Translate

Chi cerca... Trova!

giovedì 12 giugno 2014

300: Giuseppe Palumbo – Ramarro

Primo Carnera, 1989
(Italia, Ramarro, 1986)
A proposito di vomito, indovinate cosa ha vomitato per voi l'inferno, stanotte? Risposta esatta! Zio Ramarro!”
(Dalla storia The Hell in my mind)

Giuseppe Palumbo
Credo di aver associato spesso il nome di Giuseppe Palumbo alla parola 'miracolo', perché a mio parere quest'artista ha davvero qualcosa di miracoloso. Come spiegare, altrimenti, un simile talento a soli ventidue anni, quando nel 1986 dava alle stampe il suo personaggio più famoso: Ramarro.
E da allora ne ha fatta di strada, questo artista dal talento infinito; dalle pagina della rivista più rivoluzionaria degli anni '80 direttamente alla Sergio Bonelli Editore per disegnare Martin Mystère; poi, alle soglie del nuovo millennio, viene invitato a cimentarsi con un altro grande personaggio del fumetto italiano, Diabolik, di cui disegna un remake de Il re de terrore, e al quale tutt'oggi dedica parte del suo lavoro come disegnatore.
Quello di Palumbo è un talento davvero raro, che gli ha dato la possibilità di collaborare con case editrici come Mondadori e Feltrinelli, per essere poi addirittura pubblicato in Giappone dalla casa editrice Kodansha; Palumbo ha realizzato fumetti in veste di autore completo (Vorrei cantarti una canzone d'amore, Eterna Artemisia, Uno si distrae al bivio) e disegnato storie di autori come Massimo Carlotto e Giancarlo De Cataldo. Ma il suo esordio è di quelli che non si dimenticano. Così come indimenticabile resta il personaggio che lo ha reso famoso: Ramarro, il primo supereroe masochista.
La prima apparizione di Ramarro nella short story Tosca la mosca.
Intendiamoci: quello di Ramarro non è un personaggio semplice, tutt'altro; le sue storie sono un vero concentrato psichedelico di azione e ironia, in cui emerge quella immediatezza e spontaneità del racconto tipica del periodo in cui il comics indipendente prendeva piede. Ricordiamoci che siamo poco dopo la metà degli anni '80 e gli autori che più influenzano Palumbo sono gli stessi che stanno rivoluzionando il fumetto italiano (Magnus e Andrea Pazienza, tanto per fare due nomi). E il giovane Palumbo coglie al volo la possibilità di avere una libertà espressiva senza limiti e, letteralmente, si scatena in una serie di tavole in cui un segno fresco e dinamico si contrappone a un uso del colore violento ma efficace. Nel suo demenziale personaggio confluiscono tutte le passioni fumettistiche e narrative del giovane autore lucano che si diverte a creare una serie di storie a metà tra sogno e realtà; con testi a volte colti a volte ingenui, che citano la filosofia di Voltaire e ricorrono all'ironia di Oscar Wilde e con delle immagini che sembrano un incrocio di surrealismo e pop art fuse in un videoclip alla MTV.
Due splendide tavole di Ramarro tratte dalla storia La Vergine delle tempesta.  
E permettetemi di dire che le ultime tavole de La Vergine della tempesta, a distanza di quasi trent'anni, suscitano ancora una buona dose di stupore, per la grazia artistica con cui furono realizzate. In quelle tavole, e in tutte le altre racchiuse in questo epico volume brossurato della Primo Carnera, c'è tutta la grinta iniziale di un autore che negli anni si sarebbe imposto come uno dei migliori nel panorama del fumetto italiano; un vero camaleonte artistico, capace di stupire disegnando storie con i personaggi più popolari del fumetto nostrano e arrivando a vertici tecnici altissimi, come nella storia Miracoli scritta da Massimo Semerano in cui Palumbo realizza delle vignette degne di un vero fuoriclasse.
Una classe che Giuseppe Palumbo ha sempre dimostrato, in un percorso intrapreso fin da giovanissimo e che tutt'oggi continua grazie a una costante ricerca di nuove soluzioni artistiche.
Ma credo che l'intraprendenza con cui l'autore realizzò questo primo ciclo di storie di Ramarro rimanga unica nel panorama del fumetto italiano; quella magia artistica, quella fermezza che a soli ventidue anni lo portò a disegnare come un collaudato professionista con anni di carriera alle spalle sarà, forse, difficile ricrearla.
Verrebbe da dire: C'era una volta il fumetto italiano... ma in realtà c'è ancora, grazie ad autori come Onofrio Catacchio, Sebastiano Vilella e altri che continuano a credere e ad amare il fumetto.
E come, naturalmente, Giuseppe Palumbo che, con alle spalle una carriera quasi trentennale, non smette mai di stupire e conserva ancora quella straordinaria energia che sprigionava in quelle mitiche tavole del suo personaggio più amato.
Lo sguardo malefico di Ramarro

Curiosità

La prima apparizione di Ramarro risale ad una short story intitolata Tosca la mosca, pubblicata sulla rivista Tempi Supplementari.
Le avventure contenute nel volume consigliato furono tutte pubblicate sulla rivista Frigidaire dal 1986 al 1989 ad eccezione della prima avventura, Il mio nome è Ramarro, pubblicata sulla rivista Tempi Supplementari.
Giuseppe Palumbo tornò a disegnare Ramarro su testi di Daniele Brolli con le storie Seconda pelle e Doppelganger entrambe pubblicate nel 1992 dalla rivista Cyborg. Mentre nel 1994 il personaggio ritorna in Ramarro nell'inframondo e nella miniserie di quattro numeri Terre desolate disegnata da Maurizio Rosenzweig.

Edizione Consigliata

Di certo non eccelsa, visti i limiti della stampa negli anni '80, ma al momento è l'unica che raccoglie questo primo ciclo di storie di Ramarro.
Introduzione al volume consigliato di Giuseppe R. Ferri.

Altre edizioni

Come dicevo al momento nessuna e sarebbe ora di dedicare una bella edizione a questo surreale personaggio del fumetto italiano. Imperdibile comunque anche il secondo volume sempre di Primo Carnera Edizioni, Ramarro 2, pubblicato nel 1991 in cui è possibile ammirare altre storie di Ramarro.

La storia La vergine della tempesta è stata pubblicata nel volume n. 28 della collana 100 anni del fumetto italiano pubblicato nel 2010 in allegato al Corriere della Sera.  
Da sinistra: il volume Ramarro 2 pubblicato da Primo Carnera.
A destra: il volume 100 anni del fumetto italiano.

2 commenti:

  1. Sì, Palumbo è un vero fenomeno. Tanto più che non ha nemmeno avuto una formazione artistica, essendo un archeologo! Tanto per fare il precisino ti ricordo che il suo esordio (fatti salvi passaggi sulla pagina della posta di Eureka) avvenne addirittura prima, su Totem intorno al numero 35. Come vincitore di un concorso per aspiranti fumettisti, ma comunque pagato e nemmeno poco per l'epoca (e forse nemmeno per oggi...).
    Ti confesso che non ho ricordi della stampa "non eccelsa" degli anni '80: il secondo volume di Ramarro non era stampato su carta patinata ma mi sembra che i problemi finissero lì, altro che gli scempi che si vedono oggi. Ma dovrei andare a rivedermi quei volumi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il secondo volume è meglio del primo a livello di stampa... il primo, nonostante il fascino di quei brossurati che adoro, ha qualche pecca tipo qualche fuori squadro del colore ma ripeto abbastanza normale visto il periodo. Ma intendiamoci: un volume assolutamente bello:)
      Si l'esordio su Totem fu nel 1984 nella rubrica nuovi autori con una storia che come tratto ricordava vagamente Andrea Pazienza. Poi sempre in quell'anno venne invitato dal gruppo di Zio Feininger... il resto è storia.

      Un caro saluto Luca e grazie come sempre.

      Elimina

I testi apparsi su "Avventure di carta" sono tutti scritti da Ned (Nedeljko Bajalica) e possono essere pubblicati anche altrove, con la raccomandazione di citare la fonte e gli autori!

Le immagini sono qui inserite al solo scopo di documentazione e sono © degli aventi diritto.