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martedì 26 novembre 2013

Il gusto degli altri – 10: Werther Dell'Edera

Werther Dell'Edera



Werther Dell'Edera
“Per essere un buon fumettista devi strutturarti e devi saper comunicare. Se sei un bravo pittore o un bravo illustratore non per forza sarai anche un bravo fumettista. Perché disegnare un fumetto non significa necessariamente dover fare in ogni vignetta la Cappella Sistina, bensì disegnare una vignetta funzionale a ciò che stai narrando: né una linea di più né una di meno. E questo sia a livello grafico che narrativo. Quello della sintesi è un discorso difficile, non lo metto in dubbio...”.

Con queste parole il grande Ivo Milazzo parlava della sintesi del suo stile in un'intervista rilasciata a Lo Spazio Bianco; e in effetti aveva ragione: quello della sintesi non è un discorso facile e soprattutto non è facile trovare gli artisti che riescono con pochi tratti a disegnare personaggi, scenari, tavole intere cariche di quella narrazione e dinamicità tipiche di un bel fumetto. Oltre al già citato Milazzo, di fumettari italiani mi vengono in mente Hugo Pratt, il primo Nicola Mari, Luca Vannini e... Werther Dell'Edera.
Splendido disegno dedicato a Daredavil.

Werther è un artista per molti versi unico nel panorama italiano: ha il “dono” della sintesi e credetemi se vi dico che è un elemento fondamentale per l'orizzonte dei fumetti. Il segno di Werther è fluido, dinamico, espressivo; ha un'immediatezza che raggiunge con rapidità il lettore. Penso per esempio ad alcune tavole di Loveless, una serie ideata da Brian Azzarello e disegnata da Werther (alternandosi con Zezelj e Frusin) con un'abilità quasi registica, se mi passate il termine. Ma anche le storie di John Doe e Detective Dante, la serie italiana Garrett e i lavori americani di Punisher War Journal (in coppia con Antonio Fuso) non sono da meno. Se si ha la fortuna di vedere le sue tavole in bianco e nero (soprattutto quelle per il mercato americano) non si può non ammirare la naturalezza e il perfetto equilibrio che le contraddistingue. Del resto gli autori da lui amati e citati in questo suo personale elenco hanno influenzato non poco il suo stile: da Miller a Mazzucchelli, da Mignola a Munoz, Werther è riuscito a coglierne gli insegnamenti e a metterli in pratica con intelligenza e personalità. E con la vera passione di chi fa questo lavoro.  
Particolare di una tavola tratta dalla mini serie Orfani. Il numero disegnato da W.Dell'Edera è previsto per Marzo 2014. 




I gusti di Werther Dell'Edera

1 - Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller


“Un concentrato di potenza emotiva. Dal disegno, alla china, ai colori alla storia. Mi è entrato dentro immediatamente e non se n'è più andato. Per me è il miglior fumetto del mondo!”.

2 - Ghost in the shell di Masamune Shirow

3 - Spider-Man: Torment di Todd McFarlane

4 - Akira di Katsuhiro Otomo

5 - X-men: Il fato di Fenice di C. Claremont e J. Byrne

6 - Davil: Rinascita di F. Miller e D. Mazzucchelli

7 - Grey di Yoshihisa Tagami

8 - Cosmic Odissey di J. Starlin e Mike Mignola

9 - Batman Anno uno di F. Miller e D. Mazzucchelli

10 - Alack Sinner: Nicaragua di J. Muñoz e C. Sampayo

“Alcune opere, comunque fondamentali per me, sono rimaste fuori dalla lista perché ho prediletto un unico aspetto nella cernita, ossia la prima lettura. Mi spiego; quello di seguito è un elenco composto da letture molto giovanili. Tanto giovanili che l'idea di poter fare il fumettista non era neanche in embrione e nonostante ciò, queste letture sono state un proiettile nel cervello per me tanto da spingermi a copiare e ricopiare alcune delle immagini che le componevano. Questa “Top Ten” rappresenta un elenco delle "prime volte" della mia adolescenza. Poi ci sono state numerose altre "prime volte" in altri stadi della mia vita e ancora continuano ad esserci, perché la ricerca è costante!”

Per conoscere meglio il lavoro di Werther visitate il suo blog: Watch Out

Il suo lavoro più bello: Loveless

Due splendide tavole e la cover n. 12 dell'uscita americana di Loveless

La sintesi artistica di Werther Dell'Edera si unisce all'estetica di Howard Hawks e Sergio Leone: inquadrature con una grande profondità di campo, efficace senso del ritmo e dell'azione unite al suo segno che riesce a distinguerlo dalla gran parte di autori in circolazione.


venerdì 15 novembre 2013

300: Andrija Maurovic – Blago Fatahive, Brod Buntovnika, Tajanstveni Kapetan

Dečje Novine, 1986
(Croazia, Blago Fatahive, ... 1963/1964)


C'è da dire che al di fuori della ex Jugoslavia il pubblico è praticamente all'oscuro di Andrija Maurović e dei suoi capolavori...”
(Z. Tamburic)

Andrija Maurović
Dice bene Zivojin Tamburic, critico e storico del fumetto dell'ex Jugoslavia: al di là della landa balcanica, nessuno conosce Maurović. Ed è un vero peccato, quasi un oltraggio al mondo dei comics perché l'artista croato, padre del fumetto dell'ex Jugoslavia, meriterebbe un posto d'onore nella storia dei comics al pari dei nomi più prestigiosi.
Dotato di grande intuizione e immaginazione, Maurović possedeva una grande personalità artistica che ebbe modo di esprimere attraverso i comics; fin dalla metà degli anni '30 l'artista realizzò una vasta produzione di storie a fumetti in cui, anno dopo anno, si evolveva quella sua grande personalità artistica, con un segno originale, privo d'imitazioni di qualsiasi genere e con un sapiente uso del bianco e nero; le espressioni dei personaggi curatissime, un tratto fluido, moderno e dinamico, un efficace senso dell'inquadratura facevano di Maurović una sorta di ammiraglio del fumetto, capace di navigare a vele spiegate in mezzo a un oceano pieno di fumetti staccandosi per originalità e forza narrativa.
L'uso istintivo del bianco e nero da parte di Maurović.  
Avrei potuto scegliere uno dei fumetti western di Maurović (genere in cui eccelleva); soprattutto Stari Mačak, il suo fumetto più famoso e importante, rappresenta un perfetto esempio del suo talento artistico. Invece ho optato per una piccola raccolta di racconti brevi incentrata sulle avventure di due personaggi: Ivo e Barba Niko. Storie destinate a un pubblico di ragazzi (simili a quelle pubblicate sui nostri settimanali tipo Il Giorno dei ragazzi) piene di ritmo e azione ma con in più lo strabiliante talento artistico di Andrija Maurović. In queste storie c'è davvero tutto il suo talento di fumettista, con un tratto capace di delineare con dovizia di dettagli la folta barba di Niko e di caratterizzare i volti di protagonisti e antagonisti con una fortissima carica espressiva; ma l'artista è anche capace delineare un veliero in mare o un'isola dalla folta vegetazione unicamente con una manciata di colpi di pennello. Nel suo disegno un fitto tratteggio si alterna a dei neri pieni conferendo a ogni vignetta un equilibrio davvero invidiabile. È un perfetto gioco di ombre quello che permea spesso le sue tavole; l'alternarsi di bianchi e neri delinea perfettamente alcune sequenze che hanno un impatto grafico straordinario: la nave in balia della tempesta nell'episodio Brod Buntovnika (Nave ribelle), l'incendio in mare aperto e la lotta sottomarina con lo squalo nell'episodio Tajanstveni Kapetan (Il Capitano misterioso) sono un esempio della grandezza artistica dell'autore croato, dotato di un talento visivo raro e di uno stile personale che si stacca nettamente dalla maggior parte del fumetto avventuroso del periodo, grazie a un segno personalissimo in cui realismo ed espressionismo sembrano fondersi in maniera incisiva.
Ritmo, azione, espressività scandite perfettamente dal disegno dell'artista croato.
Purtroppo per chi non ha familiarità con la lingua serbo-croata, le storie di Ivo e Barba Niko contenute nel volume consigliato risulteranno incomprensibili (visto che le opere di Maurović non vantano nessuna traduzione italiana); poco importa, credetemi e sfogliando questo piccolo libro capirete perché. Queste tre storie brevi sono un'eccellente lezione di come si disegna un fumetto, di come si caratterizza un volto, di come si usa il chiaroscuro al fine di creare un sapiente gioco di ombre.
Queste storie conosciute nella ex Jugoslavia ma sconosciute nella maggior parte del resto del mondo sono un meraviglioso esempio di fumetto allo stato puro; rappresentano una parte della testimonianza artistica di un artista geniale e originale capace trasformare la storia più semplice in un capolavoro artistico.

La bellissima sequenza della lotta sottomarina.

Curiosità

Andrija Maurović ha avuto una personalità eccentrica e una vita travagliata. Nella sua carriera ha dato vita a diversi personaggi a fumetti, oltre a svolgere svariati lavori sempre nel campo artistico: pittore di lavori ad olio, caricaturista, illustratore e copertinista di libri e quant'altro concerne il mondo dell'arte.
Il suo interesse per la letteratura lo portò ad adattare al fumetto alcune opere letterarie di autori del calibro di Lev Tolstoj, H. G. Lewis e Jack London oltre a realizzare diversi fumetti di genere storico senza l'ausilio di nessun tipo di documentazione ma facendo ricorso unicamente alla sua grande immaginazione.

Edizione Consigliata

L'edizione si presenta in un volume di grande formato che conta circa 65 pagine in bianco e nero.
La stampa è di buona qualità. La casa editrice Dečje Novine (Giornale per bambini) era specializzata nella pubblicazione di fumetti; il suo fondatore, Srecko Jovanovic, di nazionalità serba fu un importante editore nonché scrittore, noto per aver diffuso il fumetto nella ex Jugoslavia.

Altre edizioni

Al momento nessuna. Non credo che, al momento, vi sia alcun editore italiano disposto a far conoscere il lavoro di Andrija Maurović.
Comunque, per chi fosse interessato a conoscere in maniera più approfondita il lavoro del grande artista, la Dečje Novine, ha raccolto diverse sue storie in altrettanti volumi pubblicati negli anni '80 e recuperabili su internet.

Alcuni dei volumi dedicati ad Andrija Maurovic realizzati dall'editore serbo negli anni '80.



mercoledì 13 novembre 2013

300: René Goscenny e Albert Uderzo – Asterix in America

Mondadori, 1976
(Francia, La grande traversée, 1975)

E perché tu non hai pesce fresco?... C'è il mare qui a due passi dal villaggio!”
Il mare? E che c'entra il mare con i pesci?”
(dialogo tra Asterix e Ordinalfabetix)

 Albert Uderzo e René Goscinny
A volte è davvero difficile scegliere. Soprattutto se si ha a che fare con un personaggio come Asterix, famoso in tutto il mondo e con al seguito un bel po' d'avventure talmente spassose che sceglierne una tra tutte sembra quasi un delitto. Ma bisogna scegliere, almeno per questa rubrica. Ma quale, tra tutte queste storie? Forse sarebbe meglio iniziare dal principio e scegliere Asterix il gallico; ma il personaggio è talmente popolare che non ha bisogno che lo si legga dal principio. Allora potrei scegliere le sue storie più note: Asterix e Cleopatra oppure Asterix e gli allori di Cesare; troppo famose e gettonate seppur splendide, come del resto anche Asterix e i Normanni e Asterix alle Olimpiadi. In fondo la mente di uno sceneggiatore del calibro di René Goscinny per ogni avventura del biondo eroe e del suo imponente amico è una garanzia per il lettore.
Asterix è un esempio perfetto di tale geniale mente, un personaggio con cui Goscinny si diverte a rivedere la storia a modo suo, disseminando citazioni, riferimenti storici e quant'altro possa incuriosire ma anche divertire il lettore.
A questo punto scelgo Asterix in America. Mi diverte tanto ogni volta che la rileggo. L'ingenuità di Obelix che scambia gli indiani per Centurioni, che mangia tacchini e orsi al posto dei cinghiali è a dir poco esilarante.
Asterix anticipa la Statua della Libertà.
A causa di una tempesta, durante una battuta di pesca (il pesce fresco è necessario alla preparazione della pozione magica di Panoramix) i nostri eroi naufragano in un'isola sperduta, popolata da strani indigeni riconoscibilissimi nei nativi americani; Asterix e Obelix sbarcano nel nuovo mondo millecinquecento anni prima di Cristoforo Colombo.
La loro simpatia li fa entrare nelle grazie del capo tribù, che offre sua figlia in sposa a Obelix.
Ah no! Non voglio diventare il genero d'un centurione!... Sono troppo giovane!” si lamenta Obelix e insieme ad Asterix fuggono nella notte per ritornare in Gallia ma s'imbattono in una nave Vichinga; i vichinghi, convinti che i due galli siano indigeni del luogo, li imbarcano portandoli con loro in Europa. Una volta in patria i vichinghi vogliono sacrificare Asterix e Obelix agli dei ma i nostri eroi riescono a fuggire con l'aiuto di un prigioniero gallico che li ricondurrà a casa. Non prima, però, di pescare il pesce necessario per la pozione magica e, come in ogni loro avventura, finiranno per banchettare sotto le stelle.
Sono davvero tanti i momenti divertenti in questa storia, sin dall'inizio con i due protagonisti immersi nella tempesta, fino all'arrivo nel nuovo mondo in cui scoprono i “glu-glu” (i tacchini) e i nativi scambiati per romani atipici; non sono da meno, poi, le danze ispaniche di Obelix con i nativi o le sequenze con i vichinghi tra cui spicca il capitano esploratore Kerosene che, nonostante sia arrivato nelle future Americhe, rientrato in patria, non viene creduto dal suo capo villaggio.

I Nativi americani presi vedono le stelle (e che stelle) e vengono scambiati per degli strani romani da Obelix.
La storia è piena di humor e di divertenti citazioni: prima su tutte quella in cui Asterix, per segnalare la sua presenza alla nave vichinga, si mette in una posa identica a quella della Statua della Libertà. Ma non possiamo dimenticare le citazioni dall'Amleto di Shakespeare né l'esclamazione del vichingo Kerosene: “Un piccolo passo per me, un grande passo per l'umanità!” che ci riporta le parole di Neil Armstrong appena sbarcato sulla luna; un irripetibile umorismo, insomma, proprio di un René Goscinny in gran forma (d'altra parte non credo di ricordare una sola avventura di Asterix che non mi abbia divertito) e coadiuvato da un disegnatore, Albert Uderzo, capace di realizzare splendidi disegni, pieni di dinamismo e d'azione, e divertentissime caratterizzazioni: come non divertirsi con personaggi come Asterix e il suo fido compare Obelix? Ma non sono da meno gli altri, tra cui voglio ricordare il Druido Panoramix, il capo del villaggio gallico Abraracourcix (sorretto su uno scudo da due guerrieri), Matusalemix, il decano del villaggio e una serie di fantastici personaggi con cui i due autori hanno fatto divertire milioni di lettori in tutto il mondo.
E continuano tutt'oggi a farlo; rileggere le avventure di Asterix vuol dire godersi un meraviglioso momento di vero humor.

Il capitano Kerosene davanti al grande capo vichingo in una bellissima vignetta di Uderzo.

Curiosità

Tra le varie citazioni è molto divertente quella in cui i nativi, mesi KO da Obelix, invece di vedere le classiche stelline che svolazzano intorno alla testa, dapprima vedono una serie di stelle bianche allineate su sfondo blu (la futura bandiera americana) e poi anche quelle che simboleggiano la US Air Force.
Asterix in America è la terz'ultima storia scritta da Renè Goscinny prima della sua morte avvenuta nel 1977 a soli 51 anni. Le storie verranno continuate dal solo Uderzo fino all'albo Il compleanno di Asterix e Obelix uscito nel 2012. Da quel momento il testimone passa allo sceneggiatore Jan-Yves Ferri e al disegnatore Didier Conrad che hanno realizzato l'albo Asterix e i Pitti, tutt'ora l'ultimo della serie.
Nel 1995 Asterix in America fu adattato per il cinema in un lungometraggio d'animazione dal titolo Asterix conquista l'America che però differisce notevolmente con il fumetto originale.

Edizione Consigliata

L'edizione consigliata è la classica edizione di Asterix: volume cartonato di 48 pagine a colori, pubblicato dalla Mondadori nella collana Gli albi di Asterix, di cui questo è il primo numero.

Altre edizioni

La Mondadori ha continuato a ristampare più volte nel corso degli anni il volume, mantenendone sempre la stessa traduzione (di Luciana Marconcini); l'ultima edizione dell'albo, risalente a un paio d'anni fa, presenta la grafica della copertina modificata, una nuova colorazione e un nuovo lettering.

Una delle recenti ristampe di Asterix in America.





lunedì 11 novembre 2013

300: Will Eisner - Dropsie Avenue

Punto Zero, 1999
(USA, Dropsie Avenue, 1995)

Avevi ragione Abie. La Dropsie Avenue che conoscevamo non c'è più. Ci resta solo il ricordo di com'era... Alla fine le case sono solo case... Sono le persone a fare un quartiere!”
(Rowena a Abie Gold)

Will Eisner 
Secondo molti storici dei comics, quando nel 1978 uscì “Contratto con Dio”,  venne inaugurato l'esordio delle cosi dette graphic novel. Artefice di questo fu Will Eisner, autore formidabile, sicuramente uno dei quattro assi del fumetto made in USA insieme ad Alex Raymond, Milton Caniff e Jack Kirby.
Eisner, classe 1917, era già un'autorità nel mondo dei comics grazie a The Spirit, personaggio creato nel 1940, con cui l'autore iniziò a mettere in pratica tutte quelle innovazioni che avrebbero contribuito a delineare il fumetto contemporaneo.
Quando il grande Will diede alle stampe “Contratto con Dio”, aveva sessantun'anni e la sua classe era rimasta immutata. Poi nel 1991 a settantaquattro anni pubblicò il suo capolavoro: “Verso la tempesta”, opera autobiografica epica e struggente. A questo punto uno avrebbe potuto anche non aspettarsi più niente da un uomo che fino a quel momento aveva dato tanto al fumetto. E invece, dopo soli quattro anni, ecco l'altra zampata di un leone che sembra non smettere mai di ruggire: Dropsie Avenue.
Will Eisner: autore senza confini!
Con questo suo lavoro, Eisner ci dà una vera lezione di come si realizza un racconto per immagini: la storia di un intero quartiere, Dropsie Avenue appunto, raccontata in centosettanta tavole; e in esse una miriade di piccole storie, piccoli personaggi, differenti realtà e culture che s'intrecciano, si incontrano, si perdono di vista per poi rincontrarsi. Il tutto sullo sfondo di un quartiere che muta come i suoi personaggi; invecchia con loro, rinasce sempre in loro compagnia, quasi una specie di ombra paterna che domina le vite di questo piccolo microcosmo in cui Eisner si diverte a  far vivere i personaggi più singolari e dalle etnie più diverse. Fin dalle prime pagine, il lettore viene catapultato in un secolo di storia americana; dai coloni olandesi in rivalità con gli inglesi fino ad arrivare alla grande depressione, alla seconda guerra mondiale, alle intolleranze razziali fino agli anni settanta, simbolo del degrado urbano che si abbatte sul quartiere. L'autore ha la rara capacità di raccontare le storie di questi uomini comuni, con una grazia artistica e narrativa sorprendente; in una manciata di pagine assistiamo al declino della famiglia Van Dropsie, alla tenera storia d'amore tra una ragazza paraplegica e un teppistello muto; alterna scene di ordinaria violenza domestica e razziale a sequenze di umana disillusione e speculazione.

Dropsie Avenue: un quartiere dove iniziano e finiscono i sogni della gente comune. 
Ma la vita in un quartiere è fatta anche di piccoli miracoli come quello del venditore di stracci Izzy Cash che è riuscito a comprare uno dei palazzi di Dropsie Avenue e da mendicante qual era si trasforma in un padrone senza scrupoli; ma anche di corruzioni politiche come quelle finalizzate a creare una stazione della sopraelevata nel quartiere, che avrebbe messo, inoltre, a rischio la stessa popolazione. E il progresso che, inesorabilmente, va avanti negli anni, assomiglia piuttosto a un regresso, che possiamo intravedere nella nuova generazione del quartiere che prende il posto della prima; una generazione, quella nuova, più incerta e arrivista, che demolisce in tutti i sensi il quartiere e tutta la sua storia. Ma niente può essere eliminata del tutto, sembra dirci Eisner, e soprattutto la gente vive di ricordi o rimpianti; quegli stessi ricordi che spingono un'anziana donna di Dropsie Avenue, che ha fatto la fortuna nel tempo, a impiegare le sue risorse nella ricostruzione dell'intero quartiere, nel farlo rivivere con la stessa vivacità dei suoi tempi migliori. Ed ecco che il quartiere rinasce ma, come ben sappiamo, la storia finisce sempre col ripetersi...
Un capolavoro che si rilegge sempre, sorretto da un ritmo sempre incalzante e da una serie di felicissime soluzioni artistiche; nostalgico, ironico, violento, cinico ma soprattutto pieno d'amore. Lo stesso amore che Abie Gold, personaggio che fa da trait d'union in quasi tutta la storia, prova per Dropsie Avenue; e, alla fine, quello stesso amore che ha spinto un figlio del South Bronx come Will Eisner a raccontare, con una maestria degna di un immortale, un'epopea che da sempre affascina.

Abie e Ruby tra rimpianti e ricordi in una Dropsie Avenue ormai in rovina.

Curiosità
Per realizzare Dropsie Avenue Eisner si è documentato per ben due anni sulla storia del suo quartiere, il Bronx, che ne è il chiaro modello ispiratore.
Al momento dell'uscita dell'opera Eisner aveva settantasette anni.

Edizione consigliata
Consiglio quest'edizione della defunta Punto Zero per diversi motivi: primo fra tutti quello di carattere culturale in quanto prima casa editrice a pubblicare in Italia le opere più rappresentative di Eisner. In più l'edizione è davvero bella, curata da Andrea Plazzi, ben stampata e con l'introduzione di Eisner sia all'edizione originale che a quella italiana.

Altre edizioni
Sicuramente la più simile a quella della Punto Zero è quella realizzata dalla Fandango Libri nel 2010. Dropsie Avenue è contenuta anche nel volume raccoglitore Contratto con Dio – La trilogia sempre pubblicato da Fandango Libri nel 2009

Da sinistra: l'edizione della Fandango libri.
A destra: la raccolta "Contratto con Dio La trilogia".



domenica 10 novembre 2013

Il gusto degli altri – 9: Raul Cestaro

Raul Cestaro


Raul Cestaro
Devo dire che l'era dei blog, dei social network e annessi vari è davvero prodigiosa. In passato per conoscere un fumettaro bisognava intraprendere i viaggi della speranza (almeno per me che vivo nel Salento) per partecipare ad una fiera dove sperare di poter trovare un disegno di un artista famoso e se, con un po' di fortuna, scambiare con lui quattro chiacchiere. Personalmente da questo punto di vista sono stato fortunato: di grandi artisti ne ho conosciuti e con uno di loro ho anche collaborato per diversi anni.
In seguito nell'era tecnologica, grazie ai blog, ho avuto modo di conoscere degli artisti formidabili, di quelli con l'inchiostro nelle vene. Quando aprii il mio primo blog nel 2007, il primo con cui ebbi modo di parlare fu Raul Cestaro.
Cover per il Dylan Dog Color Fest n. 7
realizzata insieme al fratello Gianluca.
Raul (insieme al fratello Gianluca con cui lavora in coppia da sempre) ha avuto la fortuna di conoscere uno dei più grandi fumettisti del mondo: Attilio Micheluzzi. Da lui e da altri maestri ha come assorbito la passione per il disegno a fumetti. Ha lavorato parecchio, esordendo con Giancarlo Alessandrini ed entrando alla Sergio Bonelli Editore prima nella testata Zona X e poi nello staff di Nick Raider. E questo mi porta alla prima volta in cui lessi il nome di Raul, essendo io un grande fan di Nick Raider. E lo ricordo bene quando sfogliai il loro primo albo illustrato, “Appuntamento con l'assassino”, (ne realizzeranno anche un secondo: Sotto tiro) perché i disegni erano di quelli che, come dire, hanno stoffa. E la conferma non poteva essere più evidente, visto che subito dopo Raul venne arruolato (ancora una volta con il fratello Gianluca) nello staff di Tex, il più importante e famoso eroe del fumetto italiano. Da quel primo numero, “Pioggia”, in poi, Raul Cestaro non smette di stupire.
Perché storia dopo storia il suo disegno si evolve; i tratteggi, il chiaroscuro, le ombre, le espressioni dei personaggi, i panneggi e soprattutto il grande dinamismo che è presente non solo nel volto di Tex ma in tutti i personaggi caratterizzati dal suo pennello.
Nei disegni di Raul c'è la passione di un uomo che ama il fumetto e i suoi grandi protagonisti. E soprattutto dei suoi grandi maestri ne ha compreso la lezione.

Splendida illustrazione di Tex realizzata da Raul per l'ultimo Napoli Comicon.


I gusti di Raul Cestaro

1 - Tom's Bar di G. Berardi e I. Milazzo




Sono rimasto da subito incantato dalla grazia di queste storie, dalla capacità di Giancarlo Berardi di raccontare vicende di persone qualsiasi o di disgraziati qualunque, con grande efficacia e sensibilità. In tutto ciò non si può mettere in secondo piano la formidabile abilità grafica di un Ivo Milazzo in grande spolvero. Lo metto al primo posto anche perché, non a caso, fu questa opera a farmi realizzare la mia prima tavola a fumetti, debitrice in tutto e per tutto di questo libro, che portai a Lucca '90 alla visione di Berardi e Milazzo.”

2 - Attraverso lo specchio di T. Sclavi e G. Casertano

3 - Cenerentola '87 (Zanardi) di Andrea Pazienza.

4 - La spada di Ghiaccio (Topolino) di Massimo De Vita

5 - Vacanze fatali (storie brevi) di Vittorio Giardino

6 - Dry week end (Air Mail) di Attilio Micheluzzi

7 - La Mummia di Dino Battaglia

8 - Torpedo di E.S. Abuli e J. Bernet

9 - Arzach di Moebius

10 - Alack Sinner di J. Muñoz e C. Sampayo

“È stata durissima... lasciare fuori qualcosa di Toppi, Cavazzano e tanti altri, non è stato facile.”


Per conoscere meglio il lavoro di Raul visitate il suo blog: Raul Cestaro Art Blog


Il suo lavoro più bello: Sotto scorta-I valorosi di Fort Kearny (Tex n. 616 e 617)

Le due cover della storia di Tex da cui è tratta la tavola al centro interamente realizzata da Raul Cestaro

È l'ultima storia di Tex realizzata da Raul ed è, artisticamente, il suo lavoro migliore perché si vede sempre di più il distacco dai modelli artistici degli esordi per approdare a uno stile del tutto personale.


sabato 9 novembre 2013

300: Alan Moore e Brian Bolland – Batman: The Killing Joke

Rizzoli, 1990
(USA, Batman: The Killing Joke, 1988)






Non lo conosco Alfred. Tutti questi anni e non so niente di lui. E lui non sa niente di me. Come possono due persone odiarsi tanto senza neanche conoscersi?”
(Batman parlando di Joker)


 Brian Bolland e Alan Moore nel 1980.
Mi vengono in mente due cose quando penso a The Killing Joke.
La prima è legata al fatto che insieme al Ritorno del Cavaliere oscuro, Arkham Asylum e Anno 1, il capolavoro scritto da Alan Moore fa di Batman il personaggio protagonista del fumetto degli anni '80; credo che nessun altro eroe dei comics sia stato protagonista di una simile sfilata di capolavori in un solo decennio, anzi volendo essere precisi in neanche quattro anni.
La seconda è legata al disegnatore di quest'opera, il britannico Brian Bolland; anche qui siamo di fronte a un caso unico visto che spesso le opere di Moore sono realizzate graficamente da artisti che, se pur indubbi professionisti, non riescono certo a tenere testa a uno scrittore così originale e illuminante. E invece Bolland ha compiuto il miracolo e i suoi disegni sono all'altezza della storia e tutt'oggi, a distanza di venticinque anni, se visti per la prima volta rimangono indelebili nella memoria.
Particolare della vignetta che apre e chiude la storia. 
Bolland ha realizzato il Joker più bello e folle della storia dei comics. La sua risata, il suo sguardo allucinato, la sua follia sono straordinariamente raffigurati nel segno dell'artista inglese; un raro esempio di disegno dettagliato che riesce a raggiungere un livello espressivo e narrativo davvero sorprendente. E ad essere sinceri non c'è una cosa che non sorprenda nella manciata di tavole che compongono questo capolavoro; come dimenticare i cerchi d'acqua formati dalla pioggia battente delle prime vignette, o i flashback in cui viene narrata la vita del Joker da uomo normale? Difficile non pensare a quest'opera quando si parla di due rivali simbolo del fumetto come Batman e Joker, che proprio in questa storia mostreranno quanto in realtà essi siano simili; se è vero che l'uomo pipistrello rappresenta il bene e il pazzoide dalla risata isterica rappresenta il male, è anche vero che le somiglianze tra i due sono innegabili. Ambedue devono la loro diversa follia a un evento traumatico e ambedue cercano di sfuggire alla loro condizione lottando l'uno contro l'altro.
Se l'evento scatenante che portò il giovane Bruce Wayne a diventare Batman è ormai una cosa nota a tutti, non possiamo forse dire la stessa cosa per Joker: Moore crea una storia in cui Joker ruba letteralmente la scena al suo acerrimo nemico; il geniale scrittore orchestra l'ennesima fuga di Joker dall'Arkham Asylum e ne approfitta per illustrare al lettore, con una serie di flashback, le origini del folle genio del male: un uomo che, in gioventù, altro non era che un comico fallito con moglie incinta a carico che si esibisce in locali di quart'ordine cercando l'occasione per arrivare al successo e garantire una vita dignitosa alla sua famiglia. Ma di lui i palcoscenici non ne vogliono proprio sapere e quindi la strada da intraprendere sembra solo una: il crimine. E il suo triste destino lo attende dietro l'angolo.

Joker e Batman: l'uno contro l'altro per sfuggire alla loro condizione esistenziale.
Un'opera di accecante bellezza e di una cupa crudezza esaltate dai colori di John Higgins, grazie a un riuscitissimo gioco di contrasti cromatici: i flashback del giovane Joker vengono caratterizzati da una gamma di colori tenui in stile retro che si contrappongono a dei colori più violenti che caratterizzano le sequenze odierne; non esiste il giorno, non esiste il sole, ma solo buio, pioggia, quella stessa pioggia che apre e chiude questo splendido capolavoro, in uno dei finali più originali della storia dei comics: una barzelletta raccontata da un Joker sconfitto fa sorridere un Batman sempre pieno di odio e rancore: i due si abbandonano a un'esuberante risata, simbolo di due facce della stessa medaglia.

Joker nella sua miglior rappresentazione ad opera di Brian Bolland.

Curiosità

La definizione grafica del Joker realizzata da Bolland è senza dubbio una delle più riuscite e imitate della storia dell'uomo pipistrello: dai fumetti al cinema fino ad arrivare ai videogiochi.
Indimenticabile anche la cover dell'albo in cui un sorridente Joker punta l'obbiettivo di una macchina fotografica verso il lettore pronunciando la mitica parola: “Smile!”.
Successivamente lo stesso Bolland si è cimentato nella colorazione del suo capolavoro.
É uno dei fumetti preferiti da Tim Burton.


Edizione consigliata

Personalmente consiglio la prima edizione pubblicata dalla Rizzoli in allegato alla rivista Corto Maltese; formato comic book, brossura di qualità non eccelsa ma comunque mantiene i colori originali di John Higgins.


Altre edizioni

Di facile reperibilità su internet e in fumetteria, Batman: The Killing Joke è stato ripubblicato sia dalla Planeta De Agostini che dalla RW Edizioni (Lion) ma con la colorazione realizzata da Bolland. Inoltre la stessa RW ha incluso la storia nel volume contenitore DC Universe di Alan Moore
A sinistra: la cover della riedizione realizzata dalla Planeta De Agostini.
A destra: il volume contenitore dedicato alle storie DC scritte da Moore, tra cui spicca The Killing Joke