme a Mort Walker
Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo. 
La straordinaria ricchezza compositiva
di Luciano Bottaro
C'era un tempo in cui, in Italia, c'erano degli autori umoristici straordinari: il primo che mi viene in mente è Jacovitti, per una serie di ragioni che mi hanno legato al grande cartoonist, ma penso anche a Sebastiano Craveri, Lino Landolfi, Giorgio Rebuffi, Giovan Battista Carpi, Romano Scarpa; artisti meravigliosi che con il loro stile erano riusciti a creare un loro universo fatto di personaggi più o meno noti ma assolutamente unici per inventiva e personalità.
Bei tempi: un ragazzino apriva un periodico per ragazzi e si meravigliava di fronte a Cocco Bill, Procopio, Cucciolo, Tiramolla e via dicendo; che gran fortuna doveva essere quella d'avere tra le mani il meglio dei fumetti italiani ogni settimana, o mese che fosse: una sorta di pillola del buon'umore. E il bello di questi autori e che, riletti oggi (con un senso critico più libero), viene a galla tutta la genialità e brillantezza delle loro opere.
Rileggendo Il grande Pepito di Luciano Bottaro mi sono divertito come non mi accadeva da tempo. Nessuna battuta demenziale né umorismi alla Simpson o alla Ratman, solo brevi storie indirizzate ai ragazzi.
E qui sta il bello: leggere le storie di Pepito equivale (per chi come il sottoscritto è cresciuto a pane e cartoni giapponesi) a tuffarsi in un'infanzia sconosciuta, un'infanzia che apparteneva ai nostri genitori; un'infanzia, la loro, popolata da queste splendide avventure che spesso venivano conservate gelosamente affinché quell'innocenza fanciullesca non venisse mai dimenticata.

Una bellissima vignetta di Pepito in cui emerge la geniale sintesi grafica di Bottaro
Pepito poi incarna perfettamente uno dei personaggi che meglio invade le 'baloccheggianti' fantasie dei ragazzi: il corsaro. Chi di noi, nella sua fantasia, non l'ha impersonato almeno una volta?
Penso a come il geniale artista ligure possa essersi divertito nel creare un simile personaggio ma, ancor più, il folle universo dei personaggi di contorno.Sfogliando questo bel volumone della Glénat Italia ci imbattiamo in una serie di comprimari tra i più divertenti del fumetto italiano: dal marinaio tuttofare Stoccafisso, al pappagallo mascotte Beccodiferro; dall'intellettuale Nasello al fumatore di Pipa Ventoinpoppa; tutti imbarcati sulla Cetriolitas, un veliero che solca i mari nelle vicinanze di Las Ananas dove regna il tirannico e dispotico governatore Hernandez De La Banane detto Ventripotenza per la mania di passare il tempo a studiare nuove tasse da imporre al suo popolo con il solo fine di arricchirsi. Lo spalleggiano i suoi sudditi: il ministro e consigliere La Faina, il segretario amministrativo Don Libro di Cassa y Conto, senza dimenticare i due scienziati Scartoff e Telefunken. Come non divertirsi con simili personaggi? Un vero diluvio di divertimento concentrato in questa raccolta di otto tra le storie più esilaranti del corsaro più simpatico del fumetto italiano.
Ma con Pepito non ci si ferma solo al divertimento. Il grande formato del volume ci offre l'occasione di ammirare i bellissimi disegni di Luciano Bottaro che, tra ciurme di corsari, pirati e velieri in mare, è veramente a suo agio così come testimonia la sua lunga produzione artistica fatta di personaggi come il bucaniere Aroldo o il mozzo Tim; un tratto pulito, essenziale, carico di una freschezza espressiva che resiste ai tempi e che ha dato non poche soddisfazioni al grande artista amatissimo in molti paesi, Francia in primis.
Luciano Bottaro andrebbe riscoperto; da chi per pochi istanti vuole ritornare un ragazzino spensierato.
Ma soprattutto andrebbe riscoperto dalle odierne generazioni di fumettari umoristici: quantomeno per capire che con delle semplici storie si può creare qualcosa di molto prezioso.

Pepito: un fumetto indirizzato a un pubblico ragazzi ma che vanta soluzioni grafiche assolutamente geniali.


Curiosità: Pepito è stato il primo personaggio del fumetto italiano a godere di un grande successo internazionale. In Francia fu pubblicato fino al 1972 con una vasta produzione di tavole che costrinse Bottaro ad avvalersi di altri artisti tra cui Ferdinando Fusco (futuro disegnatore di Tex), Giorgio Rebuffi e l'allora giovanissimo Giorgio Cavazzano. La grande fama del simpatico corsaro indusse i francesi a produrre gadget legati al personaggio: saranno i primi tentativi di merchandising legati a un personaggio italiano.

Altre edizioni: interamente dedicata a Pepito al momento, in Italia, non credo ve ne siano. Il volume consigliato è comunque di facile reperibilità sia in rete che nelle fumetterie che trattano l'usato. 

venerdì 22 febbraio 2013

COMIC AUTHOR IN THE SPOTLIGHT!

Ritorna COMIC AUTHOR IN THE SPOTLIGHT il corso creativo di fumetto organizzato da Mondi Sommersi e tenuto dal sottoscritto. 


Clicca QUI per iscriverti o saperne di più!



C.A.I.T.S. è un corso che ha come obiettivo una formazione base per diventare autori di fumetti. Per raggiungere tale scopo il corso si basa su tre semplici regole che l'allievo dovrà sempre tenere a mente:

- Istintività
- Intuitività
- Narrazione


Prendendo le mosse dalla conoscenza base del disegno (anatomia di base, prospettiva intuitiva, ecc..), fermando l'attenzione sull'importanza storica e culturale di molti autori e personaggi del mondo dei comics e, infine, giungendo all'acquisizione delle fasi fondamentali per la realizzazione di una storia disegnata, l'allievo intraprende un viaggio in cui conosce e apprende tutti i segreti che portano alla realizzazione di un fumetto. 

Passione e pratica sono gli elementi che servono a raggiungere l'obiettivo e a farsi conoscere nel mondo dei comics!

Che cos'è il fumetto?


mercoledì 20 febbraio 2013

300: Robin Wood e Domingo Mandrafina – Savarese



Mondadori - Collana "I maestri del fumetto" n. 9, 2009
(Argentina, Savarese, 1977)
Stanno dappertutto... qui come in Sicilia... Corrompono tutti. Usano le leggi a proprio beneficio... Arricchiscono con la miseria degli altri, come sanguisughe...”
(Johnny Savarese)

L'arrivo di Giovanni Savarese in America.
Robin Wood e Domingo Mandrafina.
Scegliere Savarese è stato facilissimo; figuriamoci! uno dei migliori fumetti della scuola argentina non poteva certo mancare in una biblioteca che racchiude il meglio del fumetto mondiale.
Il vero problema è stato quello di scegliere un'edizione che valorizzasse un fumetto così bello e importante.
Scritto da Robin Wood e disegnato da Domingo Mandrafina, questo personaggio creato nel 1977 è approdato in Italia negli anni '70 grazie ai periodici dell'ex Eura Editoriale (oggi Aurea); il successo ha fatto sì che gli venisse dedicata anche una serie di volumi cartonati a colori a buon mercato ma dalla qualità di stampa davvero imbarazzante. Recentemente Savarese è stato riproposto in volumi brossurati in bianco e nero ad un prezzo contenuto e con una qualità leggermente superiore ai precedenti cartonati a colori. Da circa dieci anni a questa parte, molti periodici e quotidiani come Panorama, La Repubblica, Il corriere della sera ecc., stanno cavalcando l'ondata d'interesse mediatico suscitato dal fumetto con una serie di volumi dedicati ai migliori eroi del fumetto italiano e internazionale. E tra alti e bassi bisogna ammettere che alcuni volumi sono davvero degni di nota.
Pertanto, nel presentarvi Savarese, fumetto che ho sempre amato, preferisco affidarmi al volume Mondadori allegato a Panorama: ottima confezione, buona qualità di stampa ed un eccellente apparato critico.
Il volume racchiude le prime avventure di Giovanni “John” Savarese, nato in un paesino siciliano e figlio di un uomo onesto che si oppone alla mafia e da questa viene ucciso. Emigrato a New York, il giovane Giovanni si rifugia nel quartiere italiano e cerca di sopravvivere facendo i lavori più disperati, sforzandosi di mantenere alta la sua onestà e lontana la minacciosa ombra di sangue e violenza che lo perseguita. Il volume termina con il giovane protagonista che pensa di arruolarsi nella polizia per poter combattere quel terribile e oscuro male responsabile dello sterminio della sua famiglia.

La violenza nelle strade della New York anni '20: le raffiche dei mitra Thompson erano il rumore più frequente.
Savarese contiene i due ingredienti fondamentali che rendono grande un fumetto: una storia robusta, sorretta da disegni efficaci. Dovrei forse dire 'storie' anziché 'una storia', visto che le avventure di Savarese sono suddivise in storie autoconclusive di quindici pagine, che però, in effetti, messe insieme formano un grande affresco dell'America, fatta di proibizionismo e gangsters, che pochi sono riusciti a dare.
Wood parte da un'idea che inevitabilmente rimanda alla saga del Padrino di Mario Puzo (la famiglia dei siciliani onesti, massacrata dal capo mafia, cui sopravvive l'unico figlio) per poi distaccarsene e mettere in scena una sorta di tragedia greca popolata da personaggi comuni che dentro se stessi vivono una sorta di disillusione personale; la vediamo, questa disillusione, nel giovane Savarese perseguitato da un passato di sangue e desideroso di costruirsi un futuro in un paese che sembra vivere nella continua tentazione del male; la vediamo nel poliziotto Mike O'Rourke, per il quale difendere l'onestà vale il sacrificio della sua stessa vita e, ancora, la vediamo in una serie di personaggi delineati con talento dal pennello di Mandrafina, la cui abilità riesce a trasportarci per le vie di New York; una New York popolata da una straordinaria galleria di ritratti, di personaggi così ben caratterizzati da dare l'impressione di essere tutti, nessuno escluso, un pezzo importante e indispensabile della storia.

Il giovane John Savarese con il suo angelo custode, Mike O'Rourke, raro esempio di poliziotto onesto. 
Un talento, quello di Mandrafina, che affonda le sue radici nella miglior scuola argentina, soprattutto quella del grande Alberto Breccia le cui tracce stilistiche sono riconoscibili nei disegni del nostro fumettista; strabiliante il talento dimostrato da Mandrafina nell'articolare luci e ombre nella tavola, incidendovi così una grande atmosfera. Wood, dal canto suo, raccoglie l'immensa eredità lasciata da Héctor Oesterheld, e realizza uno dei suoi lavori più belli, in cui raccontando una storia d'immigrazione e riscatto sembra in realtà voler narrare quella della sua Buenos Aires, come ha giustamente fatto notare il fumettologo Daniele Barbieri.
Wood e Mandrafina sono riusciti a creare uno di quei personaggi di cui non ci si stanca mai di leggere le avventure. Quando finirete di leggere questo volume, credetemi, passerà poco tempo prima che vi ritorni la voglia di rileggerlo.

L'estetica del bianco e nero di Domingo Mandrafina in una rappresentazione notturna di New York. 

Curiosità: In questo primo ciclo di storie fa la sua comparsa anche in noto gangster Al Capone; sarà lui a dare la possibilità al giovane Giovanni di diventare cittadino americano con il nome di John Savarese e sarà sempre lui a pentirsene più avanti.
Le storie presenti nel volume consigliato s'interrompono con la scelta di John Savarese di diventare un agente dell'FBI.
Contrariamente a quanto si può credere dal nome, Robin Wood è paraguaiano; in realtà possiede anche le cittadinanze argentina e danese.
Introduzione di Daniele Barbieri.

Altre edizioni: Quella consigliata è al momento la migliore. L'Eura Editoriale ha ristampato Savarese in volumi cartonati a colori in cui però si perde gran parte dell'espressività artistica del disegno di Mandrafina oltre a un rimontaggio delle tavole per niente degno di nota. Recentemente L'Aurea sta ripubblicando tutto il ciclo di storie in dei volumi molto buoni, in bianco e nero e rispettosi del formato della tavola originale. 

lunedì 18 febbraio 2013

300: Altan – Colombo

Comma 22, 2009
(Italia, Colombo, 1976)

Cose serie! Ha ha ha! Per te andare in India o al cesso è lo stesso Pinzòn. Tu vincerai sempre, nella tua vita!”
(C. Colombo)

Cristoforo Colombo: l'opposto di un eroe.
Francesco Tullio Altan
Tutti sanno che il 12 ottobre del 1492 Cristoforo Colombo, a bordo delle tre caravelle Nina, Pinta e Santa Maria, scoprì l'America. Praticamente è una delle lezioni di storia più famose che maestri e insegnanti ci propinano fin dall'adolescenza, cercando anche di sottolineare la fierezza con cui da oltre cinquecento anni sbandieriamo questo primato, dati i natali italiani del famoso navigatore; un grandissimo esploratore ed eroe secondo la storia così come la conosciamo. Un uomo bello, vigoroso e sicuro di sé secondo la gran parte dei film dedicati alla sua figura di eroe leggendario.
Ma non è di questo parere Altan. Il noto autore della mitica Pimpa descrive Colombo come un uomo grasso e tarchiato, brutto, annoiato e privo di tutto quello che fa di un uomo un eroe.
Si tratta di un'opera umoristica, su questo non ci sono dubbi, ma per certi versi il Colombo descritto da Altan è quello più fedele alla realtà. Qui non ci sono fanfare, pacche sulla spalla, lealtà e amicizia che tanti film sul famoso navigatore genovese hanno diffuso; nelle tavole di Altan, tra una battuta e l'altra, riusciamo a figurarci la vita di un equipaggio al limite dello squallore, comandato da un Colombo che non riesce a tenere sotto controllo i suoi uomini, sporchi e privi di qualsiasi ideale, che non fanno altro che sparlare alle sue spalle fregandosene completamente dell'obiettivo che Colombo ha di raggiungere le Indie.

L'America prima dell'arrivo di Colombo: quando l'occidente era un mondo libero e incontaminato. 
Altan racconta la storia della scoperta delle Americhe intervallando le sequenze della navigazione (con un Colombo che vomita continuamente) a dei flashback in cui si narra la giovinezza dell'esploratore italiano, figlio di una prostituta e di uno studente in un collegio di preti: “Finalmente son padrone di me stesso.Qui potrò masturbarmelo in pace. La via del peccato è dura, ma tanto più dolce sarà la redenzione!” pensa il giovane Colombo mentre studia la cosmografia e sogna di proporre la sua geniale idea di raggiungere le Indie per occidente alla regina Isabella, il cui unico scopo sembra quello di portarselo a letto. Da qui una serie di esilaranti gag davvero divertenti ma che sembrano quasi servire da pretesto ad Altan per descrivere un mondo corrotto, violento e privo di scrupoli; evidenti come il sole le critiche alla chiesa (ricca di avidità e arrivismo a qualsiasi prezzo) e a una società che si fonda sulla corruzione e sui favoritismi.

L'adolescenza del giovane Colombo: la decisione di voler diventare un grande navigatore.
Praticamente un Altan capace, a metà degli anni '70, di descrivere perfettamente una società facilmente riconducibile al nostro bel paese e ai suoi numerosi scandali venuti a galla negli anni successivi ma in realtà sempre presenti fin dal principio ed esportati dal buon Colombo nel nuovo continente. Straordinaria, in questo caso, la sequenza iniziale, in cui Altan si serve del colore per raffigurare un paradiso libero e selvaggio che non sarà più lo stesso dopo l'arrivo di Colombo: il progresso che ha solo fini di dominio e distruzione.
Una menzione speciale va ai disegni di Altan: un tratto essenziale ma ricco nei dettagli e un sapiente uso del bianco e nero si alternano a una magistrale composizione delle vignette. L'artista trevisano crea così uno dei suoi lavori più belli e importanti, dove il suo personalissimo stile, che l'ha reso uno dei più noti umoristi italiani, si sposa meravigliosamente con una scrittura e un modo di raccontare del tutto originali.
Un'opera comica e divertente ma allo stesso tempo cinica e critica e per questo assolutamente vera.
Colombo di Francesco Tullio Altan dovrebbe essere letto nelle scuole: sarebbe un modo più divertente per comprendere una piccola parte dei lati oscuri della storia.

Il genio stilistico e compositivo di Altan illustra le conseguenze dell'arrivo di Colombo nelle Americhe.

Curiosità: l'opera è suddivisa in 12 capitoli più un prologo a colori. È divertente notare i commenti personali inseriti da Atan negli spazi bianchi che separano le vignette, che arricchiscono il già brillante humor della storia.
Nel 1992 il Teatro di Los Andes ha curato un adattamento teatrale dell'opera.
Postfazione al volume consigliato del grande Nico Orengo.

Altre edizioni: quella consigliata è la migliore per qualità e confezione oltre a essere anche la più recente. Nel 1987 Colombo (che fu pubblicato per la prima volta su Linus) venne edito in volume anche dalla Glenat. Nel 2003 la storia è stata inclusa nel bel volume antologico L'arte di Altan della serie I classici del fumetto di Repubblica.
Infine vi segnalo anche il bel volume che la Rizzoli ha pubblicato nel 2009, I nostri antenati - Tre biografie non autorizzate in cui è presente la storia di Colombo.