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venerdì 21 febbraio 2014

300: Jean-Michel Charlier e Jean Giraud – Il fantasma dai proiettili d'oro (Blueberry)

Mondadori, 1978
(Francia, Le spectre aux balles d'or, 1972)
Inutile fare progetti! L'unica cosa certa è una corda che t'aspetta!”
(Blueberry)

Jean-Michel Charlier e Jean "Gir" Giraud.
Il fantasma di proiettili d'oro è il sequel della precedente avventura di Blueberry La miniera del tedesco eppure, da un punto di vista narrativo, è da preferirsi a quest'ultima. L'azione si svolge praticamente tra i monti della superstizione, in territorio indiano ma gli Apache compaiono solo in una manciata di tavole; tutta la storia è praticamente retta dai due protagonisti Blueberry e il compagno di ventura Jimmy McLure e dall'antagonista Werner Amadeus Von Luckner detto “Prosit”, inseguito dai due, prima catturato, poi nuovamente a piede libero fino al beffardo finale tra vari colpi di scena in cui compare un fantasma che spara proiettili d'oro e per questo temuto dagli Apache.
Una serie come quella di Blueberry è come una di quelle estrazioni alla lotteria, con la differenza che qualunque numero pescherete sarete comunque fortunati. E con il personaggio creato da Charlier e Giraud qualunque sia storia che si sceglie di leggere è praticamente impossibile rimanerne delusi perché fin dalla prima avventura, Fort Navajo i due autori hanno creato uno dei migliori western europei; descrizione storica rigorosa, impostazione letteraria d'alto livello e disegni che si commentano da soli per l'ampia sequenza d'inquadrature dal taglio realistico e incisivo. Non per niente dietro il nome di Jean Giraud si nasconde Moebius e credo che non ci sia bisogno d'aggiungere altro.
Blueberry è un personaggio anticonformista; ben presto si libererà della sua divisa militare, abbandonerà l'esercito dedicando le sue giornate a dare la caccia a banditi e prepotenti di ogni tipo, simpatizzando più per gli indiani vittime dei costanti soprusi dei bianchi.

Primi piani, azione, ritmo ed espressività nelle splendide tavole di Gir.

Il fantasma dai proiettili d'oro è una storia mozzafiato, ambientata, come dicevo prima, tra i monti della superstizione e con buona parte dell'azione svolta di notte; il ritmo è sempre serrato e le sequenze sono sempre di gran classe come in tutte le storie di Blueberry. Tuttavia questa rimane tra le mie preferite proprio per l'incredibile abilità di Charlier di essere riuscito a costruire una storia con pochissimi personaggi e dando grande rilievo all'ambientazione che assume toni spettrali e minacciosi; merito anche dei favolosi disegni di Giraud (che per Blueberry usava firmarsi Gir), ricchissimi nei dettagli e che alternano serrati primi piani a splendidi campi lunghi, ottime sequenze d'azione a momenti più introspettivi, senza che la storia cali mai di tono. E in quest'avventura si vede più che mai la malvagità di uno dei cattivi più riusciti delle avventure di Blueberry, Prosit, balordo senza scrupoli, preoccupato solo di riempirsi le tasche dell'oro nascosto in qualche posto nella miniera del cavallo morto: bella e agghiacciante la sequenza in cui nasconde un serpente nello stivale di un suo nemico per poi farlo morire lentamente in balia del veleno.
Una storia perfetta, impeccabile, che ancora una volta mostra il talento di una coppia di europei con un genere che è, in tutto e per tutto, americano; Ma Charleir e Giraud con tutta la saga di Blueberry, hanno realizzato un capolavoro western proprio come quindici anni prima aveva fatto un'altra formidabile coppia di europei, Gianluigi Bonelli e Galep creando Tex Willer, e come faranno esattamente quindici anni dopo un'altra coppia d'europei, Berardi e Milazzo con il loro Ken Parker.
Per quanto mi sforzi non ricordo un fumetto western americano che possa anche lontanamente avvicinarsi a Blueberry. E soprattutto alle sue splendide avventure.
Grande senso d'azione e profondità di campo in una vignetta di Jean Giraud.

Curiosità

La saga di Blueberry è composta da 29 volumi; fino al numero 23 scritti e disegnati da Charlier e Gir, dal numero 24 completamente realizzati da Gir.
Il volto di Blueberry ricorda parecchio, soprattutto nelle avventure iniziali, quello dell'attore francese Jean-Paul Belmondo. Il vero nome di Blueberry è Mike Donovan.
Oltre alla serie regolare esiste anche una collana di volumi dedicata alla giovinezza di Blueberry: al momento sono una ventina di storie di cui le prime tre furono realizzate da Charlier e Gir; dopo l'abbandono di quest'ultimo i disegni furono affidati a Colin Wilson che li disegnerà fino al numero 9, sostituito poi da Michel Blanc-Dumont. Dopo l'improvvisa morte di Charlier (che aveva sceneggiato la giovinezza fino alla sesta storia) succedette lo sceneggiatore FrançoisCorteggiani.
Esiste una terza e breve serie dedicata al personaggio: Marshal Blueberry, tre storie scritte da Charleir e disegnate da William Vance e Michel Rouge.
Il fantasma dai proiettili d'oro e il precedente La miniera del tedesco sono stati alla base della trama del film Blueberry del 2004 con Vincent Cassel, neanche lontanamente paragonabile al fumetto.

Edizione consigliata

L'edizione di Alessandro Editore sarebbe, forse, da preferirsi in quanto molto più recente e realizzata con tecniche di stampa all'avanguardia. Tuttavia resto fedele alla collana “Le avventure del Tenente Blueberry” della Mondadori perché per essere un volume del 1978 è fatto bene: formato grande, cartonato e con la traduzione della bravissima scrittrice Alba Avesini. Mi piace pensare che una biblioteca del fumetto abbia una varietà d'edizioni realizzate nel corso degli anni.

Altre edizioni

Oltre quella di Alessandro la più recente è stata realizzata dall'Editoriale Aurea che in un unico albo da edicola ha racchiuso sia Il fantasma dai proiettili d'oro che la precedente avventura La miniera del tedesco. Visto il prezzo molto basso l'acquisto conviene.
Negli anni' 80 (se non erro) la casa editrice Nuova Frontiera pubblicò la storia sia come Le Avventure del Tenente Blueberry sia come Collana Eldorado (Totem-Comics).

Da sinistra: L'edizione di Alessandro Editore, l'albo dell'Editoriale Aurea e quello della Totem Comics.


13 commenti:

  1. Un capolavoro, se non ricordo male è proprio in questo distico che Blueberry assumerà le sue fattezze definitive e Gir si discosterà nettamente da Belmondo. Sinceramente non preferisco una storia all'altra tra le due, mi sembrano perfettamente integrate. Solo, se non ricordo male, la scena del recupero della memoria da parte del cattivo era un po' semplicistica, per non dire ridicola...
    Mi pare che la collana cartonata della Nuova Frontiera si sia interrotta col numero 12, quindi proprio in tempo per pubblicare questi due episodi anche lì e non solo nella brossurata Collana Eldorado.
    L'ultimo di Marshall Blueberry lo ha disegnato Michel Rouge se non ricordo male.

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    1. Fantastico Luca,,, ecco chi era l'altro artista di Marshal Blueberry... Grazie per l'uno sempre preziose:)
      La collana Totem Eldorado, sempre se non erro, si è interrotta al numero 21 con l'episodio L'ultima carta.
      In effetti nelle sue prime avventure Blueberry somigliava palesemente a Belmondo.

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    2. Comunque un capolavoro, decisamente... Anche la Miniera del tedesco ovviamente... per Blueberry non è stato facile scegliere: Chihuahua Pearl, Il generale testa gialla... però Il fantasma dai proiettili d'oro rimane la mia preferita per le caratteristiche che ho descritto nel post...
      a presto:)

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  2. Concordo con Ia scelta del "fantasma" (ma va preceduto tassativamente dalla lettura de "La Miniera": sono inscindibili).
    Credo sia opinione pressoché unanime dei blueberryani DOC che questo breve ciclo di 2 storie sia il picco qualitativo di questo personaggio, sia per quanto riguarda la sceneggiatura che per il disegno. Le 2 storie costituiscono la brevissima collana di cartonati Mondadori dedicata a Blueberry che si chiuse con questo secondo e ultimo numero.
    Nuova Frontiera pubblicò negli anni '80 (e primi '90, se non erro...) il primo ciclo di 22 albi in brossura. La stessa casa editrice fece una serie di cartonati che però si fermò al N° 12.
    La versione pocket è illeggibile per il formato penalizzante le magnifiche tavole di Giraud, ma ha il pregio di essere l'unica versione in B/N italiana disponibile.
    Persoanlmente la versione che preferisco e che mi sento di consigliare è quella di Alessandro Distribuzioni.
    La regia, la profondità, l'espressività e i chiaroscuri di Giraud in questa fase di blueberry sono motivo di frustrazione e umiliazione per ogni disegnatore... anche i più bravi.
    Ma (fortunatamente) nemmeno Moebius è perfetto, infatti in questa storia c'è una sequenza di vignette che presenta un'incogruenza piuttosto evidente di prospettiva (e di logica).
    Devo ripassare qual'è la tavola in questione perché non ho gli albi sotto mano...

    G. Ossobuco

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    1. Ciao e grazie per il tuo commento... assolutamente l'edizione di Alessandro è qualitativamente migliore; la mia è stata una scelta soprattutto affettiva in quanto in una biblioteca ideale vorrei che si raccogliessero vecchie e nuove edizioni. Ma alla fine l'importante è leggere la storia.
      Concordo anche che è bene leggere l'avventura precedente... Comunque Il fantasma è davvero un capolavoro!
      A presto.

      Ned

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  3. Errata Corrige (mea culpa!):
    doppio errore, visto che l'incongruenza di cui riferivo ieri non è nell'episodio citato ma in una precedente avventura di Blueberry.
    Capisco benissimo le scelte affettive: personalmente non potrei mai rinunciare ai vecchi Corto Maltese in B/N della Mondadori, sebbene in seguito siano state fatte edizioni più grandi, più curate e stampate su carta più pregiata (solo un esempio personale).

    Ossobuco

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    1. Dopo aver letto il tuo intervento anche a me era tornato alla memoria l'errore a cui probabilmente facevi riferimento: è il crepaccio che in una vignetta si trova a sinistra e in quella dopo a destra, vero? Solo che Giraud disegnava talmente bene che passa inosservato! Dovrebbe essere nel numero 5 o giù di lì.

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    2. Beh sono curioso... no lo vedo quest'errore.. ma come dice Luca, Gir disegnava talmente bene che evidentemente passava inosservato...

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    3. Mi sono ricordato di controllare sul numero 1 di BoDoi dove ricordavo di aver letto questa curiosità (anche se in realtà Blueberry è pieno di "bloopers"): in effetti si tratta del numero 5, la tavola dovrebbe essere la 29, purtroppo l'hanno riprodotta in piccolo e non si legge bene il numero.

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  4. @Luca: proprio quello!
    l'inquadratura delle varie vignette dà Blueberry col crepaccio alternativamente a dX o Sx ma anche la porzione di ponte su cui si trova è alternata più in basso e più in alto come se da una vignetta all'altra fosse stato teletrasportato per poi prepararsi a lanciare il lazo sullo spuntone di roccia con l'intenzione di tornare al punto di partenza (basso) anziché voler salire (alto).
    Mi rendo conto che a parole (e a memoria) non è chiaro ma visualizzando la tavola è più chiaro

    Sono d'accordo: quando si disegna così bene e così in fretta (nel senso buono: con grande naturalezza nella gestualità) l'errore non è così determinante.
    La stessa cosa capita in una vignetta di Arzach, dove il protagonista in una vignetta ha un dito in più (mi riferisco alle vecchie prime storie mute di arzach e in particolare a quella storia dove con una macchina d'epoca si reca in una specie di tempio popolato da uomini verdi. Si veda la vignetta dove il protagonista sta davanti al monitor).

    La stessa cosa mi pare fosse capitata a Pazienza in una tavola a matita che fece per Scozzari e che quest'ultimo inchiostrò prima di notare l'errore (ma vado a memoria e non ricordo bene se fosse parte del Dottor Gek o Primo Carnera o una storia breve di quell'epoca).

    Rimanendo in tema... ho sempre avuto il dubbio che Ranxerox nella copertina nera dell'edizione Primo Carnera abbia un piede destro innestato sulla gamba sinistra (ma essendo un androide non ci sarebbe nulla di strano in una svista nell'assemblaggio dei pezzi o sul fatto che possa confondere le scarpe).

    Giovanni Ossobuco

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    1. Eh eh... il dito in più è un classico errore da manuale (chissà che non l'abbia fatto anche il nostro ospite Ned?):

      http://lucalorenzon.blogspot.it/2012/03/carlos-pacheco-come-moebius.html

      la storia di Scozzari a cui fai riferimento è Capitan Dulciora, Pazienza non disegnò un dito in più ma invertì le mani (destra su braccio sinistro e viceversa, altro errore tipico, vedi anche il Brian Hitch di Ultimates). Nella raccolta "Fango e Ossigeno" Scozzari ricorda che si incazzò con Pazienza per questo sbaglio, di cui come ricordi non si accorse quando inchiostrò le matite, ma Paz gli rispose "Madò, Filì", si misero a ridere e la cosa finì lì.

      Sul Ranxerox col piede invertito mi cogli impreparato...

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    2. MM... niente dita in più... almeno spero, devo controllare!! :D
      Una volta mi è capitato di disegnare 7 dita in una mano... ma era un disegno di Jacovitti e quindi non vale, per lui era normale :D:D...

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  5. Ciao Luca,
    Non avevo visto che avevi già segnalato la cosa del dito. E' un po' di anni che non mi capita "Fango e ossigeno" tra le mani, grazie per la puntualizzazione.
    Quella del ranx è solo una mia ipotesi. Avendo studiato anatomia artistica il piede del ranx della classica cover nera (prima edizione) mi suona molto destro e poco sinistro, pur essendo parte di una gamba sinistra. Posto che naturalmente Libertatore domini l'anatomia come pochi altri (mi sembra più che evidente) ho sempre pensato ad una svista o a uno scherzo (o al fatto che essendo Ranx androide, una mattina si sia svegliato montandosi i piedi al contrario).

    Giovanni Ossobuco

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